Tra Iconografia e Storia: aquile epirote o aquile monografiche nelle monetazioni magnogreche? more

published in "Miscellanea di Studi Storici Università della Calabria" XIV, 2007

Miscellanea_XIV_estratti:Miscellanea_XIV_estratti 30-03-2009 11:10 Pagina 3 Dipartimento di Storia Università della Calabria Miscellanea di studi storici Estratto dal n. XIV, 2007 B. CARROCCIO Tra Iconografia e Storia: aquile epirote o aquile tolemaiche nelle monetazioni magnogreche? Finito di stampare nel mese di novembre 2008 dalla Rubbettino Industrie Grafiche ed Editoriali per conto di Rubbettino Editore Srl 88049 Soveria Mannelli (Catanzaro) Rubbettino BENEDETTO CARROCCIO Tra Iconografia e Storia: aquile epirote o aquile tolemaiche nelle monetazioni magnogreche? Tra le circostanze che hanno favorito una forte sottovalutazione dell’importanza assunta dalla Megale Hellas nello scacchiere mediterraneo delle età tardoclassica ed ellenistica1, vanno annoverate le incertezze e imprecisioni rimaste, nonostante numerosi contribuiti anche recenti, sulla cronologia, il contesto e la funzione economica e propagandistica di molte sue monetazioni bronzee. In particolare, la nostra conoscenza delle emissioni di Lokroi Epizephyrioi resta tuttora affidata a pochi studi generali, o notazioni in monografie di più vasto respiro, che, lungi dall’essere esaustive, hanno fornito cronologie molto discordanti – dal 300 ca. a.C. alla II guerra punica – per alcune sue serie bronzee, caratterizzate al rovescio dal tipo dell’aquila stante su fulmine, ad ali aperte o chiuse, associato a diritti con teste di Zeus, di Athena elmata, di Persephone, o femminili velate (figg. 1-2, 14)2. Solo qualche saltuario cenno è stato fatto in essi al fatto che analoghe immagini di aquile su fulmine compaiono anche su serie di Thourioi (fig. 7) e dei Brettioi (fig. 8), entro l’attuale Calabria, e di molti altri centri dell’Italia me- 1 Cfr., e.g., le 42 pagine su 440 dedicate agli eventi siciliani e magnogreci successivi al 409 a.C. da MUSTI 19902. 2 Cfr. GIESECKE 1912, 106, 110 per una datazione tra il 319 e il 272 a.C.; HEAD 19112, 104, POZZI PAOLINI 1977, 284-285 e 291-298, POZZI PAOLINI 1979, 149-154, BARELLO 1992, 340-342 (con qualche distinguo) e RUTTER 2001, 181-183 (con cenni alla possibilità di cronologie più basse) per la datazione nel “300-268 a.C. e oltre”. Per cronologie durante la II guerra punica cfr. ROBINSON 1964, pl. VII, 2, 6, e MARCHETTI 1978, 446-451. 83 ridionale e della Sicilia, per le quali sono state spesso proposte cronologie similmente discordi, o esageratamente estese3. La particolare frequenza di questa tipologia è stata considerata parte di una più vasta influenza dell’Egitto tolemaico sui centri dell’Occidente ellenizzato, tra III e I sec. a.C.4, riconosciuta soprattutto per la Sicilia, in convegni e studi di questi ultimi anni5, man mano che monete, oggetti o immagini emerse dai depositi museali hanno palesato la loro origine o ispirazione egizia6. Non sono però mancati anche i distinguo di studiosi che hanno ridotto tale influenza ai soli casi eclatanti, ritenendo i rinvenimenti siciliani e calabresi di monete tolemaiche segni di sporadiche presenze di persone che avevano viaggiato7, e la comparsa di dei o tipi egizi in serie siciliane, italiote o brettie frutto di tendenze circoscritte alla corte di Ierone II (269-215 a.C.), o di una tarda mediazione siracusana o romana8, o di una più generica influenza culturale ellenistica. Quest’ultima posizione è stata fatta propria, nel 1995, anche da M. Taliercio proprio a proposito della comparsa nelle monetazioni magnogreche dell’aquila su fulmine, da lei intesa come di certa derivazione tolemaica solo se con testa retrospiciente9. La studiosa, riconoscendo in un altro studio un’aquila siffatta, non retrospiciente, al diritto di una serie bronzea coniata da Alessandro il Molosso nel corso della sua spedizione nel Bruzio del 334-330 a.C. (fig. 3)10, ha concordato col Franke nel postulare una origine epirota – legata al culto di Zeus Dodoneo –, e non tolemaica, di questo motivo, per la sua precedente comparsa sul “III gruppo” di serie a no3 Cfr. infatti, per le serie dei Brettii, SCHEU 1955 e SCHEU 1961 (tra gli anni di Pirro e la II guerra punica) con PFEILER 1964, MARCHETTI 1978, 457-463 e TALIERCIO MENSITIERI 1995a, 130-131, per una più credibile collocazione nei soli anni della II punica, oggi generalmente accettata, pur se talvolta coi dubbi espressi in ARSLAN 1989, 21. Per Thourioi, cfr. le cronologie alte ipotizzate da HEAD 19112, 88 (post 300 a.C.), ROBINSON 1964, 50 e RUTTER 2001, 155 (poche serie nel corso del III sec. a.C.) con le datazioni post 213 a.C. proposte da MARCHETTI 1978, 451-455. Per le altre zecche vd. infra, Tab. I e note 50-52, 55, 58-60. 4 Cfr. POZZI PAOLINI 1979, 153; CACCAMO CALTABIANO 1995a, 162-164. 