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published in "Miscellanea Studi Storici Università Calabria" XV, 2008

Dipartimento di Storia Università della Calabria Miscellanea di studi storici Estratto dal n. XV, 2008 B. CARROCCIO Sulla valenza simbolica dei trampolieri nelle monetazioni antiche Rubbettino BENEDETTO CARROCCIO* Sulla valenza simbolica dei trampolieri nelle monetazioni antiche Abstract I trampolieri (aironi, gru, cicogne o ibis) posti su molte monetazioni greche, in particolare di Crotone, sono stati interpretati come riferimenti etimologici o simboli del paesaggio o di culti acquatici locali. Tuttavia, l’analisi della loro distribuzione e delle fonti letterarie, condotta secondo il metodo del Lexicon Iconographicum Numismaticae, rende preferibile una interpretazione simbolica come preannunziatori della volontà positiva degli dei con cui sono associati, in accordo, a Crotone, con le dottrine pitagoriche. The stilt-birds (herons, cranes, storks or ibises) represented on many Greek coinages, especially of Kroton, were interpreted as etymological references or symbols of local landscape or watery cults. Neverthless, the analysis of their distribution and literary sources carried out in accordance with the method of the Lexicon Iconographicum Numismaticae makes preferable a symbolic interpretation, as pre-announcement of the good will of the gods with which they are joined, in accordance, at Kroton, with the Pythagorean doctrines. Parole chiave: airone; cicogna; Caulonia; Crotone; culti; gru; ibis; iconografia; monetazione; trampoliere; Pythagoras. * Il presente studio, passibile di ulteriori sviluppi, trae origine dalla mia collaborazione a due più vasti progetti di ricerca, cofinanziati dal MIUR (2003), dedicati a “L’immaginario del potere e il Lexicon Iconographicum Numismaticae”, coordinatrice M. Caccamo Caltabiano (Univ. di Messina), e a “Cultura medica, pratiche terapeutiche e culti salutiferi in Magna Grecia dall’Ellenismo alla Tarda Antichità”, coordinatrice locale G. De Sensi Sestito (Univ. della Calabria). 7 Key words: coinage; crane; cults; heron; ibis; iconography; Kaulonia; Kroton; Pythagoras; stilt-bird; stork. In un piccolo contributo edito pochi anni fa, A. Cahn, volgendo la sua attenzione al motivo accessorio del trampoliere – identificato come cicogna – posto a fianco del tipo principale del tripode su buona parte degli stateri “incusi” e poi a doppio rilievo di Crotone (figg. 1-3), lo ha interpretato come simbolo “parlante” etimologicamente allusivo alla città, che avrebbe tratto il proprio nome dallo “strepitare” (in Gr. krotšw) dei becchi ritmicamente battuti dalla cicogne stazionanti nei suoi dintorni1. Tale ipotesi si riallacciava al particolare ruolo svolto – e noto in antico – dai tipi monetali costanti di alcune città greche che, piuttosto che raffigurare divinità protettrici, si erano affidate ad essi per denotarsi in termini identitari, in virtù della omofonia che li collegava al proprio nome (la foca a Focea, la rosa a Rodi, la foglia di sedano selvatico – selinon – a Selinunte etc.). Al di là della sporadicità con la quale si ricorse a questi “tipi parlanti”, l’ipotesi del Cahn appare però poco attendibile anche per altri motivi. In primo luogo perché, a differenza di essi, il trampoliere sulla monetazione