Immagini che "parlano". Contributi numismatici alla ricostruzione della civiltà brettia morepublished in "Convegno di Studi Parlangeliani su Storia Politica e Storia Linguistica dell'Italia Meridionale", "Atti Accademia Pelritana - Classe di Lettere etc.", suppl. 1, LXXVI, 2000. |
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B. CARROCCIO
Immagini che "parlano". Contributi numismatici
alia ricostruzione della civilta brettia
Estratto da
ATTI DELLA ACCADEMIA PELORITANA DEI PERICOLANTI
CLASSE DI LETTERE, FILOSOFIA E BELLE ART!
Supplement n. 1 - VOL. LXXVI (2000)
CONVEGNO INTERNAZIONALE
DI STUD1 PARLANGELIANI
su
STORIA POLITICA E STORIA LINGUISTICA
DELL ITALIA MERIDIONALE
Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2003
Benedetto Carroccio
Immagini che 'parlano'
Contributi numismatici alia ricostruzione del la civilta brettia*
La storia e civilta dei Brettii, dopo il volumetto scritto da O. Parlangeli e
A. De Franciscis1, e stata fatta oggetto di numerosi studi a carattere sia gene-
rale che particolare o settoriale2. Da essi e emersa la consapevolezza - espli-
* La prescnte comunicazione vuole fornire una informazione prcliminare su alcuni ri-
sultati dclla riccrca posldottorato in Archeologia sulle monetazioni ciell"Italia ccntromeridio-
nale tra il 338 e il 203 a.C. attualmcnte in corso di realizzazione ad opera dello scrivente.
sotto il coordinamento della prof.ssa M. Caccamo Caltabiano. ncll'ambito delle attivita di ri-
ccrca sull'iconografia monctale promosse dalla cattedra di Numismatica Greca e romana dcl-
l'Universita di Messina.
1 o. Parlangeli-A. De Franciscis, Gli Italici nel Bruzio nei documenti epigrafici, Na-
poli 1960.
2 Citeremo fra i principali. a carattere generale: RG. Guzzo, il territorio dei Bntttii, in
Societa romana e produzione schiavistica, (A. Giardina-A. Schiavone edd.), Roma-Bari 1981,
115-135; Id., / Brettii, storia e archeologia della Calabria preromana. Milano 1989 (cui si
rimanda per una bibliografia piu dettagliata). Ed i contributi in Brettii, Greet e Romani. Atti
del V Congresso storico calabrese, Cosenza 1973, Roma 1983; Storia della Calabria I. La
Calabria antica, (S. Settis ed.) I. Roma-Reggio Calabria 1987; II, Roma-Reggio Calabria
1994; Per un'identitd culturale dei Brettii, (R Poccetti ed.), Napoli 1988; / Brettii, Napoli
1990; / Brettii I. Cultura, lingua e documentazione storico-archeologica. Atti del I Corso Se-
minariale, Rossano 1992, (G. De Sensi Sestito ed.), Soveria Mannelli 1995. Tra quelli de-
dicati al solo ambito numismatico. ma dotati di un respiro generale, pur nelle differenti cro-
nologie proposte: F. Scheu, The earliest coins of the Bruttians, "NC" 15, 1955, 101-112;
Id., Bronze coins of the Bruttians, "NC" 1, 1961, 51-66; Id., Silver and Gold coins of the
Bruttians, "NC" 2, 1962,43-63; H. Pfeiler, Die Miinzprdgung der Bret tier, "JNG" 14, 1964,
7-50; M. Taliercio Mensitieri, Osservazioni sulla monetazione dei Brettii, in Per un'i-
dentitd..., cit., 225-242; Ead., Problemi inonetari di Hipponion e delle citta della Brettia tra
IV e III sec. a.C, in Crotone e la sua storia tra IV e 111 sec. a.C, Napoli 1993, 131-186;
Ead., Aspetti e problemi della monetazione del koindn dei Brettii, in / Brettii I. Cultura...,
cit., 127-151; E.A. Arslan, Monetazione aurea e argentea dei Brettii, Milano 1989; M. Cac-
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Benedetto Carroccio
citata anche da D. Falcone3 - che i dati di ciascuna categoria di fonti (lettera-
rie, linguistiche o archeologiche che siano), presi isolatamente, non sono suf-
ficient! a fornire un quadro sufficientemente completo ed equilibrate- dei di-
versi aspetti di molte civilta antiche, a causa della perdita presumibile della
maggior parte della documentazione originaria. Meno decisamente, con qual-
che recentissima lodevole eccezione4, e stata finora affermata la necessita di
superare questa situazione vagliando tali dati, per quanto lacunosi, insieme, e
unitamente ad ogni altro possibile contributo, considerando le specificita e po-
tenzialita di ciascuno.
L'apporto ricavabile dalle fonti numismatiche pud in specie rivelarsi di
grande validita, una volta che le si considerino non solo per datare i momenti
di autonomia o di evidenza strategico-militare o economica dei singoli centri3,
ma anche come documento dell'autostima di un popolo e delle autorita che lo
guidavano, e dell"immagine' che esso voleva dare di se stesso aU'esterno,
come anche tra i suoi componenti, per 1'efficacissimo tramite delle raffigura-
zioni poste su di esse.