5 Cfr., e. g., CACCAMO CALTABIANO 1995b; BONACASA 1999; BASILE – DI NATALE 2001; SFAMENI GASPARRO 1995. 6 Cfr. MANGANARO 1989; TRAVAGLINI 1995. 7 Cfr. MANGANARO 1989; MANGANARO 1999; TALIERCIO MENSITIERI 1995b, 358; contra, CARROCCIO 2001, 186-187. 8 Cfr. SFAMENI GASPARRO 1995, 148-149; SFAMENI GASPARRO 1999a, 371-380; SFAMENI GASPARRO 1999b, 87-88; TALIERCIO MENSITIERI 1995b, 367. 9 Ibidem, 359 e 363. 10 TALIERCIO MENSITIERI 2004, 402, tipo B e 406 (serie di 3,5 g ca. con al rovescio fulmine e Alexandrou tou Neoptolemou entro corona). Per una storia della sua spedizione, cfr. MELE 2003; DE SENSI SESTITO 2003. 84 me dei Molossi, datato dal medesimo autore nel 360 ca. a.C.11. Le due emissioni avrebbero cioè costituito le prime attestazioni di una tipologia che si sarebbe diffusa nelle monetazioni dell’Occidente ellenizzato in virtù degli stretti rapporti che Magna Grecia e Siracusa avrebbero continuato a mantenere con l’Epiro. Infatti, il Franke considerava epiroti anche i tipi della serie bronzea siracusana testa di Zeus Hellanios/Aquila su fulmine, che collocava negli anni dell’impresa siciliana di Pirro (278-276 a.C.) (fig. 6)12. In presenza di tesi tanto contrapposte, un contributo alla soluzione del dilemma circa l’origine e il significato politico-propagandistico, locale e sul piano dei rapporti interstatali, assunto da tale aquila nelle serie dell’Italia meridionale, può venire dall’analisi comparata e sintetica – ancora perfettibile – delle sue diverse occorrenze riassunta in Tab. I13. Un’analisi che, come proposto dagli ispiratori del progetto del Lexicon Iconographicum Numismaticae, deve tenere conto ad un tempo: – delle valenze religiose di cui l’aquila su fulmine sarebbe stata dotata; – del carattere ufficiale delle immagini monetali, sottratte all’inventiva dell’artista e piegate sempre alle esigenze propagandistiche delle autorità emittenti; – della rapidità colla quale in antico certe iconografie erano in grado di diffondersi; – dei contesti territoriali e storico-politici di ciascuna emissione14. L’aquila, infatti, regina degli uccelli già connessa al mito mesopotamico di Etana, o (mutata in falco per maggiore dimestichezza con esso) all’egizio Horus, nei contesti iconici antichi e in quelli greci assume molto presto il significato primario di simbolo epifanico – o di potente compagno e messaggero – del re celeste e padre degli dei, Zeus, sui cui occhi sola posa il suo sguardo15; Cfr. FRANKE 1961, 85-106. Ibidem, I, 265-275. Similmente, SICILIANO 1989, 168 no. 13 ha inteso l’aquila posta su serie peuceti come di influenza epirota. 13 A tali dati possono essere aggiunte le attestazioni del medesimo tipo presso la zecca centroitalica di Alba Fucens (ad ali aperte, o ali chiuse, o ali chiuse retrospiciente in oboli AR con testa di Minerva al diritto collocati nel 280-260 a.C. Cfr. CAMPANA 1994a e RUTTER 2001, 42 nn. 241 e 243-244) non pertinenti all’ambito territoriale qui esaminato, ma parte coeva di un medesimo fenomeno culturale. Numerose altre serie coeve, di queste e altre zecche, sono caratterizzate da tipi analoghi senza fulmine, o con fulmine non chiaramente visibile. Per una visione più generale del fenomeno, cfr. IMHOOF-BLUMER - KELLER 1889, taff. IV-V, e BERNHARD 1936. 14 Per una definizione delle specificità comunicative delle immagini monetali antiche e del metodo di analisi delle stesse nel loro reciproco interrelarsi alla base del progetto di un L.I.N, vd. e.g., CACCAMO CALTABIANO 1998a; TRAVAINI-BOLIS 2004; CACCAMO CALTABIANO 2004a; CACCAMO CALTABIANO-CASTRIZIO-PUGLISI 2005. 15 Cfr. BIEDERMANN 1991, 39-43, s.v. Aquila, e 179-180, s.v. Falco; CHEVALIER-GHEERBRANT 1986, I, 80-85, s.v. Aquila, e 433, s.v. Falco; PARROT 2005a, 208; PARROT 2005b, 263. 11 12 85 Zecca CAPUA “ “ “ “ CAELIA GRAXA “ “ “ “ LARINUM ORRA “ “ “ RUBI STYRNIOI TARAS “ “ TEATE VENUSIA LOYKANOI THOURIOI BRETTIOI “ “ KROTON HIPPONION ? LOKROI “ “ AKRAGAS “ “ “ MAMERTINI “ “ PANORMUS Regione Campania “ “ “ “ Apulia Apulia “ “ “ “ Apulia Apulia “ “ “ Apulia Apulia Apulia “ “ Apulia Apulia Lucania Lucania Bruttium “ “ Bruttium Bruttium Bruttium “ “ Sicilia “ “ “ Sicilia “ “ Sicilia Tipo di aquila Ali aperte. Ali aperte retrosp. Ali chiuse? Ali aperte Ali aperte Ali chiuse Ali aperte Ali chiuse 2 ad Ali chiuse 2 ad Ali chiuse Ali chiuse Ali aperte Ali chiuse Ali chiuse retrosp. Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte retrosp. Ali chiuse retrosp. Ali aperte ? Ali chiuse Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte retrosp. Sull’altra faccia t. Zeus/Iuppiter t. Zeus/Iuppiter t. Minerva elmata t. Zeus/Iuppiter t. Zeus/Iuppiter t. Athena elmata conchiglia conchiglia t. Zeus t. Zeus t. Zeus t. Zeus/Iuppiter Cronologia 216-211 a.C. 216-215 a.C. 215-211 a.C. 215-211 a.C. 211 a.C. 220-150 a.C.? Metallo-Nominale AR didrammo AE sextans AE AE as/semis AE semis? AE uncia? 