Spese belliche, finanza "creativa" e tracolli monetari nell'Occidente antico: alcune evidenze monetali morepublished in "Miscellanea di Studi Storici Univ. della Calabria XVI, 2009-2010 (2011), edizioni Rubbettino, pp.49-87 |
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Ancient economic history, Numismatics, Ancient Roman Numismatics, Ancient History, Ancient economies (Archaeology), dionysius I, Ancient numismatics (Archaeology), Ancient Greek Numismatics, Ancient Greek History, Numismatic Metrology, Greek History, and Economic History
Dipartimento di Storia Università della Calabria
Miscellanea di studi storici
Estratto
dal n. XVI, 2009-2010
B. Carroccio Spese belliche, finanza “creativa” e tracolli monetari nell’Occidente antico: alcune evidenze monetali
Finito di stampare nel mese di maggio 2011 dalla Rubbettino Industrie Grafiche ed Editoriali per conto di Rubbettino Editore Srl 88049 Soveria Mannelli (Catanzaro)
Rubbettino
BENEDETTO CARROCCIO
Spese belliche, finanza “creativa” e tracolli monetari nell’Occidente antico: alcune evidenze monetali
Abstract Gli antichi stati e dinasti si sono spesso cimentati in guerre per le quali sin dall’inizio non disponevano di mezzi finanziari sufficienti. La soluzione al loro bisogno di denaro per pagare truppe e mercenari non fu trovata solo nel ricorso a bottini o assegnazioni di terre, ma anche in riduzioni e svalutazioni dell’unità di misura monetaria che non furono solo un fenomeno romano dell’epoca delle guerre puniche, ma anche una pratica spesso rilevabile in Sicilia – sin dal monometallismo bronzeo stabilito per gradi da Dionisio I, o dalle coniazioni di Agatocle – e in Italia – durante la guerra pirrica –. Ma le riduzioni dello standard alimentarono inflazione e ulteriori svalutazioni. Ancient states and dynasts were often engaged in wars for which they had no sufficient financiary means to finance since their beginning. The solution of their need of money to pay mercenaries and troops was not only in booties or land assignations, but also in reductions and devaluations of their coin standards, which were not only a Roman phenomenon of the Punic wars, but also a practice often noticeble in Sicily – since the gradually established bronze monometallism of Dionysius I, and from the coinages of Agathocles – and Italy – during the Pyrric war –. But standard reductions nourished inflation and further devaluations. Parole chiave: Agatocle - As - bimetallismo - Brettii - bronzo - chalkous - Dionisio I - guerra - Iceta - Ierone II - illusione monetaria - inflazione - litra - mercenari - monetazione - monometallismo - nomos - onkia - Pirro - riduzione - Roma - Siracusa standard monetario - stipendium - svalutazione - Taranto.
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Key words: Agathocles - As - Brettioi - bymetallism - bronze - chalkous - coinage coin standard - devaluation - Dionysius I - inflation - Hieron II - Hiketas - litra mercenaries - monetary illusion - monometallism - nomos - onkia - Pyrrhos - reduction - Rome - stipendium - Syracuse - Tarentum - war.
Questioni di metodo Si suole dire, con grande fondamento, che le guerre costino e abbiano sempre e comunque un impatto, di varia misura, sui bilanci degli stati. Per molti contesti antichi caratterizzati, per scarsità o ambiguità delle fonti, da difficoltà nella definizione delle forze in campo e degli esiti reali (“chi ha vinto” o “perso” e “di quanto”) di guerre e singoli scontri, l’analisi numismatica può però chiarire, oltre a ciò, se la politica bellica degli stati sia stata influenzata dalla diversa disponibilità e natura delle monete allora emesse. Le fonti letterarie sono infatti ricche di notizie su frequenti espedienti adottati da Dionisio I1, Agatocle2 e Pirro3 per ovviare a necessità di pagamento di mercenari essenziali per gestire guerre o mantenersi al potere. La comparazione con le evidenze monetali ha però mostrato, o confermato, come tali notizie, riferite ex relato da autori ostili e/o poco consapevoli delle procedure adottate e dei meccanismi messi in moto, richiedano un accurato vaglio critico. Oggi siamo certi che Dionisio I non emise un kattiterou nomisma come “dracma” fiduciaria, di stagno o placcata4, e che il denarius che conosciamo (Fig. 1) non venne varato nel 269 a.C., come Plinio
1 Soprattutto in Diod. 12-14. Cfr. MELE 1993. 2 Cfr. Diod. 20.4.5 e 78 (311 a.C.: confische eccezionali per soli 50 talenti); Iust. 22.8.7-
8 (307 a.C.: truppe esortate a saccheggiare il nemico); Diod. 20.71.1-5 (306 a.C.: parte dei soldati pagati con la città di Segesta); infra, n. 94. 3 Cfr. Polyb. 7.4 circa le esazioni e spoliazioni effettuate da Pirro per pagare la propria campagna militare siciliana. 4 Nonostante gli sforzi effettuati da BOEHRINGER 1979; CAMMARATA 1979, pp. 115-117, 258, 343-344, 371-372; CAMMARATA 1984, p 120; MELE 1993 et alii per identificare sic et simpliciter con tale moneta la serie dea elmata/astro e delfini (intesa ancor più arbitrariamente da HOLLOWAY 1996, pp. 217-222 come didrammo) – correttamente ricondotta agli anni di Dionisio I rispetto alla datazione timoleontea di GABRICI 1927, pp. 59-63 –, interpretando letteralmente passi polemici in Arist. Oec. IIB.20. 1349, Poll. 9.79 e Polyaen. 4.10.2 che in realtà non precisano il valore nominale del nomisma, o lo intendono come tetradrammo. L’ipotesi cozza colla stessa natura metallica della moneta proposta – enea e del tutto priva, a quanto risulta, di patinature esterne di stagno atte a coltivare l’“illusione monetaria” (per la quale cfr. infra e n. 28) – e colle caratteristiche, anche dimensionali, più umili allora mostrate dalle emissioni di rame fiduciario.