Come hanno gia avuto modo di ricordare M. Caccamo Caltabiano e P. Ra-
dici Colace, le monete, documenti ufficiali rivestiti di un'aura sacrale gia nei
lemmi ad esse riferiti, in epoche non ancora caratterizzate dall'inflazione dei
messaggi visivi erano portatrici di un "linguaggio iconico" immediatamente
comprensibile dalle collettivita cui erano destinate6. Un 'discorso iconografico'
che - fatta salva la remota possibility dell'emersione di qualche nuova variante
o serie di limitata importanza - si puo generalmente ritenere giunto a noi nella
sua interezza, bastandoci un solo pezzo superstite per serie a documentarcene
l'esistenza e valenza.
camo Caltabiano, La rete relazionale dei Brettii riflessa nel documento monetale, in / Bret-
tii I. Culnira..., cit., 153-183.
3 Cfr. D. Falcone, La lingua dei Brettii: testimonialize archeologiche, in questi stessi
Atti.
4 Cfr. G. De Sens) Sestito, Tra I'Amato e il Savuto. I: Terina e il Lametino nel contesto
dell'Italia antica, Soveria Mannelli 1999. G. De Sensi Sestito-A. Zumbo, // territorio in eta
antica, in Tropea. Storia cultura economic!, (F. Mazza ed.), Soveria Mannelli 2000, 25-28.
5 E gia cosi possono dirci molto, cfr. il contributo di D. Castrizio, Emissioni monetali
di oppida oschi del Bruzio, in questi stessi Atti.
6 Cfr. M. Caccamo Caltabiano-P. Radici Colace, Dalla premoneta alia moneta. Les-
sico monetale greco tra semantica e ideologia. Pisa 1992, in particolare a 49-78; M. Cac-
camo Caltabiano, Immagini/parola: grammatica e sintassi di un lessico iconografico mo-
netale, in La 'parola' delle immagini e delle forme di scrittura, Pelorias 1, Messina 1998,
57-74; P. Radici Colace, Comunicare con le monete, in La 'parola'...cit., 75-91.
Immagini che 'parlano
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Di contro alia ricchezza di informazioni che se ne potrebbe trarre, sinora
un solo studio generate e stato dedicate, da M. Caccamo Caltabiano, all'ico-
nografia delle serie federali brettie, realizzate tra il 216 e il 203 a.C, limitata-
mente alle tracce in essa rinvenibili di rapporti intercorsi con altre potenze me-
diterranee7. Gli spunti interpretativi che offriro in questa sede - parte di una
ricerca piu generale tuttora in corso - partiranno percio dai risultati gia conse-
guiti da quel contributo.
Nelle suddette serie federali, e in particolare in quelle battute in metallo no-
bile, e stata infatti rilevata una frequente adozione di schemi figurativi com-
piutamente ellenistici, ricavati dalle monetazioni tolemaica, siracusana, dell'a-
rea epirota-macedone e destinati ad essere a loro volta variati e copiati dalle
monetazioni di altri centri e della stessa rivale Roma8.
Da esse e pero emersa anche l'attenzione a mantenere comunque un'auto-
nomia sostanziale dal potente alleato punico e dalle sue emissioni, e a piegare
le iconografie adottate all'esigenza di esprimere credenze e idee gia localmente
radicate.
Esemplare, nella sua funzione di eccezione che conferma la regola, e il caso
dell'hemidracma aurea con testa diademata di Herakles/Melqart imberbe, con
clava dietro il collo / Nike con palma, impugnante un fulmine, e incensiere,
conservatasi in un unico esemplare9 (fig. 1).
La derivazione del tipo di diritto dall'analoga testa imberbe posta, dal 221
a.C, su una serie dei Barcidi in Spagna (fig. 2), nella quale il Robinson aveva
visto un tentativo di assimilazione di Annibale con Herakles/Melqart10 coerente
col carattere quasi monarchico del suo dominio, e la rarita della moneta, hanno
fatto supporre alia Caltabiano che la sua produzione, iniziata nel 216 a.C, fosse
stata subito interrotta, non volendogli i Brettii riconoscere con essa un vero po-
tere "regale" su di loro".
La correttezza di questa interpretazione credo possa essere ancor piu chia-
7 M. Caccamo Caltabiano, La rete relazionale..., cit.
8 Ibidem, 154-160 e 164-168, soprattutto per quanto riguarda la derivazione iconografica
dalla monetazione brettia del tipo dei Dioscuri accollati a cavallo adottato, verso il 215/214
a.C, al rovescio dei primi denarii romani.
y Cfr. E.A. Arslan, op. cit., 26, VIII, 71-72; 94-98; 127. L'esemplare in questione e at-
tualmente conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
10 Cfr. E. S. G. Robinson, Carthaginian and other South Italian Coinages of the Second
Punic War, "NC" s. VII, 4, 1964, 54-62, in particolare a 55; Id., Punic coins of the ancient
Spain, Oxford 1956, 11-14.
" Cfr. M. Caccamo Caltabiano, La rete relazionale..., cit., 155-157.
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Benedetto Carroccio
ramente desunta considerando pure la rappresentazione al rovescio. Di essa
deve essere notata soprattutto l'inusualita dell'associazione alia Nike del fill-
mine (frequente attribute semmai, di Zeus), che e assolutamente priva di ri-
scontri in altri monumenti figurati12, con la sola eccezione di una monetina
bronzea battuta dalla filopunica Taranto in quegli stessi anni13 (fig. 3).