250-II sec. a.C. AE 250-II sec. a.C. AE Post 211 a.C. Post 204 a.C. Post 204 a.C. 213-208 a.C. AE sextans ? AE quadrans AE sextans AE triens AE AE AE quincunx AE triens AE AE AV statere AV ? statere AV 1/12 statere AE nummus AE quincunx AE 8 g AE 19 g AR hemidracma AE 11 e 9 g AE 9 g AR statere rid. AE 10-16 g t. pileata Dioskouros ? 250-225 a.C.? t. pileata Dioskouros ? 250-225 a.C.? t. Athena elmata t. Athena elmata t. Zeus conchiglia t. Zeus t. Apollon t. Apollon t. Zeus/Iuppiter t. Zeus/Iuppiter t. Zeus t. Zeus t. Athena elmata t. Zeus t. Zeus tripode t. Zeus t. Persephone t. Athena elmata t. Zeus t. Zeus t. Zeus t. Zeus t. Ares t. Zeus t. Herakles t. Zeus Post 208 a.C. Post 208 a.C. 300-225 a.C.? 220-190 a.C.? 280 ca. a.C. 280 ca. a.C. 280 ca. a.C. 215-211 a.C. Post211 a.C. 209-207 a.C. Post 216 a.C. Post 216 a.C. 216-211? a.C. Post 211? a.C. 280-277 a.C. Post 216 a.C. IV-III sec. a.C. AE 5 g II metà III sec. AE 8-9 g? II metà III sec. AE 12-16 g 213-210 a.C. 213-210 a.C. 213-212? a.C. 207-200 a.C. 264-241 a.C. 264-241 a.C. 264-241 a.C. 208-200 AR dracma AR hemidracma AE AE AE 17 e 8 g AE 4 g AE 10 g AE (continua) Ali aperte, frontale t. Zeus 86 Zecca PANORMUS PETRA ““ ROMA (LOCALI) “ SYRAKOUSAI “ “ “ TAUROMENION TYNDARIS Regione Sicilia Sicilia “ Sicilia “ Sicilia “ “ “ Sicilia Sicilia Tipo di aquila Ali chiuse retrosp. Ali aperte Ali aperte retrosp. Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali aperte Ali chiuse Ali aperte Ali aperte Ali aperte Sull’altra faccia t. Zeus t. Herakles t. Minerva elmata t. Mars? elmato t. Zeus t. Giano t. Zeus t. Herakles t. Gelone II t. Zeus t. Zeus t. Zeus Cronologia 204-200? 213-200 260-250? a.C. 215/214 a.C. 208?-200 190 ca. ? 283?-279 a.C. 283?-279 a.C. 217-214 a.C. 214-200? a.C. 211-208 a.C. 209-200 a.C. Metallo-Nominale AE AE AE AV (3 nominali) AE AE as AE AE AR nomos ? AE AE tetras AE ROMA IN SICILIA Sicilia Tab. I - Distribuzione del tipo dell’aquila su fulmine tra Sicilia e Magna Grecia (Ar = argento; Au = oro; Ae = bronzo). ma anche il significato traslato di segno di una regalità intesa come pienezza di poteri conoscitivi e operativi, trasposizione terrena di quelli di Zeus, ricevuti da lui, o da un padre che ne è immagine16. È in virtù di tali valenze, della diffusione del culto di Zeus Olimpio, ma anche di una sua connessione col culto delfico17, che l’aquila appare frequentemente nelle monete magnogreche e siceliote sin dall’età tardoarcaica, con serie di Akragas e incusi di Kroton posti a cavallo tra VI e V sec. a.C. Le sue prime raffigurazioni retrospicienti risalgono già all’età classica, nella quale è spesso rappresentata, oltre che stante o in volo, nell’atto di ghermire, sollevare o appoggiarsi su una preda, per simboleggiare anche la potenza e la capacità protettrice dell’autorità emittente, che sconfigge e volge al meglio ogni situazione di morte18. A Roma, nelle età repubblicana e, ancor di più, imperiale, l’aquila è insegna protettrice delle legioni, simbolo dell’onnipotenza e onniscienza dell’autorità suprema, e con queste valenze viene successivamente assunta, a 16 CHEVALIER-GHEERBRANT 1986, 82-84. Cfr. HERMARY 1978, per un’interpretazione in questo senso della sua frequente comparsa in pitture vascolari del VI sec. a.C.; CACCAMO CALTABIANO 2004a, 19-20. 17 Cfr. Pynd. Pyth. IV, 8; Plut. De def. Orac., 409. Due aquile, mandate da Zeus a cercare il centro del mondo, si fermarono sulla verticale dell’omphalos delfico, che avrebbe serbato memoria di ciò adornandosi di una loro immagine aurea. 18 Cfr. per Akragas le onkiai con aquila retrospiciente su pesce/Granchio tipo SNG München nn. 147-148 (425/20-416 ca. a.C.) o gli hemilitra testa di Akragas/Aquila retrosp. su capitello tipo SNG Copenaghen n.93 (415-406 a.C.). Nonché CUTRUFELLO 2004; BIEDERMANN 1991, 40, s.v. Aquila. 87 volte nella versione bicipite, che esalta ancor di più l’idea dell’onniscienza, da regimi, governi o ideologie con analoghe mire universaliste, assolutiste o totalitarie, a partire da Bizantini, Turchi Selgiuchidi e Hohenstaufen, fino agli Asburgo, Romanov, Bonaparte, Hohenzollern, Savoia, alla Massoneria, al Fascismo e al Nazismo19. Il fulmine, associato ad essa anche come simbolo distinto, o tipo posto sull’altra faccia della moneta, è strumento terribile della volontà di Zeus (e talvolta di divinità femminili guerriere e protettrici come Athena20 o Artemis21) e immagine della forza e capacità coercitiva del potere politico-militare derivata e benedetta dal padre degli dei22. Unito al nome del basileus nelle serie del Molosso, di Alessandro Magno, nonché, in Occidente, di Agatocle, Pirro e Ieronimo, e posto sul trono/seggio d’onore (diphros) in una serie di Seleucia dal forte simbolismo23, esso è anche all’origine dei cognomina Keraunos e Baraq/Barca assunti dal Tolemeo figlio primogenito del Soter – che conquistò e tenne la Macedonia tra il 280 e il 279 a.C.24 –, dal cartaginese Amilcare e, forse, dal figlio di questi, Annibale25 . L’aquila su fulmine fonde e rafforza la valenza dei due motivi, come simbolo dell’autorità e della potenza protettrice dello stato fondate, per grazia divina, sulla forza militare, più di quanto si sarebbe potuto ricavare affiancandoli distinti sulle due facce della moneta o nel medesimo campo monetale26. 