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sembrava dire a quanti hanno interpretato letteralmente una menzione in un suo passo intesa come riferita ad esso5. La più recente evoluzione della Numismatica ha d’altra parte mostrato come approcci accurati alle monetazioni condotti da più punti di vista metodologici, liberi da vecchie ipotesi fondate su premesse superate e tentanti nuove ricostruzioni, consentano oggi precisazioni cronologiche tali da chiarire, per la Sicilia greca, quali autorità e quando emisero molta moneta, quali serie si coordinarono con altre e se, quanto e come ciascuna innovò il quadro monetario e di bilancio degli stati6. Da tali analisi sono risultate tracce concrete (indipendenti dalle filosofie interpretative sottostanti) di una costante concentrazione delle coniazioni in anni di guerra, in stretta e conseguente connessione colla spesa bellica (piuttosto che per regolare i commerci), anche in contesti diversi dal siciliano7, oggi ulteriormente confermata da studi più accurati della distribuzione dei rinvenimenti8. Crescono anche i riscontri e la consapevolezza di una costante preferenza, in età antica, verso una “moneta-merce” che, pur sopravvalutata di un esi5 Cfr. Plin. N.H., 33.42-45. La questione è oggi considerata risolta tra gli studiosi consapevoli dei tanti dati e indizi (iconografici, metrologici, da altre fonti, scavi, riconiazioni e ricostruzioni precise dei contesti storico-militare e economico) concordanti per una datazione alla fine del 215 a.C., o al 211 a.C. (se si segue la classificazione di riferimento di CRAWFORD 1974, più prudente). Già i sostenitori della datazione ‘pliniana’ ammettevano un denarius contemporaneo all’asse sestantale, piuttosto che al librale. Cfr. THOMSEN 1961; MARCHETTI 1978, pp. 301, 343-348; MARCHETTI 1993, pp. 30-42; CACCAMO CALTABIANO 1993b; RONCHI 1998, pp. 41-42; CARROCCIO 2004a, pp. 280-285. Altra cosa, suscettibile di sviluppi, è intendere, con LO CASCIO 1980-81; CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, p. 132; CACCAMO CALTABIANO 2004b, pp. 62-63, il detto passo come riferito ad altra moneta, precedente il denarius che conosciamo. 6 Cfr., e.g., CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997; CARROCCIO 2004a; CARROCCIO 2005a; CARROCCIO 2010a (per una contestazione di perduranti sudditanze acritiche al “principio d’autorità”); CARROCCIO 2010b. 7 Per la quale cfr. già CRAWFORD 1970, p. 46; GABBA 1978, p. 221; MARCHETTI 1978, pp. 369-509; CRAWFORD 1982, pp. 10-12; CRAWFORD 1985, pp. 91-97; MARTIN 1985, pp. 219-248; MARCHETTI 1993, pp. 60-63, 65; MEADOWS - SHIPTON 2001, CHAVES TRISTÀN 2002, pp. 217-218; CARROCCIO 2004a, pp. 43-94, 129-136, 148-161, 267-277; CACCAMO CALTABIANO - CASTRIZIO - PUGLISI 2006, pp. 658-666; CACCAMO CALTABIANO ; nonché, per le motivazioni alla base delle prime emissioni monetali, KRAAY 1964, pp. 89-91; MARTIN 1996; LE RIDER 2001, pp. 71-100. Cfr. SAVIO 2001, pp. 29-34 per un riepilogo dei termini del dibattito più scettico, forse perché maggiormente riferito all’età imperiale. 8 Cfr. CACCAMO CALTABIANO - PUGLISI 2002; CACCAMO CALTABIANO - PUGLISI 2004; PUGLISI 2005; CACCAMO CALTABIANO 2007; PUGLISI 2009, per la moneta spicciola, pp. 381385; nonché, sul piano del metodo, GORINI 2007.
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le aggio ripagante le spese di conio9, soggiace come tale alle leggi economiche, tendendo perciò ad essere sempre valutata dai fruitori in virtù dell’intrinseco metallico reale da essi atteso e, a volte, preteso10. Sono monete perciò intese come a “valore reale”, giustificanti pesi molto diversi dei pezzi di una serie colla modalità di coniazione “al marco”, che, senza cura pignola del peso di ogni pezzo, si preoccupa che, entro un certo range, sia il peso medio delle monete prodotte ad adeguarsi ad un peso teorico = valore predeterminato11. Gli stati antichi, in realtà, tentarono più volte, indipendentemente dalle astratte teorizzazioni platoniche12, di varare moneta sopravvalutata di una misura che talune osservazioni hanno portato a intendere come pari, nel III sec. a.C., a cinque volte il peso effettivo13. Tali tentativi, a ben vedere, finirono sempre col durar poco, per una tendenza dei prezzi ad adeguarsi alla consistenza metallica reale14 (data l’idea della “moneta-merce” e i limiti della coercizione statale) adombrata dalle prese in giro di Aristofane15 e operante nella scarsa tenuta dell’edictum de pretiis dioclezianeo16, o nello scambio a peso di nummi sempre più leggeri nel V sec. d.C.17. In Italia e Sicilia, poi, tra mercenari e genti anelleniche spesso insediate in guarnigioni di confine18, il rame (Fig. 2), oggi considerato utile solo
9 Normalmente pari all’8% circa del valore intrinseco. Cfr. AMANDRY 1993, in particolare a p. 7; SAVIO 2001, p. 19. 10 Ibidem, pp. 16-18 e 20-21; MARSILI LIBELLI 1963, pp. 241-243 (sui pregi e limiti delle monete-merci auree o argentee varate nel XIX sec); MARTINO 1987, p. 47 (sui limiti alla discrezionalità possibile ad una polis); CARROCCIO 2004a, pp. 145-146; CARROCCIO 2005a, p. 71 (per la Sicilia ellenistica). 11 Cfr. HACKENS 1979, p. 339 per le serie bronzee di V sec. a.C.; CASTRIZIO 2000, p. 45; CARROCCIO 2004a, p. 146. Il meccanismo, ampiamente diffuso e verificabile nelle monetazioni antiche, è misconosciuto e negato in MASTELLONI 1998, pp. 28, 42-57 e 63-64 sulla base di un’esaltazione dei propri materiali poco considerante altri dati già pubblicati. 12 Cfr. Plat. Leg. 742a, 916d; MARTINO 1987, p. 21. 13 Una tale sopravvalutazione, implicita in TALERCIO MENSITIERI 1986, p. 248 nel rapporto di cambio AR:AE delle serie AE di Neapolis ricavato dai loro pesi, di 1:20 di contro a quello, più generalizzato, intorno a 1:120, appare plausibile per molte serie siciliane in bronzo ‘leggero’, alla luce della successione degli standards ricostruita grazie ai loro segni di valore, o partendo dai modi col quale serie di peso diverso si soppiantano l’una con l’altra. Cfr. CARROCCIO 2004a, p. 162. 14 Intesa nel senso e nei limiti supra ricordati. Cfr. CRAWFORD 1978, p. 154; GABBA 1978, p. 218; GARRAFFO 1993, p. 216; MARTINO 1987, p. 47. 15 Cfr. Aristoph. Ran. 718-726. 16 Cfr. CATALLI 2003, p 176; SAVIO 2001, pp. 210, 219-222. 17 Cfr. Cod. Theod. 11.21.2 (un solidus = 20 libbre di bronzo); ERCOLANI COCCHI 1983, pp. 29 (1 solidus = 7000 nummi nel 445, 14000 nel 498), 34. 18 Cfr. CONSOLO LANGHER 1964, pp. 47-57; CACCAMO CALTABIANO 2004a, pp. 21, 2935; CACCAMO CALTABIANO - CASTRIZIO - PUGLISI 2006, pp. 657-661 e 665-666.