Tale associazione, realizzata variando il modello iniziale costituito dagli sta-
ted di Alessandro (nei quali Nike porta la corona)14, appare fortemente voluta
e significativamente ostentata attraverso le grandi dimensioni del fulmine ed il
modo col quale Nike, voltata verso lo spettatore, sembra mostrarcelo. Ancor
piu significativamente, nel bronzetto tarantino, Nike, piu di profilo, stende
un'altra mano sopra di esso, in un gesto che puo apparire di protezione o di
consacrazione. Ci sembra cioe che al centro dell'attenzione dell'incisore sia
piuttosto il fulmine che non la Nike. Perche?
Non e stata sinora considerata a questo riguardo la vecchia ipotesi per la quale
Amilcare, padre di Annibale, generale di venerata memoria, avrebbe derivato il
proprio soprannome "Barca" dal lemma semitico baraqlbrq, che nella sua persi-
stenza nell'Arabo e nell'Ebraico moderno significa proprio "fulmine"15. Una va-
lenza, questa, documentata, a quanto mi e dato da sapere16, anche nell'ambito ca-
naanita, mentre in quello punico sembra prevalere quella di "benedizione", forse
mediante un 'segno dal cielo' quale appunto il fulmine poteva essere.
Se effettivamente Amilcare fu inteso e glorificato dai suoi commilitoni e se-
guaci come un 'benedetto dal cielo', un 'fulmine' strumento delle potenze ce-
lesti, considerando la forte probability che i suoi figli, come nella nostra prassi
storiografica, fossero anche all'epoca definiti quali figli del "Barca", se ne po-
trebbe ricavare che le due monete in esame abbiano voluto fare un riferimento
diretto, augurale ed encomiastico alia persona di Annibale ancor piu spiccato di
12 Per. l'asscnza di altrc attestazioni di questa iconografia cfr. A. Goulaki-Voutira-A.
Moustaka-U. Grote, in LIMC VI, Ziirich-Miinchen 1992, 850-904, s.v. Nike.
13 Cfr. H. Pfeiler, art.cit., 29; Vlasto, 1798-1800, Thomsen ERC II, 368 ss. SNG Leip-
zig, Munchen 1993 n. 208. Vd. anche N.K. Rutter et al.. Historic! Numorun-Italy, London
2001, n. 993 (pi. 20).
14 Cfr. M. Caccamo Caltabiano, La rete relazionale..., cit., 156.
15 Cfr. a questo proposito T.H. Lenschau, in RE 7, 1912, col. 2303 s.v. Hamilkar, Wal-
bank, An Historical Commentary on Polybius, I, Oxford 1967. 119; S. Gsell, Histoire An-
cienne de I'Afrique du Nord, II, Paris 1921, 252, no. 7; M. Sznycer, in C. Nicolet (ed.),
Rome et la conquete du monde mediterraneen. II, Paris 1978. 553.
16 Ringrazio D. Ariel, L. Biti-Anat, C. Hoffman e D. Hoyos per le segnalazioni gcntil-
mente inviatemi in questo senso 'on line' per il tramite della mailing-list internazionale AN-
CIEN-L.
Immagini che 'parlano
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quanto non si fosse sinora pensato. L'hemidracma aurea brettia e la serie bron-
zea tarantina, figli immediati dell'entusiasmo seguito alia vittoria di Canne, vor-
rebbero cioe affermarci che la vittoria (Nike) arride al figlio del 'fulmine', e per-
cio 'fulmine' egli stesso, mostrato agli uomini come strumento di essa, cosi
come di Zeus, in virtu anche dell'assimilazione di Annibale, figlio del 'fulmine'
Amilcare, ad Herakles, figlio del 'signore del fulmine' Zeus17. Un'ipotesi sug-
gestiva, che va certo ulteriormente approfondita, ma che, spiegando ancor me-
glio il rapido ritiro dell'emissione con i suoi troppo smaccati riferimenti perso-
nali, ci sembra opportuno sottoporre comunque al dibattito scientifico.
Al di la del caso particolare offerto da questa serie, se vogliamo invece in-
dividuate le specificita della religiosita brettia, esse possono essere colte, all'in-
tenio della documentazione numismatica, gia nelle serie federali - nonostante la
loro ispirazione formale da altre monetazioni - nella presenza di alcuni tipi piu
originali, o privi di altre attestazioni, o ritornanti piu volte nelle emissioni, spesso
cronologicamente anteriori, dei singoli centri dell'area di influenza brettia.
II primo elemento da evidenziare e che la menzione epigrafica di una di-
vinita femminile "Ima", cioe "Profonda"18, oltre e insieme al possibile scon-
tato riferimento ctonio, trova un significativo parallelo nell'abbondante pre-
senza, nella monetazione, di simboli di fecondita variamente legati alle acque
sgorganti o emergenti dalle profondita della terra, e ai culti ad esse connessi.
Culti, come attesta anche la documentazione locrese19, cui erano spesso colle-
gati diversi riti di iniziazione e "passaggio di stato" praticati in santuari/ninfei
che, nella loro usuale collocazione extraurbana e di confine, erano fondamen-
tali ai fini della definizione e del rafforzamento deH'identita collettiva20.
Piu in particolare, va rilevata l'importanza - richiamata pure da D. Castri-
zio21 - della monetina bronzea con protome di toro androprosopo e TPAEZ /
17 Sulla complessa figura di Zeus rcsta semprc valida I'ampia monografia di A.B. Cook.
Zeus. A study in ancient religion, I-II. New York 1965. cui ora si aggiunge l'analisi della sua
iconografia realizzata da Aa.Vv.. in LIMC VIII. Zurich-Diisseldorf 1997", 310-399. s.v. Zeus.