crotoniate appare sempre in posizione subordinata rispetto al tripode, tipo principale e vero episemon della città. In secondo luogo, perché lungi dal costituire una costante, esso sembra alternarsi con un granchio nella medesima epoca, posizione e funzione, come segno distintivo, per A. Stazio, di una tra due officine monetali, attivate parallelamente prima della fine del VI sec. a.C.2. L’interpretazione dello Stazio sembra confermata dagli indizi di coniazioni parallele rilevati per altre monetazioni incuse che, se confermati, le indicherebbero come varate non prima del 525 ca. a.C., sotto il forte influsso politico-ideologico del pitagorismo3. Essa, però, non contraddice necessariamente l’idea sottesa all’ipotesi di Cahn, di immagini monetali secondarie scelte per il loro valore simbolico anche se usate come segni di controllo. La più recente riflessione iconologica sulle monete antiche è infatti giunta alla conclusione che l’ufficialità e sacralità loro connaturate conferirono a tutte le immagini poste su di esse una funzione comunicativa delle istanze identitarie delle autorità emittenti, che non consentiva iniziative CAHN 2000. Cfr. STAZIO 1984, pp. 371-373. Più scettico su questa valenza, per il più tardo tornare del motivo, RUTTER 1997, p. 29. 3 Cfr. CANTILENA 1988; BARRITTA - CARROCCIO 2006; CARROCCIO 2009. 1 2 8 estemporanee degli incisori4. I pochi segni posti in uno spazio limitato sarebbero cioè stati scelti seguendo un “codice iconico”, condiviso nel contesto storico-culturale di emissione, tale da non consentire dubbi, oltre che sul significato “denotativo” conferito a ciascuno di essi, anche su quello “connotativo” con cui arricchivano e specificavano la valenza delle immagini cui si associavano5. La decifrazione dei codici comunicativi di civiltà divenute ormai, nonostante tutto, sostanzialmente “altre” rispetto alla nostra6 è però operazione non facile, che richiede attente verifiche della fondatezza di ogni interpretazione. È infatti tuttora diffusa una visione laico-naturalista-descrittivista del “sentire greco” e delle funzioni della moneta, per la quale i simboli e tipi non raffiguranti divinità sarebbero stati scelti per fare “pubblicità’ alle specie naturali o ai prodotti artigianali della città emittente e del suo territorio, in termini realistici7 o più simbolici, come proposto per il R/ di un tetradramma geloo di recente rinvenimento, nel quale l’immagine della divinità fluviale associata a diversi elementi (tra cui anche un trampoliere) (figg. 6-6ingr.) è stata intesa come raffigurante un “paesaggio fluviale fantastico”8. In realtà, se si considerano le tante rappresentazioni di trampolieri rilevabili, oltre che in documenti figurati (fig.4), nelle monetazioni elencate in tab. A, grande è stata in molti casi l’incertezza e discordanza degli studiosi circa la precisa identificazione delle singole specie, raffigurate sinte4 Cfr. CACCAMO CALTABIANO 2007, pp. 20-25, 29-32 e già, su alcuni punti, CARUSO 1980. 5 Sulla base di questa riflessione e del riconoscimento di un’articolazione del detto co- dice iconico analoga a quella delle parti del discorso è stato elaborato il progetto di un Lexicon Iconographicum Numismaticae volto a identificare le valenze convenzionalmente conferite ai diversi elementi iconografici, sul quale cfr. già CACCAMO CALTABIANO 2007, pp. 19-107, e le prime realizzazioni o preannunci in CACCAMO CALTABIANO - CASTRIZIO PUGLISI 2005; TRAVAINI - BOLIS 2004; PERA 2005; SALAMONE 2004; CASTRIZIO 2007; CARROCCIO 1996; CARROCCIO 2000; CARROCCIO 2003. 