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per un uso monetale fiduciario19, era, per una tradizione mantenutasi sino all’età ellenistica, misura e intermediario preferito di scambi effettuati sulla base della sua effettiva consistenza metallica20, così come avveniva per l’argento in Grecia21. Se guardiamo più in generale, prescindendo dal lento prevalere, solo nell’età odierna, di forme sempre più smaterializzate di moneta, possiamo notare come in ogni epoca le sopravvalutazioni del rame, per mantenersi stabili, abbiano richiesto il supporto di contemporanee coniazioni di multipli argentei o aurei che ne assicurassero la concreta e costante convertibilità22. Tuttavia, in contesti avvezzi a misurare valori in rame, o nei quali la coniazione in questo metallo prese il sopravvento, poté avvenire anche il contrario: la comune adozione di segni di valore attesta che “spiccioli” argentei di Akragas adeguarono il loro peso a quello effettivo di contemporanei nominali di rame, piuttosto che al proprio standard teorico (Fig 3)23; ed è stato ipotizzato che l’Egitto tolemaico sia passato, ad un certo punto, da un sistema basato sull’argento ad uno imperniato su un’unità bronzea24. In tal modo, diverse zecche siciliane avrebbero dato luogo a forme di plurimetallismo, ignorando però che questo, se rigido, si rivela sempre poco duraturo, per le oscillazioni del mercato dei metalli, come mostrato, più di recente, dall’esperienza dell’Unione Latina del 1865-186825.
19 Cfr. supra, n. 4 per la concezione in CAMMARATA 1979, nonché PICARD 1989 e AMANDRY 1993, p. 5. 20 Da ciò l’adozione in quelle aree di un’unità monetaria equivalente anche nel nome (litra o libra) all’unità ponderale del rame. Cfr. STAZIO 1985, p. 108; MARTINO 1987, pp. 19-20; CATALLI 2003, pp. 43-45, 141 e 157; BARELLO 2006, pp. 95-96 e 176-183 e LO CASCIO 1998. 21 Cfr. Plat. Leg. 916d; AMANDRY 1993, p. 3. 22 Cfr. SAMUELSON 1969, pp. 330-331; HOLLOWAY 1979, p. 138; MARTINO 1987, 28, 30 n.86, 45-50; GARRAFFO 1979, pp. 347-348; GARRAFFO 1993, pp. 214 e 216; CACCAMO CALTABIANO 2001, p. 37; CARROCCIO 2004a, p. 146. 23 Cfr. CACCAMO CALTABIANO 2004a, 28-29. 24 Cfr. VAN DRIESSCHE 1988, pp. 68-71 (serie a valore reale sotto Tolemeo II); LORBER 2000, pp. 80-86 (cambio di metallo e unità di riferimento sotto Tolemeo IV). 25 Cfr. MARSILI LIBELLI 1963, pp. 247-248. Tale unione monetaria tra Italia, Francia, Svizzera, Belgio e Grecia prevedeva la libera coniazione, circolazione e scambiabilità di monete auree e argentee a valore reale tagliate secondo un’identica scala di nominali e di equivalenza tra metalli preziosi. L’alterazione del rapporto AU:AR portò però in meno di un decennio all’interruzione o limitazione della coniazione dell’argento e ad una non scambiabilità di fatto, definita bimetallismo zoppo. Gli antichisti tendono però a definire meno precisamente come “bimetallismo” qualsiasi contemporanea coniazione di monete di più metalli, indipendentemente dall’accordarsi o meno del valore nominale di una o di tutte col proprio intrinseco. Cfr. SAVIO 2001, pp. 154 e 176 sui limiti del bimetallismo romano imperiale.
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La precisazione delle cronologie monetali siceliote ha poi mostrato che se un’autorità batte monete argentee e enee sopravvalutate, queste sono di piccolo formato26. Quando però viene interrotta, o molto ridotta, la coniazione in argento, le monete in metallo vile diventano più appariscenti per dimensioni27, argentatura, nel caso di antoniniani e folles (Fig. 4)28, o colore, come per dupondi/sesterzi in oricalco (Fig. 5) e serie bimetalliche moderne (Fig. 6)29. Queste modalità di sostituzione o aggiornamento dei nominali circolanti tradiscono un cosciente ricorso all“illusione monetaria”, in virtù della quale si è naturalmente portati a valutare meglio le monete grosse o belle, avvertendo meno le svalutazioni coincidenti coll’adozione dei nuovi nominali, il cui peso e valore intrinseco, di là dell’apparenza, è spesso ridotto rispetto a quello dei nominali precedenti o già circolanti30. Va poi notato che la paga dei soldati in età antica constava del sitos/siteresion, subito versato, anche in natura, per il mantenimento, e nel vero misthos/stipendium, pagato in buon denaro colle smobilitazioni autunnali31, o più tardi, se concordato, con terre o cittadinanza per i veterani32. Dionisio I: genio o bancarottiere? Il titolo di questo paragrafo può stupire, considerata l’ampiezza delle conquiste di Dionisio, tra Sicilia, Magna Grecia, Adriatico, e i 37 anni di governo assoluto (405-368 a.C.) conclusisi con la sua morte naturale33. Esso
26 Come le prime serie bronzee siracusane studiate da HOLLOWAY 1979; Cfr. CACCACALTABIANO 2010, p. 125. 27 Ibid.; CACCAMO CALTABIANO 1999, pp. 299-300; CARROCCIO 2004a, pp. 164-165, 273; CARROCCIO 2005, pp. 84-85. 28 Cfr. SAVIO 2001, pp. 185-186, 201 e 215-216; CATALLI 2003, pp. 62, 173-175; BARELLO 2006, pp. 80-81. In quest’ambito rientrerebbe in teoria il nomisma kattiterou dionisiano, ma analisi condotte sulla serie dea elmata/astro hanno negato la possibilità di originarie patinature o alte presenze di stagno. Cfr. MASTELLONI 1998, pp. 25-26, 35-39 e 86-96. 29 Cfr. SAVIO 2001, pp. 156-157; CATALLI 2003, pp. 98, 166-167; nonché, e.g., l’adozione in Italia di gradevoli pezzi bimetallici acciaio-bronzo da L.500 o 1000, del peso di g 6,0 e 8,8, proporzionalmente meno pesanti il secondo rispetto al primo, ed entrambi rispetto ai pezzi solo bronzei da L.200 (di g. 5,0), che li avevano preceduti dal 1977. 30 Cfr. CRAWFORD 1978, p. 155, n. 41; SAVIO 2001, pp. 185-186 (1 antoniniano di g 5,1 di mistura = 2 denari originariamente di più di 3 g argentei). 31 Cfr. GRIFFITH 1967, pp. 264-273; THOMPSON 1984. MELE 1993, pp. 4-7; CASTRIZIO 2000, p. 19. 32 Ibidem, pp. 20-23; CACCAMO CALTABIANO - CASTRIZIO - PUGLISI 2006, pp. 658-661; CARROCCIO 2005b, pp. 833-834; Dion.Hal. 8,73,.3 (e.g. per l’età romana). 33 Per una storia del regno di Dionisio I, cfr. e.g. SORDI 1979; MELE 1993; CAVEN 1990 (adeguato alle fonti letterarie).