18 Cfr. O. Pari.angeli-A. De Franciscis, op.tit., 25; D. Falc one, art. tit.
19 Cfr. Aa.Vv.. / ninfei di Locri Epizefiri. Architettura. Culti erotici. Sacralita (telle ac-
que. (F. Costabile ed.). Soveria Mannelli 1991. in particolare a. 58-62, 95-106. 125-137. 142-
144, 177-179, 209-215.
2(1 Sulla particolare funzione svolta a questo proposito dai diversi santuari cxtraurbani ncl
Mediterraneo ellenizzato, interessanti notazioni sono state rcccntcmente fomite da diversi tra
i relatori al XL Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2000). dedicato a uProblem
della chora coloniale dall'Occidente al Mar Nero". (Atti in corso di stampa).
21 Cfr. D. CASTRIZIO, art.cit.
252
Benedetto Carroccio
spiga e BPEIT {fig. 4), sulla quale ho gia avuto modo di soffermarmi22, og-
getto anche di altri contributi23 che hanno recentemente richiamato l'attenzione
sulle sue specificita, pur non essendo in realta essa del tutto inedita, essendone
da tempo noto un esemplare mal letto ed erroneamente attribuito alia zecca di
Brundisium o di Paestum24.
Questa moneta e particolarmente importante per la menzione in leggenda
del fiume Traente25 e perche tale menzione, evidentemente denominante il toro
androprosopo che vi e raffigurato, fuga i dubbi sollevati qualche tempo fa da
H.P. Isler sulla sua valenza di raffigurazione delle diverse divinita fluviali lo-
cali venerate nei centri da tali fiumi lambiti26.
Lasciando ai glottologi e agli etnologi il compito di dire una parola defini-
tiva, con la loro specifica competenza, sul significato del la leggenda BPEir
(se cioe debba costituire soltanto una diversa, meno ellenizzata, grafia del nome
dei Bretti, come avevo ipotizzato27, o se non si debba vedere in tale grafia an-
22 B. Carroccio, A proposito di due nuove emissioni del koinon brettio, in «Panorama
Numismatico» 101/1996, 8-9.
23 Cfr. F. De Luca, Una moneta Bruzia-Metapontina?, in "II Gazzettino Numismatico"
1974, 149-154; A. Talliano Grasso, La presenza brettia sul Traente attraverso nuovi do-
cumenti monetali. in / Brettii. Cultura..., cit., 197-205 (che per primo ha riconosciuto la leg-
genda del diritto e proposto una sua datazione nel 207-203 a.C); Id., Riflessioni sull'etno-
nimo dei Brettii, in "Aitna" 3, 1999, 181-190; P. Attianese, Una nuova zecca brettia?, in
«Panorama Numismatico» 96/1996, pp. 11-15 e in Akten XII. Intern. Numismatischer Kon-
gress Berlin 1997, I, Berlin 2000, 233-238; J. Morcom, Some South Italian Questions, in
Pour Dcnyse. Divertissements Numismatiques (S. Mani Hurter-C. Arnold-Biucchi edd.), Bern
2000, 159-163, in particolare a 159-161.
2J Cfr. a questo proposito F. Imhoof-Blumer, Fluji-und Meergbtter auf griechischen unci
romischen Miinzen, in "RSN" 1923, tav. I, 20 e G.K. Jenkins, The Coinage o/Gela, AMUGS
II. Berlin 1970, 169 c no. 65. Entrambi gli autori avevano erroneamente letto la leggenda
come BPEN.
25 Presso questo fiume, a detta di Diod. XII, 11, 1-2, era stata fondata una nuova Sibari
qualche tempo dopo la distruzione della prima. 1 pochi esemplari sopravvissuti di questa mo-
neta, significativamente, sono stati rinvenuti per la maggior parte nella contrada Cerasello di
Muraglie di Pietrapaola, non distante dal probabile letto dell'antico Traente.
26 Cfr. H.P. Isler, Acheloos. Eine Monographic, Bern 1970; Id., in L1MC, I, Zurich-Mun-
chen 1981, 12-36, s.v. Acheloos. L'autore crede piuttosto che il toro androprosopo debba es-
sere sempre identificato con I'acarnano Acheloo. Per una documentata confutazione di que-
sta ipotesi, che parte dall'analisi della prima attestazione numismatica del tipo neH'unico in-
cuso reggino e passa anche per l'esempio costituito dall'anzidetta monetina brettia, vd. ora
B. Carroccio, // toro androprosopo. la cicala e I'incuso reggino, in "NAC" 2000, 47-69.
27 Cfr. B. Carroccio, A proposito... cit., 8; S. Ferri, Esigenze archeologiche e rico-
struzione del testo IV, in "Studi Classici e Oricntali" I960, 161-178, O. Parlangeli-A. De
Inunagini che 'parlano'
253
che e persino una derivazione dal nome dei Frigi (Brigej) illirici, come e stato
recentemente proposto28), notero come il suddetto tipo si accompagni ad altre
presenze, nelle monetazioni brettie, di divinita maschili imberbi dotate di pic-
cole coma, interpretabili anch'esse come sacralizzazione simbolica dei corsi
d'acqua nella loro fase iniziale o primaverile di formazione29. Queste rappre-
sentazioni, che compaiono a Gela dal 480 ca. a.C. (fig. 5) e nelle monetazioni
greche d'Occidente sin dalla meta circa del V sec a.C, sono rilevabili, nell'eta
e nel contesto geografico in questione, innanzitutto nelle serie federali brettie,
negli argenti con testa di Nike / divinita cornuta stante che si incorona (talvolta
identificata col fiume Aisaros)3" {fig. 6) e nei bronzetti con testa maschile cor-
nuta coronata di canne / granchio31 (fig. 7), ma anche in emissioni bronzee di
Cosentia con testa similare con corona di canne o diademata / granchio32 (fig.