6 Cfr. SETTIS 2004, pp. 92-93, 97-101, 107-114. 7 Cfr., e.g., VANDERMERSCH 1985; RUTTER 1997, p. 4; MANGANARO 2000; MANGANARO 2003a; MANGANARO 2003b, pp. 8-12, (foglia di vite associata a divinità fluviale in moneta dubbia intesa come simbolo di coltivazioni locali, piuttosto che dionisiaco, o della fecondità del dio). Contra, cfr. CACCAMO CALTABIANO 2007, pp. 30-32; CARROCCIO 2008. 8 Cfr. cataloghi aste Schweizerischer Bankverein, 27/10/1977 n. 52 e Italo Vecchi n. 2, 12-13/09/1996, n. 217; CAHN 1988, p. 178. Interpretazioni più sfumate, come allusioni simboliche anche a un paesaggio cittadino, o area santuariale, della colonna e dei segni posti in altri tetradrammi geloi, o della fontana su una serie di Himera, sono state espresse in JENKINS 1970, pp. 54, 73, 77, 87, 93-95; CACCAMO CALTABIANO 1998, p. 67; CACCAMO CALTABIANO 2007, p. 40. 9 ticamente nel poco spazio disponibile, pur apparendo più credibile una loro considerazione come aironi (fig. 23) o cicogne, per la conformazione delle parti anatomiche (collo e becco lunghi; tronco diagonale rispetto alle lunghe zampe, coda non ben distinta), piuttosto che come gru. È perciò possibile che nel nostro e in altri casi, in assenza di segni inequivocabilmente distintivi di singole specie, come i becchi ricurvi del fenicottero o dell’ibis, si sia voluto rappresentare più genericamente una categoria di uccelli morfologicamente simili, rientranti nei moderni ordini ciconiiformes, o gressores e grues, accomunati dalla pratica migratoria e dal rapporto con ambienti d’acqua dolce. Una interpretazione naturalistica della loro presenza come ‘fotografia essenziale’ di singoli contesti territoriali sembra però ostacolata dalla loro posizione subordinata, e dall’assenza, il più delle volte – se si eccettuano gli altari e canne palustri posti sulla serie geloa –, di altri motivi intendibili in questo senso. Più credibile è, semmai, la possibilità che gli uccelli in questione abbiano voluto indicare solo simbolicamente l’ubicazione fluviale-palustre del culto adombrato nelle immagini loro associate. In effetti, per la stragrande maggioranza dei casi e delle zecche possiamo cogliere associazioni con raffigurazioni o attributi di divinità fluviali (il Ghelas a Gela – figg. 5-6 –, l’Hypsas a Selinunte – fig. 8 – e l’Aisaros in oboli di Crotone), di ninfe (a Neapolis – fig. 9 –, Terina9 e Phalanna – fig. 10 –), o di Artemide (simboleggiata dalla cerva a Caulonia) (fig. 7)10, che possono aver avuto una tale ubicazione dei loro santuari o riti, peraltro più complessi di quanto generalmente si creda. Ed è pure nota l’importanza cultuale e identitaria dei fiumi Tevere e Nilo a Roma e Alessandria. Tuttavia, tale possibile riferimento non sembra esaurire la valenza e funzione svolta dai trampolieri soprattutto nei casi in cui si associano a immagini di divinità (Apollo o il suo tripode – figg. 1-3, 7, 19 –, Ceres – fig. 17 –, Juno Sospita – figg. 14-15 – e Pietas – figg. 18 e 25 –) o a motivi (quadriga o biga)(figg. 11-13 e 16) meno o per nulla legati all’ambito acquatico. 