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però, con amplificazione provocatoria che tiene conto di quanto premesso, vuole ricondurci alla nostra finalità storica, provando a verificare se l’espansionismo militare del tiranno sia stato compatibile con la forza finanziaria siracusana, mantenendo attivo il bilancio, o abbia posto le premesse per una situazione, per dirla con gli economisti contemporanei, di default. Per Dionisio I è stato dimostrato che le tante serie auree (Fig. 8) e argentee (decadrammi – Fig. 7 –, tetradrammi, dracme etc.) attribuitegli da Boehringer e altri nel 1979 e 198334, in accordo con l’idea che a un periodo di grande potenza e impegno militare dovessero accompagnarsi grandi e appariscenti emissioni monetarie, precedono tutte, in realtà, la sua presa del potere (406/405 a.C.). A tale conclusione si giunge considerando il rinvenimento di un decadrammo in un tesoretto da Imera, distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C.35, e la ripresa, in serie di centri distrutti nella medesima guerra, di certi tagli, iconografie e modalità di rappresentazione (il decadrammo, ad Akragas, distrutta nel 406 a.C.; la testa frontale – ad Imera –; quella di ¾ – a Selinunte, distrutta nel 409 a.C. –; la quadriga di scorcio con Scilla in esergo, a Himera e Selinunte, contemporanea all’introduzione dell’omega in leggenda nelle serie siracusane36). La ripresa di alcune di queste iconografie in serie micrasiatiche, che le poterono conoscere in occasione della spedizione navale in Oriente promossa da Ermocrate nel 411-409 a.C.37, cui forse accenna l’elmo frigio posto in esergo nei decadrammi38, e la modalità affrettata con la quale essi e le monete auree, più apprezzate in Asia, vennero coniati per breve tempo39, rendono preferibile collegare queste serie agli sforzi militari affrontati nel 413-409 a.C. E una simile datazione e finalità può forse esser dedotta per le serie auree allora ancor più eccezionalmente coniate, oltre che da Messana e Akragas, da Gela e Kamarina (Fig. 9), distrutte nel 405 a.C.40. Dionisio I, dunque, coniò, durante il suo governo, solo 2 abbondanti serie in rame, con Dea elmata/Astro e delfini, di 30-36 g (Figg.14-15), e con
34 Cfr. BOEHRINGER 1979; BOEHRINGER 1993; nonché BÉREND 1993 e GARRAFFO 1993 (in termini più limitati). 35 Cfr. BIUCCHI 1988, p. 94; CACCAMO CALTABIANO 2001, p. 36. 36 Ibidem, pp. 34-36. 37 Cfr. Thuc. 8.26.1; Diod. 13.34. 4 e 53; CACCAMO CALTABIANO 1987-1988; CACCAMO CALTABIANO 2001, p. 35. 38 Ibidem, p. 36; CACCAMO CALTABIANO - CASTRIZIO 2006. 39 Come già notato da BÉREND 1993, pp. 100, 105-106 e CACCAMO CALTABIANO 2001, pp. 34-35 e confermato in termini ancor più stringenti da SCAVINO 2008, pp. 139-141; CARROCCIO 2010b. 40 Cfr . CACCAMO CALTABIANO 1987 e CACCAMO CALTABIANO 2001, pp. 34-35.
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Dea elmata/Ippocampo, di 9-6 g (Figg.11, 13)41, diffusesi nei centri dell’epikrateia siracusana fino all’età timoleontea42. In conseguenza di ciò, la rivisitazione, alla luce delle riflessioni metodologiche surriportate, di tante notizie reperibili: 1. sulla sua costante fame di argento e metalli preziosi43; 2. su impegni e spese militari44 rese elevate e costanti dalla quantità senza precedenti di mercenari mobilitati anche in tempo di pace, per proteggerne il potere45; 3. sul più frequente rinvenimento delle dette serie presso installazioni mercenariali finalizzate, oltre che al controllo, allo sfruttamento agricolo del territorio46, ha spinto di recente ad una diversa ricostruzione delle sue difficoltà e scelte politico-finanziarie. È stato infatti desunto che Dionisio, preso il potere come “uomo forte” dopo anni di rovesci bellici tanto rovinosi da esaurire le casse statali, non poté contare su di esse per promuovere il riarmo e le nuove guerre essenziali per il suo prestigio e la sua stessa permanenza al potere. Di conseguenza, fu costretto a finanziarle, nella parte ineludibile e non posticipabile, drenando, senza nuove coniazioni, tutto l’argento, non monetato o già battuto, ancora reperibile, mediante imposizioni fiscali, requisizioni, spoliazioni di santuari, bottini – e quindi nuove campagne militari – divenute topoi della storiografia successiva47.
41 Per un quadro ponderale approfondito delle due serie e, in particolare, della più leggera, ricca di differenzazioni e soggetta a contromarcature variamente valutate, cfr. CALCIATI 1986, pp. 70-72, 82-98, 110, 131-132; 147-152 . 42 Cfr., e.g., CASTRIZIO 2000, pp. 22-23, 43-45; PUGLISI 2009, pp. 360-363. 43 Cfr., e.g., la aporìa chrematon attribuitagli in Arist. Oec. 2, 20a-b per gli anni tra 403/402 e 399 a.C. e sottintesa nelle azioni compiute tra il 387 e il 384 a.C., cfr. MELE 1993, p. 19. 44 Anche per armaioli e artigiani e carpentieri impiegati per la costruzione di fortificazioni, cfr. Diod. 14 a 7.2 e 18.4-6; 14 a 41.3, 42.1, 44.2, 47.7, 58.1, 62.1, 67.3, 78.3, 90.4, 95.3; nonché 15.14.4 (impegni e pagamenti ben datati al 404-401, 399-396, 392, 386, 384, 369-367 a.C.); MELE 1993, pp. 3-11. 45 Circa 30.000 fanti e 1000 cavalieri sulla base delle indicazioni in Plut. Dio., 14; Ael. 6.12, Nep. Dion. 10.5.3; Diod. 16. 9.2. Cfr. PARKE 1970, p. 68 e le considerazioni in CACCAMO CALTABIANO - CASTRIZIO - PUGLISI 2006, pp. 660-661. 46 Ibidem, pp. 658-659, 665, anche per bibliografia precedente; PUGLISI 2009, p. 362 . 47 Cfr. IGCH 1906, 1910, 1911, 1916, 2906, 2908 per la presenza e tesaurizzazione all’epoca di moneta straniera siceliota, ateniese, corinzia e di zecche egiziane; nonché CAVEN 1990, pp. 161-165; CACCAMO CALTABIANO - CASTRIZIO - PUGLISI 2006, pp. 659-660: “La circolazione monetale del periodo dionigiano...sembra ai nostri occhi...una fornace di immani proporzioni, alimentata da ogni tipo di combustibile a disposizione...”; PUGLISI 2009, p. 364; ma già il discorso contrario del siracusano Theodoros in Diod. 14. 65-69 conferma la