8), e di Hipponion con testa maschile cornuta e laureata / clava33 (fig. 9).
Franciscis, op.cit., e P.G. Guzzo, op.cit., 116 circa un possibile collegamento, a dire il vero
ormai improbabile, tra qucsta leggenda e il Vereko di alcuni bolli fittili, piu probabilmente
alludcnti ad una Vereia; Ibidem., 45 circa una possibile derivazione del loro etnonimo da un
mediterraneo *b(h)rend = "testa di ccrvo".
2S Da A. Talliano Grasso, Riflessioni..., cit., riprendendo quanto gia supposto da S.
FERRI, in Greci e Italici in Magna Grecia. Atti I CSMG, Taranto 1961, 260-262 e in Opit-
jcm/o, Firenze 1962, 597-598.
29 Cfr. B. Carroccio, // loro androprosopo.... cit., 58 e, per la particolare figura di Euthy-
mos, figlio-afflucnte del fiume Kaikinos rappresentato come toro androprosopo imberbe in
contrapposizione alia raffigurazione barbata del padre, F. Costabile, Culti e miti delle divi-
nita fluviali: Eutymos, il Kaikinos ed Acheloos, in Aa.Vv., / ninfei... cit., 195-226.
30 Cfr. E.A. Arslan, op. cit., 69-70, sulla base del precedente rappresentato da testine
cornute esplicitamente indicate come di Aisaros nelle serie argentee crotoniati tipo SNG Co-
penaghen nn. 1809-1812 e dell'assunto di una coniazione a crotonc di queste serie. Diver-
samente, R. Pera, Tipi dionisiaci in Sicilia e Magna Grecia, in «SHA» 15, 1986, 33-69 a
58. no.124 e 60, N.F. Parise, La monetazione dei Bretti, in Crotone..., cit., 187-196 a 190
e. tendenzialmente, M. Taliercio Mensitieri, Aspetti e problemi delta monetazione del koi-
non dei Brettii, in / Brettii I. Cultura..., cit., 127-151, a 140-141, pensano ad un Dionysos
Epiphios, che effettivamente puo essere dotato di due piccole corna, o taurokeros, sulla dif-
fusione del culto del quale vd. G. Camassa. / culti delle poleis italiote, in Storia del Mez-
zogiorno I, Salerno 1991. 477ss. Questa differente interpretazione sembra perd trovare un se-
rio ostacolo nella sostanziale unicita di una raffigurazione di queslo tipo in un ambiente 'oc-
cidcniale' che. avvezzo a rapprescntare frequentcmentc divinita fluviali cornute, in assenza
di una leggenda esplicativa, o di un attributo piu esplicito (come il tirso, il grappolo o la
pantera), non ne avrebbe potuto cogliere la diversita.
31 Cfr. SNG Miinchen nn. 1303-1304.
32 Cfr. BMC Italy, 141, n. 3
33 Cfr. M. Taliercio Mensitieri, Problemi..., cit., 143 e 184, che colloca la serie nel-
1'ultimo terzo del IV sec. a.C.
254
Benedetto Carroccio
A queste raffigurazioni possiamo aggiungere l'ancor piu significativa pre-
senza di tipi, simboli e, forse, leggende allusive ad una venerazione degli spec-
chi d'acqua dolce non corrente, o delle fonti propriamente dette, intese come
dotate di una natura prevalentemente femminile e, in parte, ctonia. In primo
luogo, il simbolo del granchio fluviale/palustre, presente solo in acque parti-
colarmente pure, riconoscibile nei tratti distintivi della sua specie e variamente
attestato in emissioni di piu zecche (Akragas, Alunzio, Argo, Brettii (figg. 6 e
10), Coo, Cosentia (fig. 8), Cirenaica, Crotone, Hipponion, Laos, Lesbos, Mas-
salia, Mozia, Mylasa, Nuceria, Petelia, Terina, Venusia) concentrate, almeno
per quanto riguarda le utilizzazioni come tipo principale, entro il territorio del-
l'odierna Calabria, in contesti talvolta precedenti lo stanziamento dei Brettii nei
singoli centri34.
Tale granchio, spesso travisato35 o inteso unicamente come stemma del-
Vethnos dei Brettii36, se tale fini forse col diventare veramente, lo divento solo
per il suo stretto collegamento con divinita acquatiche e lunari (come Arte-
mide37, o una figura indigena con essa poi assimilata) particolarmente venerate
presso di loro.
Collegamento, come ha avuto modo di mostrare G. De Sensi, facilitato da
un'abbondante presenza, in aree come il territorio di Terina, di grotte carsiche
unite o vicine a fonti termali sedi di pratiche cultuali38, e da persistenze di to-
34 Sullc diverse attestazioni numismatiche del tipo del granchio e sulla loro valenza cfr.
B. Carroccio. // Jtoxctuiog / Xiuvcrioc; xapxlvog nelle monete della Boexxia ellenizzata, in
"NAC" 25, 1996, 11-48.