9 Cfr. REGLING 1906, n. 70. Sulle principali caratteristiche del complesso culto di Terina, ninfa-sposa vittoriosa assimilata a Nike, divinità eponima di un fiume sede anche del culto sepolcrale-ctonio e oracolare della sirena Ligea, alla luce delle fonti letterarie e archeologiche e della più recente riflessione iconografica, cfr. DE SENSI SESTITO 1999; DE SENSI SESTITO – MANCUSO 2001, pp. 37 e 41-44; INTRIERI 1999; CACCAMO CALTABIANO 2007, pp. 40-41; SALAMONE 2009. 10 Cfr. DE SENSI SESTITO 2004, pp. 317-318 e 322-325, sia sull’ubicazione valliva-palustre extraurbana di un suo culto a Caulonia, in relazione con un consimile culto indigeno montano, che per l’identificazione della cerva posta sulle monete della polis come suo attributo e successivamente come tipo autonomo. 10 Zecca Metallo-Nominale AR nomos AR nomos AR statere AR statere AR statere AR dracma AR nomos AR triobolo AR diobolo AR obolo AR nomos AE AR nomos AR tetradrammo AR tetradrammo AR tetradrammo AR tetradrammo Post 460 a.C. 415 ca. a.C. VI-V sec. a.C. 400-344 a.C. IV sec. a.C. AR tetradrammo AR tetradrammo AR AE AR statere Fig. 10 Fig. 13 Fig. 5 Fig. 12 Fig. 6 Fig. 8 Fig. 11 Fig. 3 Fig. 2 Fig. 1 Fig. 7 Fig. 9 Dio fluviale t. Kore 375-370 a.C. 480 ca. a.C. V sec. a.C. 520?-440 a.C 480-430 a.C. 430-420 a.C. 440-425 a.C.? 440-425 a.C.? 370-330 a.C. 350-300 a.C. 375-325 a.C. 420-400 a.C. 425-410 a.C.? 425-420 a.C. 420-415 a.C.? 415-405 a.C.? idem Cerva Tripode Tripode Tripode Seppia Lepre Tripode Aquile su preda Aquile su preda t. Ninfa Terina t. Herakles Quadriga Dio fluviale Quadriga 250 ca. a.C. Associata a: Sull’altra faccia Cronologia Figura NEAPOLIS t. Parthenope. METAPONTO Spiga CAULONIA Apollo, Python, cerva ” Apollo, Python, cerva CROTONE Tripode ” Tripode ” Tripode ” Tripode ” Tripode ” Dio fluviale Aisaros ” Tripode ” Tripode TERINA Ninfa Terina, ramo, cippo CAMARINA Quadriga GELA Dio fluviale ” Quadriga ” Dio fluviale, altare, etc. SELINUNTE t. Ninfa, delfini Quadrato incuso t. Zeus Pegaso Dio fluv.Hypsas, altare etc. Herakles e toro SIRACUSA Quadriga TERONE (Macedonia) Vaso PHALANNA (Tessaglia) Ninfa AMBRACIA T. Athena Zecca Cronologia 82 a.C. 81 a.C 81 a.C 81 a.C 64 a.C. 64 a.C. 41 a.C. 134-138 d.C. 134-138 d.C. 134-138 d.C. 136 d.C. 136 d.C. 238-244 d.C. 260-262 d.C. 86-87 d.C. 117-118 d.C. II se. d.C. 134?-138 138-161 II sec. d.C. II-III sec. d.C. AR denarius AR denarius OR sestertius AE dupondius OR sestertius AV aureus AR denarius AE medaglione Mi antoniniano AE AE AE AE AE AE AE Fig. 22 Fig. 21 Fig. 20 Fig. 22 Fig. 26 Fig. 25 AR denarius AR denarius AR denarius AR denarius Fig. 18 Fig. 17 Fig. 14 Fig. 15 AR denarius Fig. 19 Metallo-Nominale Marsia Elefante Lituus, vaso, etc. Buoi e aratro Donna, serpe etc. t. Juno Sospita Timone, etc. Associata a: Sull’altra faccia Figura ” t. Apollo ” t. Pietas ” t. Pietas ” t. Ceres ” t. Juno Sospita ” Donna, serpe etc. ” t. Pietas ” Aegyptus, cippo, sistro etc. t. Adriano ” t. Adriano t. Adriano t. Adriano t. Gordiano III t. Gallieno t. Domiziano Bue Apis Coccodrillo t. Adriano t. Antonino Pio Kore Soteira Eroe eponimo Aegyptus, cippo, sistro etc. t. Adriano ” Pietas, altare ” Aegyptus, altare, sistro ” Aegyptus, sistro ” Asclepio, Igeia, altare etc. ” (Cicogna) ALESSANDRIA (Ibis) ” (Ibis e palma) ” (Ibis) ” (Ibis) ” Hermes e caduceo CIZICO Cicogna (tipo) ” Cicogna (tipo) Tab. A: Distribuzione e associazioni del tipo o simbolo del trampoliere nelle monetazioni antiche. Se però si considera che per molte antiche iconografie sono stati individuati significati più istintivi e profondi, collegati al modo di vivere e operare degli elementi raffigurati, e comuni in essenza – pur nelle inevitabili e progressive differenziazioni – a tutti i popoli e civiltà che si sono imbattuti in essi, è opportuno chiedersi se i nostri trampolieri non abbiano avuto anch’essi una valenza così pienamente simbolica da giustificare la maggiore versatilità del loro uso. Infatti, per quanto l’analiticità dei repertori mitografici o simbolici tenda, talvolta, ad assecondare la tendenza, di cui è già traccia nei tentativi “raziocinanti” di Porfirio, a legare ciascuna specie a distinte divinità “olimpiche”11, o ad ammettere significati o interpretazioni differenti per il medesimo soggetto12, tale situazione non sembra riuscire ad annullare una comune valenza di fondo degli uccelli in questione, coerente con l’indifferenziazione di fatto della loro rappresentazione. Da una parte, è stato ricordato come aironi, gru e cicogne, in quanto migratori, richiamino la ciclicità dei ritmi naturali13. Visti in questa chiave, essi potrebbero aver sottolineato la valenza ciclico-religiosa e politica delle quadrighe – intese quali immagini del carro solare e del buon governo, garanti del periodico ritorno di tempi prosperi, piuttosto che come simboli agonistici14 – con cui si associano in monete geloe, siracusane e camarinesi del 425410 a.C. (figg. 11-13), nonché in un denario più tardo (fig. 16)15. Analogamente, a Crotone, l’associazione del trampoliere al tripode delfico potrebbe aver ribadito come la vittoria di Apollo sul serpente Python abbia segnato l’instaurazione di un’età nuova e più propizia16, adombrata anche nella testa giovanile cornuta (di Aisaros) con cui si associa un secolo dopo17. 11 Cfr. Porph., De Abst. 3, 5, che collega, distinguendo, la cicogna a Hera e la gru a Demetra; BODSON 1978, p. 95. 12 Cfr. CHEVALIER - GHEERBRANT 1986a, CICCARESE 2002 e più moderatamente FERRARI 1999a, FERRARI 1999b e FERRARI 1999c. 13 Cfr. CHEVALIER - GHEERBRANT 1986a; CHEVALIER - GHEERBRANT 1986b; BIEDERMANN 1991a; FERRARI 1999c. 14 Cfr. TANCKE 1990 per l’interpretazione agonistica-aristocratica tradizionale; CACCAMO CALTABIANO 1998, CACCAMO CALTABIANO 2002, pp. 36-40 e CACCAMO CALTABIANO 2003, pp. 106-109, per la loro interpretazione simbolica religioso-politica, in connessione con le esigenze propagandistiche delle tirannidi e degli anni di Ermocrate. 15 Cfr. JENKINS 1970, conio O61; IMHOOF-BLUMER – KELLER 1899, p. 37 e taf. VI, 5; CRAWFORD 1974, n. 322/1b. 16 Tale evento è anche rappresentato intorno al tripode, al R/ di uno statere crotoniate a doppio rilievo della seconda metà del V sec. a.C., cfr. PARISE 1994, pp. 408-409. IMHOOF-BLUMER – KELLER 1899, p. 38 e tav. VI, 10, definiscono l’animale come fenicottero, ritenendolo quindi comunque trampoliere migratorio d’ambiente palustre/fluviale. 17 Oboli argentei con civetta al R/ collocati tra il 370 e il 330 a.C. da STAZIO 1984. 