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Per altri stipendi, sitos e misthos dovette invece fare un più largo ricorso “compensativo” a forniture in natura, assegnazioni di terre o città48 e alle suddette serie in rame che, non supportate da nuove emissioni argentee, per evitare l’inflazione adattativa inevitabile davanti a una sopravvalutazione (specie se di 14 volte, nel caso, implausibile, della più pesante emessa come dracma), non potevano esser proposte che come dotate di un valore avvertibile come reale49. Questa rimessa in discussione della loro natura, avviata da F. Martino e S. Garraffo e proseguita da D. Castrizio50, ha aiutato ad evidenziare elementi che consentono contestualizzazioni ulteriori, in termini non conclusivi – per la nostra insufficiente conoscenza delle precedenti serie bronzee51 –, ma tali da sfatare la visione oleografica di un sovrano sempre padrone della situazione. Credo infatti si possano ormai sottolineare, tra tanti dati emersi, alcuni punti fermi: 1. le serie Dea elmata/Astro e Dea elmata/Ippocampo, nonostante il comune tipo di diritto, non sembrano esser state introdotte contemporaneamente: la seconda è stata rinvenuta in stratigrafie di Siracusa, Mozia e Naxos precedenti le distruzioni dei centri, o degli edifici coinvolti, del 396, 397 e 404 a.C., così da far convenire su una sua emissione, se non dal 409 a.C., entro il primo quinquennio dionigiano52; 2. i pezzi con ippocampo si possono suddividere in due raggruppamenti principali: un “tipo A” (Fig 11), con elmo non coronato, ippocampo
consapevolezza in Dionisio e nei contemporanei della “necessità... economica”, a tal fine, di “una spirale di guerre continue” (CASTRIZIO 2000, pp. 21 e 34, n. 92). 48 Con questo scopo, esplicito in Polyen. 5, 2, 1 circa la collocazione di 10.000 di loro a Leontinoi, nonché con quello, ricordato supra e n. 47, di controllare e sfruttare il territorio, sappiamo da Diod. 14.15.3; 14.37.5; 14.53.5; 14.58.1-2; 14.78.1-7; 14.87.2; 14.96.4; 14.106.3; 14.107.2, nonché Aen. Tact. 10.21.22; Dionys. Hal. 20.7.3; Iustin. 20.3; Liv. 24. 3.8, e dalla riflessione storica, che Dionisio installò certamente mercenari, in tempi differenti, a Katane, Leontinoi, Tauromenion, Aitna, Adranon, Henna, Motya, Himera, Tyndaris, Messana, Rheghion, Hipponion, Kaulonia, Kroton, Skyllaion, Kainys, Taisia, cfr. GARRAFFO 1993, p. 333 (intervento); CASTRIZIO 2000, pp. 23 e 34, nn. 109, 116. 49 Cfr. MARTINO 1987, pp. 41, 44-45, 47, 50; GARRAFFO 1993, p. 216; CASTRIZIO 2000, p. 35, n. 128. Per una simile introduzione del monometallismo bronzeo a valore reale nell’Egitto tolemaico cfr. supra, n. 24. 50 MARTINO 1987; GARRAFFO 1993; CASTRIZIO 2000, pp. 12-13, 22-23, 35 n. 128, 44-46. 51 Basti pensare alle critiche alle cronologie proposte da HOLLOWAY 1979 formulate da MARTINO 1987, pp. 21-31. 52 Cfr . CALCIATI 1986, pp. 70-71, 73 (409 a.C.); MARTINO 1987, pp. 42, 44; CUTRONI TUSA 1993, pp. 255-256; BOEHRINGER 1993, pp. 81 e 161 (intervento); GARRAFFO 1993, p. 164 (intervento, con richiamo alla prudenza).
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senza briglie e peso medio di 6-7 g; un “tipo B” (Fig. 13), con elmo coronato, briglie e p. medio sotto i 9 g, che diversi dati fanno pensare esser stato introdotto successivamente al più leggero “tipo A”53; 3. alla serie con ippocampo si accompagna un rarissimo nominale superiore con tipi pressoché identici, ed elmo non coronato (Fig. 12), assestato su un peso (24 g ca.) comunque inferiore a quello (30-36 g) della serie con astro54; 4. pochissimi esemplari della serie con astro e elmo coronato presentano un grosso globetto tra le teste o le code (Fig. 14) dei delfini 55; 5. alcuni esemplari delle serie con ippocampo “tipo A” presentano contromarche riprendenti tipi monetali della II metà del V sec. a.C., tra cui una con leggenda ONKI (“oncia”)5, e sappiamo che la contromarcatura segnava la rimessa in circolazione di monete previo prelievo fiscale, o ritariffazione; 6. la serie con astro e delfini è riconiata da Mytistratos, caduto il regno dionigiano, con un tipo segnato con 6 globetti (Fig. 16), il che rende plausibile che negli ultimi anni dello stesso essa fosse parimenti intesa come hemilitron di 6 onkiai57. Se si ammette che la Dea elmata/Ippocampo di 24 g, accordata con la serie con elmo liscio, e poi la Dea elmata/Astro, accordata con “ippocampi” con elmo coronato, segnarono l’imposizione e il consolidamento di un monometallismo bronzeo dal valore almeno meno fiduciario, come pezzi “grossi” accompagnanti una svalutazione di precedenti serie più sopravvalutate, si può ritenere che i primi “ippocampi” siano stati fiduciari appena più consistenti delle serie che soppiantarono58.
53 Cfr. BOEHRINGER 1979, p. 52; GUZZETTA 1979; MARTINO 1987, p. 50 n. 163; GARRAF1993, pp. 209-211; contra, MASTELLONI 1998, pp. 64-67, 74 (su cui vd. CACCAMO CALTABIANO - CASTRIZIO - PUGLISI 2006, pp. 666-668, n. 35) sulla base di pesi ritenuti forse viziati da corrosione e di una divisione eccessiva in sottoserie che fa perdere di vista il quadro generale e non affronta le questioni economico-monetarie poste da GARRAFFO 1993 e MARTINO 1987 (non cit.). 54 Cfr. CALCIATI 1986, p. 75 nr. 33. GARRAFFO 1993, pp. 209-210. 55 Cfr. CALCIATI 1986, pp.131-132, nrr. 66-67 e infra, sulla sua controversa interpretazione. 56 Cfr. CALCIATI 1986, pp. 101-103; MARTINO 1987, p. 44; GARRAFFO 1993, pp. 200201, 208, 211-213. 57 CASTRIZIO 2000, pp. 46 e 52 ha notato che la guarnigione, al momento dell’emissione della sua piccola serie, non aveva tempo, o possibilità di modificare il quadro metrologico ereditato da Siracusa, cfr. infra e nn. 73-75. 58 Impostate su una litra di soli 8 -20 g di un intrinseco, che per MARTINO 1987, pp 2528, 30 già tendeva a rafforzarsi.