19 Ibidem, 41-42; CACCAMO CALTABIANO 2004a, 19; CHEVALIER – GHEERBRANT 1986, I, 85, s.v. Aquila a due teste. 20 Basti pensare al suo comparire tra le mani di Athena Alkidemos in alternanza con la lancia in una serie bronzea siracusana del 278-276 a.C. per la quale cfr. CARROCCIO 2004a, 83, 164-165, 259-261 e tav. XXVII, 52. 21 Nelle serie siracusane nelle quali è associato all’immagine di Artemis al D/ non si può escludere una sua connessione, oltre che coll’autorità statale (indicata nella prima serie come “Siracusani”, e solo successivamente identificata col nome del basileus Agatocle), anche col ruolo salvifico esplicitamente riconosciuto alla dea qualificata in leggenda come Soteira = “Salvatrice”, così come allo Zeus Eleutherios = “Liberatore” il cui nome pure è associato al fulmine in altre serie successive alla morte di Agatocle. Cfr. CARROCCIO 2004a, 163-164, 261. 22 Cfr. CHEVALIER - GHEERBRANT 1986, I, 469-472, s.v. Fulmine; BIEDERMANN 1991, 205-206, s.v. Fulmine. 23 Cfr. asta CNG 10/09/2001 n. 690; BMC, Galatia 271, 19 (AE e AR post 109/108 a.C.) e, sulla simbologia dei diversi seggi d’onore come simbolo di sovranità e superiore potestà, CARROCCIO 2008. 24 Cfr. MUSTI 19902, 729; BENGSTON 19892, 163-164. 25 Cfr. CARROCCIO 2003, 249-251. 26 I due motivi distinti erano stati posti nel medesimo campo monetale, ad esempio, già nei tetrantes siracusani con Zeus Eleutherios emessi nel 344-339 a.C., nei quali, però, l’aquila, meno evidente, non era posta su tutti i conii. Cfr. CASTRIZIO 2000, 29-31 e 66-69. 88 La data e l’ambito storico-politico e geografico d’introduzione di questo tipo nella monetazione appaiono però molto meno certi di quanto supposto dai sostenitori della sua origine epirotica. In realtà, l’aquila su fulmine sembra comparire per la prima volta, già retrospiciente, insieme alla testa di Aleuas, antenato di diversi egemoni, in una serie di Larissa a suo tempo datata al 370-360 a.C. (fig. 4)27, ma intesa dalla Sordi come battuta dal Grande Alessandro – che l’avrebbe adottata anche in sue serie macedoni28 – quando venne proclamato Tagos di Tessaglia, nel 336 a.C.29. Alessandro il Molosso non sembra invece essersi mai servito di questa specifica tipologia, dal momento che nella sua serie bronzea bruzia l’aquila si accompagna o poggia su una fronda, come in nominali crotoniati di VIV sec a.C.30, mentre il fulmine è posto sull’altra faccia monetale. La stessa serie dei Molossi con aquila su fulmine, in effetti, è stata ritenuta dal Franke anteriore alle serie del figlio di Neottolemo, e di Pirro, unicamente sulla base di considerazioni stilistiche e perché priva del nome del basileus regnante, che quei due stessi condottieri avevano però posto solo su emissioni battute fuori del loro territorio ancestrale. Nulla vieta, in realtà, che essa sia stata coniata più tardi, per influsso delle anzidette serie macedoni (e di altre con simili teste di Athena al diritto), durante il regno di quei deboli successori del figlio di Neottolemo, predecessori di Pirro, che non si azzardarono di porre il proprio nome sulle monete31. Ben più evidente e certa è stata invece l’adozione di tale aquila, già posta come simbolo secondario del governo di Tolemeo I nelle sue prime emissioni egizie a nome di Alessandro, come tipo fisso di R/ associato al suo ritratto con l’egida di Zeus, nell’oro e nell’argento (fig. 11), o alla testa di Zeus Ammon, nel bronzo (fig. 5), successivamente alla sua assunzione della basileia nel 306/305 a.C.32. La valenza simbolica conferitale fu tale da spingere alla sua ripresa costante, con ali chiuse o aperte, a volte Cfr. HEAD, 19112, 297-299; SELTMAN 19552, 161 (361 a. C.). Cfr. MØRKHOLM 1991, 44: tetradrammi con testa di Zeus al D/, coniati per pochi mesi nel 336 a.C., nonché dracme o frazioni (dioboli) con testa di Herakles al D/ e, nel caso dei dioboli, due aquile su fulmine al R/. 29 Cfr. SORDI 1956; MØRKHOLM 1991, 85, n. 202. 30 Stateri Ar con tripode al R/ tipo SNG ANS 339, 346 e 353-362. 31 Tra il 330 e il 296 a.C. il trono epirota fu tenuto, subendo una forte influenza macedone, nell’ordine, da Olimpiade, Aribba e Eacide insieme, da Neottolemo di Alessandro, da Alceta e Neottolemo insieme e da Pirro, prima da solo, poi con Neottolemo di Alessandro, quindi dal solo Neottolemo, infine nuovamente da Pirro. Cfr. MUSTI 19902, 720-722. 