35 Come clcmento specificante la "natura marina" del pcrsonaggio rappresentato in as-
sociazione con esso o simboleggiantc una presunta proiezionc marittima degli interessi com-
mercial! brettii, cfr. C. Biucchi. // sistema di tipi monetali a «coppie» dei Bruzi, in "NAC"
4, 1975, 73-81 a 81; P. Zancani Montuoro, Kossa/Cosa, in Brettii, Greci..., cit., 261-267
a 263; E.A. Arslan. op.cit., 53 e 68-69. Va pero ribadito che i granchi posti come tipo o
simbolo nelle monetazioni antiche presentano tutti gli elemcnti caratterizzanti la specie
Telphusa Fluviatilis, tipica appunto di ambienti d'acqua dolce. Cfr. B. Carroccio, //
Ttoxduioc;..., cit., 25-28.
36 Cfr. A. Evans, The «Horsemen» of Tarentum, in "NC" 1889, 110, no.137; K. Re-
gling, Terina, Berlin 1906, a 72, no.16; M. Taliercio Mensitieri, Problemi..., cit., 154-
155; Ead., Aspetli..., cit., 142
37 Sulla caratterizzazione lunare e di patrona della natura feconda e. spesso, selvaggia di
Artemide. soprattutto in alcune sue accezioni micrasiatiche (come la notissima Artemide Efe-
sia), e sul suo collegarsi al motivo del granchio cfr. P. E. Arias, in EAA I, Roma 1958, 689-
696, s.v. Artemide: j. Chevalier-A. Giieerbrant, Dizionario dei simboli. Milano 1986. 1,
102-103, s.v. Artemide (Diana): B. Carroccio. // rroxduiog..., cit., 26-27 nn. 70-71. e 41-42.
38 Cfr. G. De Sensi Sestito, op. cit., 20-21, 50-52, 121-143.
Immagini che 'parlano'
255
ponimi pregreci allusivi anche al granchio39, che sarebbe stato dunque all'ori-
gine della frequente adozione del detto granchio come tipo o simbolo mone-
tale e della sua particolare rappresentazione in fusione con una testa femminile
- alternata con una diversa testa di divinita fluviale maschile cornuta - al di-
ritto di piccole monete bronzee federali (fig. 10) che lo hanno anche per tipo
di rovescio40. Sembra cioe che il motivo del granchio, pur avendo un legame
preferenziale con divinita lunari-femminili, vista rindeterminatezza sessuale
propria del suo aspetto, abbia avuto una valenza di simbolo della fecondita ar-
recata dalle divinita acquatiche maggiormente generica di quella ricavabile
dalle rappresentazioni rigorosamente maschili (con piccole corna o come tori
androprosopi) dei corsi d'acqua corrente, o dalle raffigurazioni femminili (te-
ste di ninfe soprattutto) degli specchi d'acqua dolce, e quindi adatta ad asso-
ciazioni con entrambe.
L'attenzione dei monetieri brettii verso i culti di fecondita non sembra del
resto essersi esaurita nella sola frequente adozione delle iconografie del gran-
chio o della testina maschile con corna. Essa e ravvisabile anche nell'elevata
frequenza di altri motivi, spesso ben diffusi anche nel contesto greco coloniale,
pure interpretabili come allusivi alia fecondita.
E il caso, ad esempio, delle rappresentazioni della spiga, al rovescio della
gia citata monetina con rappresentazione del Traente, dell'aratro, nell'altra se-
rie con leggenda BPEir a noi nota (con probabile testa di cervo al diritto)41
(fig. 11) e delle rappresentazioni di Demetra velata, patrona delle messi, al di-
ritto di bronzetti di Petelia42(/?g. 12). Oppure, ad Hipponion, del tipo dell'anfora
(fig. 13), la cui funzione simbolica della fecondita acquatica e femminile43 mi
sembra preferibile rispetto alia sua tradizionale considerazione come allusione
ai traffici commerciali della polls44, visto che compare comunque anche in se-
39 Quali sarcbbero. per Tautrice, quelli contenenti la radice nap-lnep-, riferibile nci con-
testi (a volte anche letterari) in cui compare sia ai corsi d'acqua, sia alle vallate che li con-
tcngono, o ai granchi che li abitano, o alia stessa costellazione del Cancro. Cfr. G. Dr. Sensi
Sestito, op. cit., 39-55.
40 Su questa scrie cfr. B. Carroccio, // JTotduiog..., cit., 12-16, 41-42 anche per un rie-
pilogo delle intcrprctazioni prcccdentementc fornite.
41 Su questa serie, ancor piu rara della precedente, cfr. P. Attianese, art. cit.; B. Car-
roccio, A proposito... cit:, A. Talliano Grasso, Riflessioni..., cit., 182;
42 Sulle monete di Petelia, vd. il corpus di M. Caccamo Caltabiano, Una citta del Slid
tra Roma e Annibale. La monetazione di Petelia, Palermo 1977, che ha dimostrato la perti-
nenza di queste emissioni agli anni tra il 216/215 e il 204 a.C.
43 Cfr. J. Chevalier-A. Giieerbrant. op.cit., II, 532-533, s.v. Vaso.
44 Per la quale cfr. Ch. Vandermerscii, Monnaies et amphores commerciales a"Hippo-
256
Benedetto Carroccio
rie argentee e bronzee di Sibari II, Locri e Medma (fig. 14), associate negli ul-
timi due casi, ai simboli di fecondita particolarmente pregnanti del grappolo
d'uva e del chicco d'orzo45. E alia stessa stregua possiamo intendere pure di-
verse raffigurazioni riferibili ad Eracle (teste, per lo piu con leonte, al diritto di
monete di Crotone, Locri, Petelia (fig. 15) e Valentia; clava al rovescio di serie
di Crotone, Hipponion, Petelia (fig. 15) e Valentia), che sin dal V sec. a.C. aveva
acquisito anche la funzione di patrono della fecondita delle acque46.