13 Tuttavia, non sembra logico che, in un codice iconografico monetale naturalmente alieno da ridondanze, un simbolo abbia ripetuto, sia pur per accentuarli, concetti già chiaramente insiti nel tipo principale18. Anche le interpretazioni solitamente formulate o ricordate per i nostri uccelli come portatori di nascite, nemici dei serpenti, difensori dal male, segni di attaccamento filiale (tali forse da giustificare il legame, a Roma, con Pietas)19, sentinelle, attributi di Athena20, ma anche simboli di tradimento21, se prese per sé, con la loro variabilità priverebbero le dette immagini dell’univocità di significato necessaria a renderle strumenti di una comunicazione efficace e non ambigua. Si può invece ritenere con A. Ferrari che elemento unificante le diverse tradizioni mitologiche sui trampolieri e loro valenza simbolica primaria e generale, convenzionalmente accettata nel codice iconografico greco, sia stata la considerazione di ciascuno di essi, come “messaggero... inviato dagli dei come segno di presagio favorevole”22. In quanto tale, infatti, il trampoliere, come airone è inviato da Athena a Diomede per confortarlo, ed è, anche come gru, strumento rivelatore della volontà positiva di Apollo, e per tal via di tutti gli dei23. Questa sua positività, confermata dall’avversione alla negatività insita nei serpenti, dal “badare alla famiglia” della cicogna e dalla vitalità originata dalla sua acquaticità, consente un suo analogo utilizzo, attestato anche in Aristotele, in 18 Cfr. a questo proposito CACCAMO CALTABIANO 1998, pp. 64-66 e CACCAMO CAL- TABIANO 2007, pp. 47-48 circa la diversa natura, qualificativa dell’epiclesi di phytios/daphneios, della foglia di alloro accostata a immagini di Apollon e di altri dei, rispetto alla corona d’alloro che contribuisce ad identificarne la testa semplicemente come di Apollon. 19 Cfr. Arist., Hist. An. IX, 609b e 616b; Phys. 47; Plin., N.H. X, 164 e XI, 140; BODSON 1978, p. 95; CHEVALIER - GHEERBRANT 1986b e, solo per quanto riguarda la sua fedeltà, CHEVALIER - GHEERBRANT 1986a; BIEDERMANN 1991b, BIEDERMANN 1991c e, in relazione all’avversità ai serpenti, BIEDERMANN 1991a; FERRARI 1999a, FERRARI 1999b, ma anche FERRARI 1999d, per l’avversione ai serpenti. 20 Cfr. FERRARI 1999a e, per il loro dotarsi di sentinelle, FERRARI 1999b e FERRARI 1999c. In Hom. Il. X, 274 Athena manda un airone come segno a Ulisse e Diomede. 21 In connessione col mito di Skylla, che per amore tradisce il padre, ed è poi salvata da morte con la trasformazione in airone, e in accordo con tradizioni indiane che andrebbero meglio comprese nella loro eziologia. Cfr. Ovid. Met. VIII, 150-151; FERRARI 1999a; CHEVALIER – GHEERBRANT 1986a; GRIMAL 1990. Scarse, tarde, minoritarie, influenzate da questi miti e formulate in un contesto di ripresa e traduzione/reinterpretazione di fonti bibliche (Levit. 11, 18-19), sembrano le considerazioni negative sull’airone offerte in passi di Girolamo e Filippo sulle quali cfr. CICCARESE 2002. 22 Cfr. FERRARI 1999a. La valenza non è però estesa agli altri trampolieri. 