32 Cfr., e.g., MØRKHOLM 1991, 64 e 66. 27 28 89 con testa retrospiciente33, o come doppia aquila34, da parte di tutti i Tolemei. Solo successivamente a una così forte promozione essa venne adottata da un Pirro che, genero di Tolemeo I, gli doveva il ritorno sul trono e gli sarebbe stato alleato, nel 289/288 a.C., contro Demetrio35. Ma, ancora una volta, tale aquila non avrebbe caratterizzato le serie a suo nome, già ritenute coniate a Lokroi e in realtà siracusane36, quanto piuttosto due nominali aurei tarantini (fig. 9), e nomoi crotoniati di peso ridotto, fatti risalire agli anni della sua spedizione in Occidente (fig. 12)37. Il tipo, in realtà, sarebbe tornato per la prima volta in Epiro solo molto tempo dopo, con le emissioni del koinon epirota, coniate tra il 234-232 e il 168 a.C.38. Diversamente, invece, in Sicilia l’aquila su fulmine compare abbastanza presto nelle sopraccitate monete siracusane con Zeus Hellanios (fig. 6) e in quattro serie bronzee dei Mamertini di Messana con diverse divinità al diritto (fig. 15)39. La datazione della serie siracusana sotto Iceta (287-279 a.C.) – e quindi prima della presenza pirrica in Sicilia cui faceva riferimento il Franke – è ricavabile dal suo rinvenimento in tesoretti e strati di Agrigento e Gela precedenti le conquiste subite dai due centri nel 262 e, soprattutto, 282 ca. a.C.40. Le modalità di fattura e coniazione dei tondelli delle serie mamertine sono poi pienamente compatibili con una loro datazione, al più tardi, nel corso della I guerra punica (264-241 a.C.)41. In entrambi i casi, la derivazione stilistica dalle aquile poste sulle serie bronzee tolemaiche risulta evidente, e facilitata da una accoglienza e circolazione di Ibidem, nn. 301 e 317 (Tolemei II e IV). Ibidem, nn. 302 (AE di Tolemeo II, ma il tipo torna in stateri di Tolemeo IV, cfr SVORONOS 1904 pl. 36, 14-15). Per un’interpretazione politico-propagandistica di questo motivo, analogamente che per quello della doppia cornucopia, crf. CHARBONNEAUX 1957, 135-137. 35 Cfr. MUSTI 19902, 720-724. 36 Cfr., da ultimo, RUTTER 2001, 8 e 179, per l’attribuzione locrese; BORBA FLORENZANO 1992, nonché GUGLIANDOLO 1996 e CARROCCIO 2004a, 82-83, 261, per l’attribuzione a Siracusa. 37 Cfr. supra, Tab. I e RUTTER 2001, 102, nn. 983, 986 e 990. Sulla datazione e motivazione della riduzione ponderale degli stateri magnogreci, usualmente ricondotta a quel contesto bellico, cfr. TALIERCIO MENSITIERI 1989. 38 Dracme Ar con tipo entro corona di quercia e t. di Zeus Dodonaios al D/. Cfr. MØRKHOLM 1991, 152, n. 523. 39 Cfr. supra, Tab. I e CARROCCIO 2004a, 58-59 e tavv. X-XI, nn. 4-5 e 9-10. 40 Cfr. SCHUBRING 1873, 70; HOLLOWAY 1962, 6-15; CARROCCIO 2004a, 113; CARROCCIO 2005a. 41 Cfr. CACCAMO CALTABIANO 1993, 154; CARROCCIO 2004a, 123-124; CAROLLO - MORELLO 1999, 82-90, per una cronologia lievemente più alta, in accordo con SÄRSTRÖM 1940. 33 34 90 queste – per ovviare a una insufficiente produzione delle zecche occidentali negli anni dei Tolemei II e III – in contesti siciliani, bruzi, apuli, e nei tesoretti di Campana, del fiume Esaro e di S. Eufemia Vetere, che apparirebbe forse più consistente in una situazione di maggiore apertura agli studiosi delle raccolte sul territorio42. L’interesse dei Tolemei – non solo commerciale, ma anche di inserimento nel “grande gioco” di trame e relazioni che stava gradualmente portando allo scontro tutte le potenze dell’Occidente mediterraneo – emerge del resto con evidenza una volta che si considerino anche la philia stipulata con Roma nel 273 a.C.43, e la ripresa romana di modalità tolemaiche di seriazione delle monete con lettere greche doppie e – in bronzi battuti in Sicilia – del tipo dell’aquila retrospiciente (fig. 10) nel corso della I guerra punica44. Cruciale per questo avvicinamento diplomatico all’Occidente sarebbe stato il ruolo autonomo svolto, secondo alcune fonti e interpretazioni, dalla regina Arsinoe II45, ritratta, divinizzata, nell’oro tolemaico con un’iconografia successivamente ripresa dai Brettii46 e a Lokroi47, e onorata come Aphrodite Zephyritis e Lokris anche in questa città, divenuta, per il Mattingly, principale base di penetrazione tolemaica nell’Italia Meridionale48. Di contro a questi elementi, i tentativi, anche recenti, di mantenere datazioni alte e nel pieno III sec. a.C. per alcune serie locresi e magnogreche49, non hanno considerato a sufficienza che tali cronologie si erano originariamente fondate esclusivamente sull’accettazione di una datazione alta, ‘pliniana’, dell’introduzione del denarius romano nel 269 a.C. ormai non più seguita, e sulla presunzione di una anteriorità di quelle serie rispetto al denarius50. I rinvenimenti in strato di un numero estremamente limitato di esemplari delle serie locresi a Centocamere addotti a conferma di tali datazioni, per parte loro, non sembrano aver tenuto nel debito con42 Cfr. TALIERCIO MENSITIERI 1995a, 134 anche per una bibliografia relativa ai rinvenimenti sporadici noti, e SICILIANO 1987, 62-63 per presenze monetali egizie in una collezione di Vieste. 