Ma e anche e soprattutto il caso delle frequenti rappresentazioni di ninfe,
talvolta denominate in leggenda, come Pandina, a Terina (fig. 16) e Hippo-
nion47, che, al di la delle discordi interpretazioni sull'origine e il significato
stesso di questo nome (forse collegabile con Sivn/Sivoc, = turbine)48 - e della
nion. A propos d'une famille de conteneuers magno-grecs du IV Steele avant J.C., in "PdP"
40, 1985, 110-145; P.G. Guzzo, op.cit., 110; M. Taliercio Mensitieki, Problemi..., cit.,
135. II fatto che il vaso rappresentato sia identificabile con alcune categoric di anfore da tra-
sporto non inficia di per se una considerazione simbolico-religiosa del motivo. Gli incisori
avranno trovato naturale raffigurarlo con la conformazione tipica delle anfore di uso piu co-
mune nel particolare contesto in cui operavano.
45 Cfr., per la serie sibarita, CM. Kraay, The Coinage of Sybaris after 510, in "NC" 32,
1977, a 5; per le serie locresi, E. Pozzi Paolini, La monetazione di Locri, in Alti XVI CSMG
Taranto 1976, Napoli 1977, 217-301, a 271-273 e R. Fuda, Osservazioni sidla collezione
numismatica Scaglione e sulla monetazione di Locri Epizefiri, in "Klearchos" 22, 1980, 89
e tav. Ill, 2; per il bronzo di Medma, G. Gorini, Per uno studio della monetazione di Medma.
in "NAC" 14, 1985, 127-140 a 138 n. 11 e a tav. 1,13.
46 In quanto conquistatore del corno di Acheloo, fusosi, nella sua valcnza di apportatore
di prospcrita, con quello di Amalthcia. Cfr. B. Carroccio, // jtoTcquog..., cit., 29-31 e R. M.
Gais, Some Problems of River-God Iconography, in "AJA" 82, 1978, 355-370, in partico-
lare a 359-360, 367-368.
47 Sulle diverse rappresentazioni certe di Pandina, come figura femminile stante con co-
rona o caduceo a Hipponion. e come testa o divinita femminile alata seduta su cippo (sem-
pre che la collocazione al rovescio, in qucst'ultimo caso, della leggenda ordinariamente po-
sta al diritto mantenga la funzione di denominazione del soggetto rappresentato sul mede-
simo campo monetale) a Terina (in serie considerate anteriori a quelle di Hipponion), e sulla
possibility che una rapprcsentazione anepigrafe di divinita femminile stante in bronzetti di
Petelia possa essere identificata con Pandina per analogia con le raffigurazioni ipponiati, cfr.
M. Taliercio Mensitieri, Problemi..., cit., 144-145 e 156-157; T. Visser, in LIMC VII, Zii-
rich-Munchen 1994, 161-162, s.v. Pandina.
48 Ibidem, 161. Per una diversa sua interpretazione come derivato o collegabile a Panda.
nome spesso attribuito a Cererc nel mondo romano arcaico, e quindi per una pertinenza della
divinita ad un contesto proto-osco. cfr. J. Heurgon, / culti non greci della Magna Grecia.
in Le genti non greche della Magna Grecia. Atti XI CSMG Taranto 1971, Napoli 1972, 62.
Circa un'origine enotria o brcttia di questa divinita, cfr. G. Pugliese Carratelli, Sanniti,
Lucani, Brettii e Italioti dal secolo IV a.C, in Le genti non greche..., cit., a 49; Id., / Bret-
Hi, in Magna Grecia, Milano 1987, 281-304 a 285.
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recente proposta di una sua quasi identificazione con Terina e con la citata di-
vinita brettia con testa fusa col carapace del granchio49 - sembrano ribadirci
ulteriormente l'importanza acquisita presso le popolazioni dell'Italia meridio-
nale dai culti di divinita femminili ad un tempo acquatiche, ctonie, fecondanti,
protettrici e poliadi, spesso conosciute per la sola testimonianza delle loro rap-
presentazioni monetali.
Qualora si volesse uscire daH'ambito dei culti di fecondita, appare un po'
piu difficile distinguere le attestazioni numismatiche di culti piu autenticamente
autoctoni dalle raffigurazioni e attestazioni di piu spiccata derivazione greca50.
Vale comunque la pena di ricordare come la nota attestazione epigrafica di un
culto, o forse piu semplicemente di un'epiclesi, di Giove "Versore"51, cioe "che
volge in fuga i nemici / che modifica i destini della battaglia", pud trovare un
parallelo nelle sue frequenti rappresentazioni in atto di scagliare il fulmine -
tutte databili tra il 215 e il 205 a.C. circa - nelle monetine bronzee federali
brettie52 (fig. 17), in quelle dei Lucani, che da esse riprendono spesso i tip!53,
e in diverse serie di Petelia54. Per non parlare delle numerose attestazioni della
49 Cfr. G. De Sensi Sestito, op. cit., 143-148. Va rilcvato, a proposito del possibile col-
legamento/complementarieta di Pandina con la ninfa Terina, il particolare molto significa-
tive ricordato dall'autricc a 135, delle violente correnti di vento che secondo la tradizionc
popolarc battevano Taccesso della grotta 'Ntonimaria sul monte S. Elia, da lei identificata
come sede del culto di Terina.