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Il loro valore nominale attualmente ci sfugge, così come quello delle precedenti serie, parimenti prive di segno di valore, e abbastanza flebili (al contrario che per il pieno IV sec.) sono gli elementi che hanno fatto pensare ad hemilitra, per l’idea di una ancor più antica predilezione per questo taglio59 che non può, però, escludere in assoluto l’emissione di altri nominali. Se hemilitra furono – inizialmente –, potrebbe esser logico supporre che l’“ippocampo” di 24 g, che pesa quanto 4 (e non 3) pezzi leggeri60, si sia aggiunto ad essi, come primo breve e sfortunato tentativo di arginare la svalutazione della moneta bronzea seguita al deterioramento della situazione militare e/o all’interruzione delle serie argentee, con un più probabile ruolo di unità di riferimento, quindi di litra, meno fiduciaria, ritariffante gli “ippocampi” di 6 g come tetrantes (= 3 onkiai), con conseguente perdita del 50% del valore nominale precedente61. L’esperimento evidentemente ebbe scarsa durata e apprezzamento, così da spingere a eliminare gli “ippocampi” di 24 g e ad un sostanziale abbandono della fiduciarietà del bronzo che, vista la novità, può essere avvenuto ‘a salti’, passando per tentativi intermedi parziali, ma non troppo lenti e graduali, secondo uno dei due seguenti possibili percorsi: A) (ipotesi minimale) 1. La serie Dea/Astro e delfini dotata di un globetto molto evidente (Fig. 14), inteso come segno di valore unitario, viene varata come litra che i pesi riscontrati – 25-30 g62 – mostrano esser stata “rinfor59 Predilezione postulata in BOEHRINGER 1979, p. 21; BOEHRINGER 1993, p. 80, e vista in termini problematici da GARRAFFO 1993, pp. 212-213, fondata sulla precedente diffusione di bronzi con ruota al R/ e sull’asserzione che questi, privi di segni di valore, fossero intesi come hemilitra perché riprendenti dai precedenti hemilitra argentei il tipo, inteso come allusivo al valore allo stesso modo del numero di cavalli (4-2-1) nei tetradrammi, didrammi e dracme. Il suo utilizzo abbinato alla sigla ONKI in contromarche contrasta, però, con l’idea che simboleggiasse un unico nominale. 60 Come notato in GARRAFFO 1993, p. 210. 61 Nel senso che chi aveva ricevuto, e.g., 10 “ippocampi” di 6 g della prima emissione come corrispettivo di un valore di 60 oncie = 5 litrai = 1 dracma, dopo la ritariffazione si ritrovava proprietario di sole 30 oncie = 2 e ½ litrai = ½ dracma. Situazioni analoghe sembrano essersi create nei primi anni di Agatocle - quando a possibili hemilitra e hexantes fiduciari Artemis/Fulmine a nome dei Siracusani si affiancò una rarissima litra coi medesimi tipi per sottolineare il livello raggiunto da quelle monete fiduciarie - e durante l’età imperiale, a partire dal mantenimento in circolazione come dupondii, dopo la riforma augustea, di vecchi assi più pesanti. Cfr. CARROCCIO 2004, pp. 163-164; CRAWFORD 1978, p. 155. Contra, per una considerazione dell’”ippocampo” di 24 g come trias di 4 onkiai a valore reale, in conseguenza di una coeva contromarcatura/ritariffazione degli “ippocampi” di 6 g come onkiai, GARRAFFO 1993, p. 214. 62 Cfr. CALCIATI 1986, pp. 131-132, nrr. 66-67 e pp. 147-149, n. 083, 143, 230; MARTINO 1987, p. 50 (litrai e tetrantes); GARRAFFO 1993, p. 158 (intervento).
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zata” ancora di poco, ma già associata agli “ippocampi” con corona “tipo B” (Fig. 13), ancora intesi come tetrantes. 2. Constatata l’impossibilità a mantenere forti fiduciarietà in contesti di spesa militare, eliminato il globetto (Fig. 15) e alzato il proprio p. medio a 30-36 g63, essa viene rivalutata come hemilitron associato a “ippocampi” intesi ora – sulla base dei pezzi “tipo B” più pesanti – come hexantes (= 2 onkiai = svalutazione del 33 %) di una litra di 60-70 g, dal valore sentito come reale, paragonabile a quello presupposto da serie himeresi e akragantine ben accette nei territori ove si insediarono mercenari64. 3. In alcuni dei difficili contesti militari, o rivolte, precedenti il 392 a.C. alcuni “ippocampi” vengono più drasticamente contromarcati come onkiai (= ulteriore svalutazione del 50%) di una litra di 7090 g, senza che il provvedimento abbia seguito65; B) (ipotesi alternativa) 1. L’abbandono delle emissioni argentee fa ancor più rapidamente fallire il tentativo di una litra con astro e delfini, per cui, contromarcando gli “ippocampi”-tetrantes come onkiai (= svalutazione del 66 %), si torna a una litra di 70-90 g. 2. Solo successivamente forza coercitiva e prestigio del governo dionigiano consentono di riprendere l’emissione delle serie con astro, divenute hemilitra di 30-36 g, ritariffando gli ippocampi non come hexantes ma – forse e proporzionalmente – come trihemionkiai, o come onkiai se valutati sul peso medio (6,6 g?) degli esemplari di entrambi i gruppi, “A” e “B”, comunque circolanti insieme66. Le ipotesi qui formulate danno ovviamente per scontati punti a volte discussi su cui gli studiosi ancora convergono, come un livello della litra =
Cfr. CALCIATI 1986, p. 152. Quali quelle Dio fluviale/Aquila su capitello acragantina o le Gorgone/6 globetti imerese, cfr. CACCAMO CALTABIANO - CASTRIZIO - PUGLISI 2006, p. 657. 65 Così in CASTRIZIO 2000, p. 44, favorevole a un generale utilizzo come hexantes almeno degli “ippocampi” tipo B. 66 Si può anche pensare che gli “ippocampi”, in mano più alla popolazione che ai militari detentori delle serie più “grosse”, siano stati intesi come hexantes (2 onkiai) sulla base più del peso massimo (10 g.) che del medio (7 g ca, non sparendo dalla circolazione i più leggeri) di hemilitra (6 onkiai) mediamente più pesanti, facilitando la circolazione dei primi in accordo con la “legge di Gresham”, per cui la moneta “cattiva”= più fiduciaria prevale sulla migliore. Tuttavia, i molti casi noti di circolazione e tesaurizzazione costante e indiscriminata di entrambe le serie sembrano ostare a questa ricostruzione, che avrebbe più facilmente portato all’estromissione della moneta “più buona” con l’astro, e gli “ippocampi” continuano ad apparirci, visti i pesi, più “quarti”, o “sesti” che “terzi” di essa.
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unità monetaria teorica pari a 108 g di AE fino all’età di Agatocle, in virtù del contemporaneo mantenimento di un suo corrispettivo argenteo di 0,87 g, del tutto svincolata dalla litra = unità ponderale, più pesante, al di là della comunanza di nome 67. Un altro punto basilare da considerare, con tutte le possibili conseguenze, per i tentativi di ricostruzione proposti o possibili, è rappresentato dalla stessa identificazione dei segni di valore. Alla sottovalutazione dei grossi globetti posti sui primi pezzi con astro, troppo evidenti per essere intesi come abbellimento o indicazioni di onkiai68, credo possano opporsi gli anni che, separandoli dalle poche precedenti serie argentee e bronzee siracusane con segno di valore69, poterono favorire una loro considerazione come indicativi, semplicemente, di “unità”, coincidenti senza confusione, in questo caso, con le litrai. A una simile considerazione come segni di valore delle lettere e dei 2 globetti (= hexas?) visti da taluni su pochi “ippocampi”70, sembrano invece ostare la loro scarsa evidenza e i dubbi di contraffazione, o derivazione da tipi riconiati, più volte avanzati71. A ben vedere, è la considerazione dell’”ippocampo”, hexas o meno che sia, come terzo del nominale pesante72 a presentare più difficoltà, non spiegabili solo con la sua nascita precedente, o con un’eventuale diversa presenza di intrinseco, sinora – come si è visto – smentita. In effetti, se è stato ben notato che il contesto non consentiva a Mitystratos di ritariffare, oltre che riconiare, la serie con astro col suo tipo con 6 globetti, per cui essa sarebbe già stata un hemilitron73, non si può pure ignorare che la stessa zecca riconiò contemporaneamente l’“ippocampo”con un altro nominale (Fig. 17)74, privo, come il sottostante, di segni che lo qualificassero come hexas.