43 Cfr. Liv. Per. 14; Dio Cass. 10, fr. 41; Zon. 8,6; Dion. Hal. 20, 14; DE SENSI SESTITO 1995, 23-27. 44 Cfr. supra, Tab. I; FORABOSCHI 1987; TALIERCIO MENSITIERI 1995, 363-366; CARROCCIO 2004a, 67 n.1 e 185. 45 Cfr. Syll. I3, 434-435, 17; Callim. Coma Beren. vv. 54-57; Catull. Coma Beren. vv. 5457; BENGSTON 19892, 185 e 223. 46 Cfr. CACCAMO CALTABIANO 1995a, 158-162. 47 In una rarissima serie bronzea evidentemente ispirata al modello, per la quale cfr. POZZI PAOLINI 1979, 154. 48 Cfr. CACCAMO CALTABIANO 1995a, 161-162; MATTINGLY 1950. 49 Cfr. supra, nota 2. 50 Basi cronologiche esplicitamente richiamate in POZZI PAOLINI 1977, 297-298. 91 to la possibilità di intrusioni di esemplari estranei in stratigrafie spesso sconvolte dall’aratura, e la frequente tendenza a datare tali stratigrafie, e alcune delle classi ceramiche ad esse associate, congetturalmente, genericamente o, acriticamente, sulla base delle datazioni tradizionali delle monete rinvenute51. L’affinamento delle ricerche numismatiche di questi ultimi anni ha invece mostrato chiaramente come nei contesti occidentali le autorità statali non abbiano fatto ricorso all’emissione monetaria con continuità e per sostenere i commerci, come si è a lungo creduto (e in parte ancora si crede52) con un’ottica troppo ‘modernista’, bensì solo per rispondere ad esigenze di spesa e di erogazione di stipendi contingenti, inderogabili e non diversamente affrontabili. Esigenze quasi sempre connesse con eventi bellici. Conseguentemente, emissioni monetarie forti, consistenti, diffuse e insieme di breve durata sembrano riscontrabili solo per gli anni della II guerra punica, quando le esigenze di spesa divennero tanto massicce da scatenare una spirale inflattiva, espressasi ovunque con continue riduzioni degli standard ponderali dell’argento e, soprattutto, del bronzo53. L’analisi congiunta e incrociata di una miriade di dati di spesa, di circolazione, ponderali e di tecnica di coniazione, ricavabili dal frequente uso di segni di valore, dalle stesse monete e dalle fonti disponibili, ha permesso ormai di spegnere ogni residua diatriba intorno alla datazione di quei provvedimenti e delle specie monetarie romane introdotte in concomitanza con essi. Si è giunti così a collocare con precisione la riduzione quadrantale dello standard della libra bronzea nel 216 a.C., la sestantale nel 215/214 a.C., l’onciale nel 211 a.C., e l’adozione, sul piano pratico, della semionciale – già ri- 51 Cfr. BARELLO 1992, 341-342, 347-348, 353-354, 357-359; CARDOSA 1992, 60-61, 65, 67; BARRA BAGNASCO 1992, 31-34; PREACCO ANCONA 1992, 115 no.17-117, 123-124, 126, 150-159. Il “tesoretto” di Locri Marasà Sud 1986 è datato dal bronzo siracusano con toro cozzante del peso di 3 g nel decennio successivo non al “penultimo quinquennio del IV sec. a.C.”, ma al 289-285 a.C., quindi, sostanzialmente, in età pirrica, cfr. CARROCCIO 2004a, 81 n.36, 191, 194, 300. Sul problema della tendenza a datare gli strati archeologici e i reperti ceramici sulla base di datazioni incerte o obsolete delle monete rinvenute in associazione vd. anche CACCAMO CALTABIANO 2004b, 69-72; CARROCCIO 2004a, 105-107; CARROCCIO 2004b, 279-280. 52 Cfr., e.g., le datazioni alte proposte, a intermittenza, da RUTTER 2001, per svariate serie e zecche, nonostante le diverse cronologie proposte con ricchezza di argomenti da MARCHETTI 1978 e da altri autori, pur citati in bibliografia, per una scarsa considerazione del volume molto ridotto, incompatibile con una lunga durata, di queste emissioni. 53 Per un tentativo di ricostruzione della storia siciliana di queste riduzioni cfr. CARROCCIO 2004a, 267-278; CARROCCIO 2005b. 92 tenuta introdotta solo nell’89 a.C. – nel 205/204 a.C. Altre due riduzioni intermedie sono state inoltre identificate come introdotte di fatto nel 213 ca. a.C., la “sestantale ridotta”, e nel 208 ca. a.C., l’“onciale ridotta”54. A questa ricostruzione si collega a sua volta, fornendo ulteriori dati, il quadro delle serie prodotte dalle zecche locali allora coinvolte emerso a seguito delle analisi comparative di dati e indizi tecnici analoghi – e dei rapporti tra iconografie – prodotte nell’ultimo trentennio da P. Marchetti55, M. Caltabiano56, D. Castrizio57, F. Doglio58 e dal sottoscritto59, che, pur richiedendo ulteriori approfondimenti sulle emissioni meno studiate di Lokroi, Thourioi e, per il bronzo, dei Brettii, hanno comunque permesso di formulare cronologie più precise e attendibili anche per diverse serie col