50 Per una utile e informata messa in guardia dal rischio di csaltare in maniera soverchia
le persistenze e penetrazioni, nel contesto magnogreco, di tradizioni cultuali indigene, con-
dotta sulla base di una rivalutazione di fonti letterarie, a dir la verita, naturalmcnte elleno-
centrichc, selettive ed esaltanti la coesa "diversita' culturale dei Greci, cfr. G. Sfameni Ga-
sparro, Aspetli e problemi della vita religiosa nel Bruttium in eta greco-romana, in Cala-
bria cristiana. Societa Religione Cultura nel territorio della Diocesi di Oppido Mamertina-
Palmi, I (S. Leanza ed.), Soveria Mannelli 1999, 53-88.
51 Su questa particolare menzione, ad Hipponion, cfr. V.M. Lejeune, Phonologic osque
et graphic grecqite, in "REA" 72, 1970, a 275; P. Poccetti, Lingua e cultura dei Bretli, in
Per un'identitd...,cit., 11-158, in particolare a 25ss.; M. Taliercio Mensitieri, Problemi...,
cit., 145 e no. 91; D. Falcone, art. cit.; G. De Sensi Sestito-A. Zumbo, art. cit., 40-41.
52 Nominali con testa di Nike al diritto per i quali cfr. M. Taliercio Mensitieri, Aspetti
e problemi..., cit., 129, 139; M. Caccamo Caltabiano, La rete relazionale..., 173-175, cit.
53 Su queste emissioni e la loro caratterizzazione imitativa e secondaria rispetto all'e-
spcrienza monetalc brettia cfr. F. Scheu, The coinage of the Lucanians, in "NC" S.VII, 4,
1964, 65-73; E. S. G. Robinson, artxit., 62-63; H. Pfeiler, art.cit., 44-46; A. Stazio, Mo-
netazione dei Lucani, in «Arch. Stor. Calabria Lucania» 40. 1972, 91-105; M. Caccamo Cal-
tabiano, La rete relazionale..., cit., 165.
54 Monete di diverso valore nominale. databili tra il 215 e il 205 a.C. con teste di De-
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Benedetto Carroccio
testa del dio al diritto o del suo fulmine alato al rovescio, frequenti non solo
nel territorio dell'odierna Calabria (a Crotone, Locri, Nuceria e Valentia55) (fig.
18), ma un po' tra tutte le zecche battenti moneta durante la II guerra punica56.
Rappresentazioni dirette della lunare ed acquatica Artemis, spesso derivate
da modelli greci (in particolare siracusani), come anche del suo cane, di cre-
scenti lunari o del cervo, animale pure dotato di valenza di fecondita ad essa
connesso57, sono anche abbastanza frequenti, tra i Brettii (fig. 11), a Cosentia
(fig. 8), Crotone, Petelia, Reggio e Valentia. Ma anche a proposito di esse e
difficile stabilire quando e se vi si debba vedere uno 'specifico' brettio o indi-
gene di contro ad attestazioni certe di un'antichita del suo culto tra i Greci,
per esempio, di Reggio58.
Molti punti oscuri, o di incertezza interpretativa circa \a fades culturale, la
religiosita e l'iconografia brettia, al di la di questo nostro sforzo, rimangono
dunque certamente. Confidiamo comunque che l'avanzamento delle ricerche
numismatiche, iconografiche, archeologiche, toponomastiche e linguistiche,
portato avanti, con l'affinamento delle metodologie di analisi, in un clima di
dialogo e scambio dei dati e delle proposte avanzate da ciascuna quale quello
gia sperimentato a suo tempo da O. Parlangeli e A. De Franciscis, possa in fu-
turo contribuire ad un incremento delle nostre conoscenze piu consistente e
certo.
meter velata, o di Atena elmata, o di Zeus laurcato al diritto. per le quali cfr. M. Caccamo
Caltabiano, op. cit.
55 Sulle emission] di Valentia, realizzate nella prima fase di vita della colonia, cfr. M.
Taliercio Mensitieri, La monetazione di Valentia, Roma 1989. Un'analisi approfondita
delle emissioni bronzee di Locri, in particolare di quelle col tipo del fulmine, e stata recen-
tcmente effettuata da F. Doglio, la monetazione bronzea di Locri da Timoleonte ad Anni-
bale. tesi di laurca Univ. di Messina a.a. 1996/97, rel. M. Caccamo Caltabiano.
56 Numerose sono infatti le presenze, per lo piu abbinate, di questi due tipi in emissioni
di quegli anni pertinenti sia alle zecche sicilianc (di Agrigentum, Centuripae, Siracusa, Tyn-
daris e dei Sikeliotai) - sulle quali tornero prossimamente con una mia monografia - che a
quelle di altri rcgioni dell'Italia Meridionale.
57 Cfr. J. CHEVALIER-A. GheerbraNT, op.cit., I, 252-255, s.v. Cervo.
5X Sul culto di Artemis Phakelitis a Reggio, testimoniato gia da Tucidide, cfr. F. Cor-
dano, // culto di Artemis a Regium, in Sludi sulla Calabria antica, "PdP" 154-155, 1974,
86-90.
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