67 Cfr. WILLERS 1905; contra, PARISE 1979, 301-302, sulla base di alcuni pesi di bilancia riferiti ad una litra ponderale doppia, cui si possono opporre le risposte, pienamente condivisibili, in MARTINO 1987, pp. 37-38, n. 115; CASTRIZIO 2000, p. 35, n. 129. 68 Ibidem, p. 44, ma vedi già l’ammissione come segni di valore in MARTINO 1987, p. 44 e MASTELLONI 1998, p. 53. 69 Serie, dalla cronologia precisa discussa, con T. femm. o masch./Polpo e 3 globetti o T femm. e 4 astri?/Polpo, ippocampo e 3 globetti, fig. 10. Cfr. HOLLOWAY 1979, pp. 124133; CALCIATI 1986, nn. 1, 13, 30; MARTINO 1987, pp. 23-30. 70 Cfr. MARTINO 1987, pp. 44 e 50; CASTRIZIO 2000, p. 44. 71 Cfr. GARRAFFO 1993, p. 218; MASTELLONI 1998, pp. 33-34, 45-46, 61-62. 72 Così in CASTRIZIO 2000, pp. 44-45. Inaccettabile l’ipotesi in CAMMARATA 1984, p. 120 di globetti riferiti a un conteggio per oboli inesistente in quell’epoca e contesto. 73 Cfr. supra e CASTRIZIO 2000, p. 45. 74 Ibidem, p. 52.
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Mi chiedo perciò, sia pur con prudenza, se il tipo di quest’ultima serie mitystratina – non una ruota, ma un punto da cui divergono tre infiorescenze – non stesse a indicare, allora, per essa e per l’ippocampo riconiato, un valore nominale diverso, compatibile con un peso pari a 1/4 – piuttosto che 1/3 o 1/6 – dei pezzi con astro o con 6 globetti, definibile in virtù di ciò come trihemionkion = 3 mezze onkiai (simboleggiate dalle infiorescenze), piuttosto che come onkia o hexas75. D’altra parte, non si può ignorare che i dati di rinvenimento hanno sollecitato dubbi anche sull’attribuzione a Dionisio dei primi “ippocampi”. Se allo stato attuale appare più probabile una loro pertinenza al suo primo anno di governo (406/405 a.C.), anche per la parziale comunanza tipologica colla serie con astro, intrisa di un messaggio propagandistico forte e originale76, va notato che egli, in quanto ex sostenitore di Ermocrate, era legato alle esperienze precedenti, e che l’ippocampo era già comparso come tipo o simbolo in precedenti serie siracusane (Fig. 10) e fenicie77. Come si vogliano intendere tali ipotesi, si conviene comunque che sotto Dionisio si succedettero più riforme della consistenza effettiva dello standard bronzeo78, segno di difficoltà crescenti a mantenere il credito accordato alla moneta, che danneggiarono i cittadini, principali detentori delle serie bronzee (rapidamente cedute loro dai soldati in cambio di merci), e sottoposti anche ai prelievi forzati espressi dalle contromarche. Giustamente è stato notato che un tale sistema monetario e di spesa sarebbe
75 Per quanto sia irrituale la coniazione di un nominale frazionale – accordato con una divisione dell’unità superiore in quarti e ottavi che spunta qua e là nelle monetazioni antiche –, va notato che esso trova paralleli nell’emissione in Grecia, Magna Grecia e Italia di tritartemoria, trihemioboli o sescunciae (1 uncia e ½), in analogia concettuale col trihemionkion. Una tale tariffazione, utile a mantenere in circolazione nominali precedenti, ben si accorda col varo a Mitystratos di un pezzo di 3 g (quindi un eventuale hemionkion), sulla cui cronologia ha però dubbi CASTRIZIO 2000, p. 62 n. 403, e rende più coerente l’inserimento delle serie Zeus Eleutherios/Fulmine timoleontee, pari in peso a 2 “ippocampi”, ammesso ibidem, p. 46, in un sistema con nominali, a quel punto, da 6, 3, 1 e ½ onkiai, piuttosto che da 6, 3, 2 onkiai. 76 In un senso spiccatamente filomonarchico che tradisce influenze di più o meno lontana origine orientale secondo l’interpretazione, supportata da fonti neglette, in CACCAMO CALTABIANO 2001, pp. 40-45. 77 Cfr. CALCIATI 1986, n. 30 e supra, n. 69; BMC Phoenicia n. 13 (Tiro, data incerta). Per un’analisi della diffusione monetale del tipo, connesso, in Fenicia, con Melkhart e con l’ideologia basilica, cfr. GERACI 2009/2010 – per la segnalazione della quale ringrazio M. Caltabiano (Univ. di Messina) –. Farnabazo aveva aiutato Ermocrate a tornare in Sicilia. Cfr. Diod. 13.34.4; 13.63 e 75; Thuc. 8. 26. 1; MADDOLI 1979, pp. 85-88; SORDI 1979, pp. 210212; CAVEN 1990. 78 Cfr. MARTINO 1987, p. 50; GARRAFFO 1993, pp. 209-215; CASTRIZIO 2000, p. 35 n. 128.
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stato alla lunga comunque insostenibile, e che esso implose solo sotto Dionisio II, perché alimentato prima dal clima di continua mobilitazione mantenuto anche dopo il 392 a.C.79. Da Agatocle al 211 a.C.: una spirale di guerre, debito pubblico e inflazione Questa situazione di statisti lanciati in politiche militari al di sopra delle loro possibilità, perpetuate anche grazie a una finanza “creativa” che cerca di aggirare il problema finanziario, o di procrastinarne la soluzione, si comprende meglio considerando, oltre al succedersi di serie di moduli diversi, le riduzioni svalutative dell’as romano nella II guerra punica, seguite ad altre precedenti80, che, secondo i dati delle fonti e le ricostruzioni più credibili81, possiamo oggi sintetizzare così:
Trientale Quadrantale Sestantale Sestantale ridotta Onciale Onciale ridotta Semionciale = as di 109 g = as di 82 g = as di 54 g = as di 35 g ca = as di 27 g = as di 18 g ca = as di 13,5 g 217 a.C. 216 a.C. fine 215 a.C. 213 a.C. circa 211 a.C. 208 a.C. circa 205/204 a.C.
Esse ci mostrano che Roma si salvò in corner, mobilitate tutte le risorse e gli schiavi82, riducendo volta per volta, secondo una ratio facile, di “x oncie” ponderali il peso teorico della sua unità monetale bronzea (as), da sempre intesa a valore reale83. L’illusione di mantenimento del valore precedente che si cercò così di provocare durò sempre poco, concludendosi ogni volta, in circostanze caratterizzate da assenza di nuove entrate da bottini e in accordo coi meccanismi ricordati, con nuovi adeguamenti di prezzi e stipendi innescanti ulteriori svalutazioni, in una “spirale inflattiva”
infra, no. 106, e una “semilibrale”, collocata nel 217 a.C. da CRAWFORD 1985, p. 55 e nel decennio precedente da THOMSEN 1961, pp. 264. 81 Cfr. MARCHETTI 1978, pp. 297-306, 333, 343-348 e 499-501; CARROCCIO 2004a, pp. 156-157. 82 Cfr. Liv. 22.57.9; 23.14.2-3; 23.31.1; 23.48.7-9, nonché 24.18.15; Appian. Hann. 27; MARCHETTI 1978, pp. 48-52, 263, 300-301, 322-325; 333, 341-343, 347-349. 83 Cfr. LO CASCIO 1998 e supra, n. 20.