tipo dell’aquila su fulmine (vd. Tab. I). In tal modo, ci è ora possibile tentare di ricostruire e seguire con verosimiglianza il rapido dilagare in Occidente di quella che sembra essere stata una vera e propria “moda iconografica” diretta dall’alto60, diffusasi senza distinzioni tra l’ambito filopunico e quello filoromano, per la comune necessità e utilità di servirsi delle valenze di questo motivo senza abbandonarlo al campo nemico. Notiamo così che intorno al 217 e 216 a.C. il nostro tipo, ad ali chiuse – come è quasi sempre in associazione a ritratti regali –, ricompare per primo in serie argentee siracusane a nome del filopunico Gelone II, nelle quali lo stile e la distribuzione della leggenda e delle sigle mostrano una conoscenza diretta delle serie tolemaiche (fig.13)61. A brevissima distanza di tempo, il tipo viene fatto proprio dallo schieramento romano tra il 215 e il 214 a.C., nella situazione d’emergenza creatasi dopo Canne e in stretto collegamento con le prime emissioni denariali, per le 3 serie dell’ “oro marziale” varate in Sicilia (fig. 17)62, e dal 214/213 al 210 circa, in corrispondenza colle fasi sestantale ridotta e onciale piena, 54 Cfr. MARCHETTI 1978; CARROCCIO 2004a, 150-153, 156-161 anche per un riepilogo delle ragioni a favore di una collocazione della riduzione sestantale e dell’introduzione del denarius nel 215/214 a.C. piuttosto che nel 211 a.C. proposto in CRAWFORD 1974. 55 MARCHETTI 1978, 431-503. 56 Cfr. CACCAMO CALTABIANO 1985; CACCAMO CALTABIANO 1995a, 155, 158, 165; CACCAMO CALTABIANO 1998b. 57 CASTRIZIO 1995, 146-159. 58 DOGLIO 1997. 59 CARROCCIO 2001; CARROCCIO 2004a; CARROCCIO 2004b. 60 Cfr. CARROCCIO 2001, 186-190 e 198-199; CARROCCIO 2004a, 169-170, 184-191, 263. 61 Cfr. CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, 77, 81; CARROCCIO 2001, 188; CARROCCIO 2004a, 185, 263. 62 Cfr. CACCAMO CALTABIANO 1990. 93 cui rimandano i segni di valore, dalle emissioni bronzee di zecche ubicate presso le guarnigioni romane in Apulia, strategicamente essenziali, di Venusia (fig.16)63, Teate64, Caelia65 e Larinum66. Quasi contemporaneamente, tra il 213 e il 212 a.C., diverse zecche attivate, talvolta, sin dal 216 a.C. presso centri occupati dai Cartaginesi o passati dalla loro parte, adottando un proprio standard (salvo che nel caso di Capua – fig.19 –, che sembra ancora seguire le riduzioni romane67), varano anch’esse serie coll’aquila su fulmine associata, il più delle volte, alla testa di Zeus. Si tratta di serie pressoché coeve dei Brettioi, dei Lykanoi e di Thourioi adeguate alla riduzione di quello standard introdotta in quegli anni68, di Capua precedenti la riconquista romana del 211 a.C., ma anche di Akragas e Petra in Sicilia69 e, con ogni verosimiglianza, nonostante le datazioni alte sinora fornite, di Azetium (fig. 18)70 e, come vedremo, Lokroi. La graduale conquista romana dei diversi centri non sembra aver esaurito subito il fenomeno e dal 210 al 200 circa a.C., in corrispondenza con le fasi onciale ridotta e semionciale indicate dai segni di valore, il tipo è ancora utilizzato in Sicilia a Tauromenion, in Apulia a Graxa71 e Orra72, ma 63 Cfr. MARCHETTI 1978, 473-479; RUTTER 2001, 83, n. 720 (210-200 a.C.). 64 Cfr. MARCHETTI 1978, 479-482 e 485-486; RUTTER 2001, 81, n. 703 (225-200 a.C.). 65 Cfr. MARCHETTI 1978, 483 e 485; SICILIANO 1989, 170; RUTTER 2001, 87, n. 767 (220- 150 a.C., in contraddizione immotivata con gli stringenti argomenti metrologici e storici proposti dal Marchetti). 66 Cfr. MARCHETTI 1978, 484-485; CAMPANA 1994b, 260-263; RUTTER 2001, 75, n. 626 (210-175 a.C., vd. nota 64). 67 Cfr. HEURGON 1942, 209-231, in MARCHETTI 1978, 443-446; TALIERCIO MENSITIERI 1995a, 135; CAMPANA 1999. 68 TALIERCIO MENSITIERI 1995a, 129-130. 69 Cfr. CARROCCIO 2004a, 44-45, 67, 186-188. 70 Cfr. SICILIANO 1992 (post 281 a.C.); RUTTER 2001, 84, n. 728 (300-275 a.C.). 71 Per le sue serie, a volte d’incerta definizione metrologica per l’adozione di contromarche con segni di valore non chiari, cfr. SICILIANO - STAZIO - TRAVAGLINI 1993, 237-240 (III-II sec. a.C. il sextans Zeus/2 aquile sul fulmine contromarcato; II sec.-91 a.C. le altre serie); SICILIANO 1998; RUTTER 2001, 88, nn. 773-774 (250-225 a.C. la serie conchiglia/ aquila su fulmine; 210-150 a.C. le altre). 72 Cfr. SICILIANO - STAZIO - TRAVAGLINI 1993, 248-251 e TRAVAGLINI 1990 (addensamento serie nel II sec. a.C.); RUTTER 2001, 89, nn. 785-786 (250-225 a.C.) e 788-789 (210150 a.C.). L’esistenza ad Orra e Graxa di nominali da 5 unciae non è argomento di per sé sufficiente a postulare una divisione decimale dell’asse locale. Come l’esperienza siciliana insegna, il pezzo da 5 dodicesimi dell’unità superiore poteva essere introdotto anche per esigenze di cambio o per dare un valore nominale più elevato, a seguito di una riduzione, a un taglio ponderale e a tipi cui si era già avvezzi e a cui si attribuiva precedentemente un valore minore, e.g. da 3 o 4 unciae, Cfr. CARROCCIO 2005b, 85, 89-90. 