23 Cfr. Plut. De Pyth. Orac., 22. Apollo è egli stesso, in fin dei conti, profeta e incarnazione dell’armoniosa rivelazione celeste. Cfr. BODSON 1978, p. 95 e no. 18; CHEVALIER – GHEERBRANT 1986c. 14 Plutarco e nella forma della gru, come annunziatore positivo della fecondità e longevità variamente promossa dalle dee madri, ed eterne sovrane della natura, Demeter/Ceres, Hera, Kybele e le Ninfe24. La capacità di vigilanza riconosciuta a questi animali sembra esser a sua volta coerente con la ciclicità dei ritmi naturali e migratori e con questa loro funzione quasi profetica: la sentinella vede per prima il sole del nuovo giorno25 e, se avverte un pericolo, preannunciandolo, o guidando coi suoi versi chi si deve sottrarre ad esso26, rende possibile il suo superamento positivo. D’altra parte, le negatività viste nel mito di Skylla vanno ribaltate: non è l’airone a tradire, ma la divinità misericordiosa a salvare la colpevole convertendo la pena di morte nella trasformazione in un uccello, che è perciò strumento di misericordia27. Lo stesso ibis, che, lungi dall’essere ignorato circa il suo ruolo nella religiosità egizia, è riconoscibile già in età classica, grazie al becco ricurvo, e al collo torto indietro, in due rovesci geloi (figg 5, 5ingr.)28 e in qualche pezzo selinuntino con Hypsas (fig. 8), sembra svolgere un ruolo analogo a quello assegnato all’airone in relazione ad Apollon. Esso è infatti manifestazione e metamorfosi di Thot, dio soterico29 e psicopompo della saggezza e conoscenza elargite con la “parola divina” della scrittura, di cui è somministratore come scrivano degli dei30, identificato dai Greci (che presero conoscenza del suo culto presso Naukratis31) col dio-messaggero, Hermes32, successivamente intellettualizzato in questo senso come Ermes Trismegisto33. Considerata la struttura del “lessico iconografico monetale” e i dati storico-religiosi sopra ricordati, possiamo perciò concludere che nelle serie crotoniati il trampoliere sia stato inserito per connotare il dio delfico, simboleggiato dal tripode e particolarmente venerato dai pitagorici, – e più tar24 Cfr. Hes., Op., 448 (gru annuncianti il tempo della semina); CHEVALIER - GHEER- connaturata alla caratterizzazione solare e ad alcuni culti di Apollo. Cfr. CINTI 1998a. 26 Cfr. Paus. I, 40, 1 (le gru guidano Megaro durante il diluvio). 27 Cfr. anche FERRARI 1999c. 28 Conii R173-R174 e coppie nn. 457-462, cfr. JENKINS 1970, pll. 26 e 56. 29 In quanto contrapposto al malefico Seth, cui sfugge mutandosi in un ibis che è distruttore di serpenti anch’esso. 30 Cfr. Giob. 38, 36; DONADONI 1966; CHEVALIER – GHEERBRANT 1986d; BIEDERMANN 1991d; FERRARI 1999d. Il geroglifico con l’ibis di Thot costituiva il primo segno della scrittura geroglifica nel suo ordine originario per Plut., Moralia, 638 E. 31 Cfr. Plat. Phaedr. 274c-275b circa la prossimità a Naukratis della sede del suo culto. 32 Cfr. Plut., Moralia, 638 E; Cic. Nat. deor., III, 22, 56; CHEVALIER - GHEERBRANT 1986e; CINTI 1998b. 33 Cfr.CINTI 1998c; FERRARI 1999e. BRANT 1986a; BIEDERMANN 1991a. 25 Collegandosi così colla ciclicità 15 di Aisaros – come “portatore di lieti annunzi”, se abbinato al trampoliere, in combinazione e alternanza con la sua connotazione, sottolineata dagli altri simboli utilizzati, anche come “fecondo-apotropaico”(se abbinato al granchio34), “compagno nelle avversità” (se unito al delfino35), “portatore di harmonia” (se associato alla lira)36. Simili caratterizzazioni positive possono essere riconosciute anche per le divinità di cui il trampoliere diviene attributo in altre serie greche, come le geloe e selinuntine – che se ne servono all’interno di un “discorso” reso ancor più complesso dal gran numero e dalla variabilità dei segni messi in opera, fra i quali il soterico