94 anche, presumibilmente, in serie di Syrakousai73 e, in Apulia, di Styrnioi74, Rubi (fig. 20)75 e di nuovo Graxa e Orra, collegate a quelle con segni di valore, o del tutto analoghe tipologicamente. Infatti, le differenze stilistiche nel modo di rendere l’aquila, l’inclinazione del suo corpo e del collo o le proporzioni del fulmine, da una zecca all’altra, dovute anche alla diversa perizia degli incisori, per quanto rilevanti, non sono tali da non consentire di individuare forti analogie e somiglianze fra serie di diverse zecche italiche, magnogreche e siceliote, tali da far pensare talvolta a reciproche influenze e derivazioni e, di contro, a una conoscenza e comprensione del modello tolemaico più incerta76. È questo spesso il caso di serie come le locresi Atena/Aquila da cui siamo partiti, che F. Barello ha voluto ricollocare, seguendo lo schema tradizionale, fra il 300 e il 268 a.C., ma i cui tipi tornano a Orra, e in un bronzo mamertino77 e in una serie argentea brettia certamente pertinenti agli anni della II guerra punica78. La loro datazione alla II Punica è stata riproposta da F. Doglio anche sulla base dell’evoluzione subita dal modo di rendere il fulmine (sempre più slanciato), dell’adozione, tipica del periodo, del tondello troncoconico (realizzato per la prima volta dai Tolemei)79, e della presenza accanto all’aquila, a Lokroi (figg. 1-2) come tra i Brettii (fig. 8), di una cornucopia, posta per la prima volta in quella posizione in emissioni di Tolemeo III (247-221 a.C.)80, o della palma lemniscata (fig.14), auspicio di vittoria frequente tra le emissioni di quegli anni di guerra81. In conclusione, il fenomeno della diffusione dell’aquila su fulmine, sembra esser stato tanto impetuoso, coinvolgendo, durante la II Punica, 40 73 CARROCCIO 2004a, 64, 88, 91, 186-188. Incerte sono l’attribuzione alla zecca di Nakone in Sicilia, e l’aspetto dell’aquila, di una serie con t. maschile al diritto segnalata da HEAD 19112,159. 74 Cfr. SICILIANO - STAZIO - TRAVAGLINI 1993, 251-252 (tra III e II sec. a.C., per analogia con Graxa); RUTTER 2001, 92, n. 823 (250-210 a.C.). 75 Cfr. RUTTER 2001, 91 (300-225 a.C.). 76 Ciò risulta evidente in quei casi nei quali il fulmine non risulta sempre sufficientemente evidenziato, tanto da “sparire”, in alcuni conii, ad es. dei Lykanoi o di Akragas, dagli artigli dell’aquila. 77 Ibidem, 62 n. 39; CAROLLO - MORELLO 1999, 161: pentonkia con segni di valore riconducenti allo standard semionciale pieno (204-200 a.C.), la cui pessima conservazione non consente di vedere se sia presente il fulmine. 78 Cfr. E. ARSLAN 1989, 49, 59, 69, tav. XXII. 79 Cfr SÄRSTRÖM 1940, 21-23; MARCHETTI 1978, 488, 493, 500; MØRKHOLM 1991, 12; CARROCCIO 2004a, 124-126. 80 Cfr. MØRKHOLM 1991, 106. 81 Cfr. Cic. Rosc. Am. 35, 100; Steph. Byz. s.v. Lemniskous; CACCAMO CALTABIANOCARROCCIO-OTERI 1997, 97; CARROCCIO 2005c, 411-412 e 417, no. 36. 95 serie di 12 zecche magnogreche e almeno 7 zecche siciliane82, quanto unitario nei modi e nelle ragioni. La sua comune adozione fu facilitata dalla possibilità per ciascuno schieramento di sfruttarne la simbologia a proprio vantaggio, e – vista la concentrazione di attestazioni presso siti affacciati sulle coste ioniche, adriatiche e siciliane più facilmente raggiungibili dai navigli tolemaici – di richiamarsi così e con altre iconografie83 alla potenza mediterranea che, pur attenta alle sorti di Sicilia e Bruzio, in quegli anni seppe abilmente e attendisticamente eludere diverse richieste d’intervento, senza schierarsi apertamente con l’una o con l’altra parte84. Cfr. CARROCCIO 2004a, 184-188. Cfr. CARROCCIO 2001. Cfr. Liv. 24, 24-26; Polyb.7, 2, 2; DE SENSI SESTITO 1995, 56-57; CARROCCIO 2001, 198-199. 82 83 84 96 Bibliografia ARSLAN 1989: ARSLAN E.A., Monetazione aurea ed argentea dei Brettii, Milano 1989. BARELLO 1992: BARELLO F., Monete, in BARRA BAGNASCO M. (a cura di), Locri Epizefiri IV. Lo scavo di Marasà Sud. Il sacello tardo arcaico e la “casa dei leoni”, Firenze 1992, 337-359. BARRA BAGNASCO 1992: BARRA BAGNASCO M., Le strutture e la vita dell’area, in BARRA BAGNASCO M. (a cura di), Locri Epizefiri IV. Lo scavo di Marasà Sud. Il sacello tardo arcaico e la “casa dei leoni”, Firenze 1992, 6-53. BASILE - DI NATALE 2001: BASILE C. - DI NATALE A. (a cura di), La Sicilia antica nei suoi rapporti con l’Egitto. Atti Conv. Internaz. Siracusa 1999, Siracusa 2001. BENGSTON 19892: BENGSTON H., Storia greca. II. La Grecia ellenistica e romana, Bologna 19892. BERNHARD 1936: BERNHARD O., Der Adler auf griechischen und Römischen Münzen, “RSN” 26, 1936, 95-146. 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