ibis, interpretabili tutti come riferiti ai culti di Gelas e Hypsas –, o quelle di Terina, in buon accordo con le particolari caratteristiche, anche oracolari, dei suoi culti37, o di Metaponto, coerentemente colla valenza demetriaca e ciclica della spiga e di Kore/Persephone. Anche a Caulonia il trampoliere compare stante o nell’atto di librarsi in volo in alcuni tra gli ultimi incusi della città (fig. 7)38, o in una più tarda serie a doppio rilievo39, affiancandosi in entrambi i casi a un Apollo, che sembra a sua volta “inviare” un piccolo personaggio40, e alla cerva. Se si considera quanto si è sinora visto, ed una recente interpretazione della detta cerva come allusiva a un radicato e originario culto di Artemide, praticato anche dagli indigeni locali e dotato, come l’Apollon delfico e l’Iperboreo, di legami col pitagorismo41, è possibile interpretare la scena come legata al mito di fondazione: l’Apollon delfico che manda non un demone, ma l’ecista Typhon42, con fronde vitali e beneauguranti, a compiere la sua missione nelle terre, e con l’approvazione, di Artemis, in virtù del “lieto annunzio” oracolare simboleggiato dal trampoliere. Sulla cui valenza cfr. CARROCCIO 1996. Cfr. contributo del mio allievo P. Apolito sulla tipologia del delfino in questo stesso fascicolo. 36 Anche l’harmonia è, del resto, un concetto chiave della predicazione pitagorica, cfr. Philol. fr. 10 DK 44 A 23-24; Jam. VP 45, 50, 261 e 264. 37 Cfr. IMHOOF-BLUMER-KELLER 1899, p. 37 e tav. VI, 3; REGLING 1906, pp. 26, n. 70; 5152; tav. III, conio hhh (420-400 a.C.); JENKINS-HOLLOWAY 1983, p. 34, n. 66-67; supra, nota 9. 38 Cfr. NOE 1958, “Group D”, pp. 8-9 e 31, nn. 59-61. Gli esemplari, caratterizzati dalla fattura “a tondello stretto” (24-21 mm.) dovrebbero precedere di pochissimo il passaggio alla tecnica a doppio rilievo, collocato intorno al 475 a.C. da KRAAY 1976, p. 174. 39 Cfr. NOE 1958., “group G”, pp. 11-12 e 41, 113-115; IMHOOF-BLUMER – KELLER 1899, p. 37 e tav. VI, 6 (“kranich” = gru). 40 Sui problemi interpretativi sollevati dalle figure umane principale e secondaria caratterizzanti le serie di Caulonia e una bibliografia precedente cfr. e. g., NOE 1958, pp. 3-6; KRAAY 1976, pp. 168-169; DE SENSI SESTITO 2004, pp. 323-324. 41 Ibidem. 42 Cfr. Paus. VI, 3, 12. 34 35 16 A fronte di queste immagini, quelle di età romana, pur mantenendo la detta valenza, finirono probabilmente con l’assecondare la semplificazione intellettuale che legò il trampoliere a singole divinità come Pietas, o ancora Apollo e Demeter/Ceres, o a servirsi dell’ibis come simbolo sic et simpliciter dell’Egitto e dei suoi dei (vd. tab. A e figg. 20-21 e 26). 17 Bibliografia BARRITTA - CARROCCIO 2006 F. BARRITTA - B. CARROCCIO, Ritmi di coniazione e storia: elementi per una riconsiderazione della monetazione incusa a Sybaris e nel suo “impero”, “NAC”, 2006, pp. 53-81. BIEDERMANN 1991a H. BIEDERMANN, s.v. Gru, in Enciclopedia dei simboli, Milano 1991, pp. 243-244. BIEDERMANN 1991b H. BIEDERMANN, s.v. Airone, in Enciclopedia dei simboli, Milano 1991, p. 14. BIEDERMANN 1991c H. BIEDERMANN, s.v. Cicogna, in Enciclopedia dei simboli, Milano 1991, p. 117. BIEDERMANN 1991d H. BIEDERMANN, s.v. Ibis, in Enciclopedia dei simboli, Milano 1991, p. 247. BODSON 1978 L. 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