79 Ibidem, pp. 24-25. 80 Perlomeno una riduzione “deconciale”, per la quale cfr.
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paragonabile a quella vissuta dalle valute tedesca e italiana alla fine della I guerra mondiale, o durante la II84. Se il fenomeno si arrestò, portando a un ripristino dell’as onciale, abbandonato prima del 204 a.C.85, fu solo per l’enorme afflusso di risorse seguito alle vittorie anche orientali e macedoni, e allo sfruttamento sistematico dei territori sottomessi. L’adozione di riduzioni non solo ponderali dei nominali coniati in un metallo, ma anche svalutative dello standard tout court, per un uso dell’illusione monetaria ignorante il rischio di spirali inflattive, non fu, però, invenzione romana. Una recente ricostruzione sistematica delle cronologie precise, e della consistenza, delle emissioni siracusane da Agatocle alla V Democrazia86, riconoscendo – grazie ad analisi della successione di conii e sigle di controllo – le serie adottate insieme, e quelle aggiuntesi dopo un po’, ha permesso di notare che pure la litra siracusana subì riduzioni. Dai 0,87 g d’AR originari, ricavabili dal nomos decalitro, pari per Aristotele in Polluce al “pegaso” corinzio di 8,7 g87, fino a livelli successivi e più bassi, chiaramente testimoniati: 1. da “pegasi” agatoclei di 6,9 g (Fig. 18) – unanimemente intesi come dotati dello stesso valore nominale dei precedenti e ridotti per rispondere ad una situazione di necessità –88; 2. da nomoi di 5,6 g coi medesimi tipi – perciò ritenibili decalitri come i due “tagli” agatoclei – dei primi anni di Ierone II (Fig. 19), e di Tauromenio (Fig. 20), preceduti da una serie pirrica di pari peso (Fig. 21)89; 3. da monete a nome di Syrakosioi del 216/215 a.C. con segni che le indicano come multipli di un’unità di 0,29 g, erede della litra, definita come chalkous (Fig. 22)90; 4. da notazioni di Festo e Polluce certamente relative allo stadio finale, pari a 0,11 g d’AR, raggiunto da tale standard al momento della conCfr. CARROCCIO 2005a, p. 72 n. 24. Data l’evidenza di serie iberiche, bruzie e siciliane che mostrano come a quell’epoca tra i popoli soggetti ai Romani fu di fatto imposta una tariffazione già semionciale. Cfr. MARCHETTI 1978, pp. 499-501; CARROCCIO 2004a, p. 157. 86 Cfr. CARROCCIO 2005a, e ancor prima CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, pp. 123-130. 87 Cfr. Arist. ap. Poll. Onom. 4.175 e 9.80-81. 88 Cfr. CANTILENA 1989; GARRAFFO 1995, p. 459; CARROCCIO 2004a, pp. 147 e 271. 89 Ibidem, pp. 82 nrr. 46, 83 nr. 56, 90 nr. 5, 141-147, 271; CARROCCIO 2005a, pp. 8081; nonché prima CARROCCIO 1994, pp. 16, 20, 130-133; CARBÈ 1995, pp. 303-304. 90 Cfr. CARROCCIO 2004a, pp. 147 e 273; CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, pp. 93-105; CARROCCIO 2005a, pp. 73 e 90-91, e già, con diversa contestualizzazione, MANGANARO 1981-82, pp. 44-46.
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quista romana del 211 a.C.91 e ancora vigente nei due gruppi di rendiconti di Tauromenio, la datazione degli originali dei quali ho proposto di rialzare, per le indicazioni monetali in essi contenute, al 212-200 e al 178 a.C.92. Poste queste basi, per le osservazioni e i criteri ricordati, e considerando la possibile ratio di cambio tra i metalli, è stata ricostruita un’articolazione dei nominali in tagli interfacciati con diversi standards stranieri (per renderli graditi ai mercenari), ma ancora esprimenti valori multipli, secondo rapporti di cambio semplici (per 2, 3 o 5 e preferendo la ‘misura’ del nomos)93, dello standard locale, accordati con le seguenti possibili riduzioni:
Deconciale Enneonciale Ottonciale Semilitrale Pentonciale Tetronciale Trionciale Trihemionciale = litra di 0,72 g = litra di 0,65 g = litra di 0,57 g = litra di 0,43 g = litra di 0,35 g = litra di 0,28 g = litra di 0,22 g = litra di 0,11 g post 304 a.C. 287 a.C. post 278 a.C. 260 a.C. circa 218 a.C. 216 a.C. 215 a. C. 213 a.C. circa
Questa ricostruzione si accorda, chiarendole, con le notizie sulle tante rivolte di mercenari pretendenti il misthos affrontate con rischi da Agatocle già all’inizio della campagna africana, esortandoli “a cercarsi la paga nel campo nemico”94. È evidente che l’emissione di tetradrammi con quadri91 Cfr. Fest. 492.12 L = HULTSCH II, 81.13; Poll. 9.87; CONSOLO LANGHER 1963, pp. 391, 427; CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, pp. 124-126 e 129-130; CARROCCIO 2005a, pp. 96-97. 92 Cfr CARROCCIO 2008: vi si allude a un denarius ancora corrispondente a 10 asses sul quale vd. anche infra, n. 130. Per la datazione tradizionale al I sec. a.C. cfr. per ultimo MANGANARO 1988. 93Rapporti che non si può recuperare in termini altrettanto semplici e plausibili continuando a considerare queste monete come riferite alla litra di 0,87 g d’AR al punto da postulare l’esistenza di pezzi da 32 litrai o di “ottoboli” (seguendo HEAD 1874, p. 60) ove non si adottava l’obolo. Cfr. CARROCCIO 2004a, pp. 142-145; CARROCCIO 2005a, pp. 69-73, 80. 94 Cfr. Diod. 20.11.1 (311 a.C.) : 6000 mercenari arruolati per l’Africa; Diod. 20.4.1 (311 a.C.): lascia un Etolo con Antandro; Diod. 20.4.5 e 78 (311 a.C.): confische eccezionali per soli 50 talenti; Diod. 20.33.7 e 34.1 (309 a.C.): I ribellione dei soldati; Iust. 22.7.78 (308 a.C.): II ribellione; Iust. 22.8.7-8 (307 a.C.): li esorta a saccheggiare il nemico; Diod. 20.71.1-5 (306 a.C.): sono pagati con la città di Segesta; Diod. 21.2-4 (300 a.C.): guarnigioni Bruzie si ribellano.
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ga, dal 317 a.C.95, e con Kore/Trofeo, dal 310 a.C. (Fig. 23)96, e di pochi aurei97, gli permisero solo di mantenere le prime guerre, l’avvio della spedizione africana98 e il controllo di Siracusa. Poco dopo il 305 a.C., egli sembra aver unito ai saldi di mercenari con terreni99 e promesse di cittadinanza iniziati l’anno prima (da cui scaturiranno la stasis del 288 a.C. e lo stesso stato mamertino100), emissioni auree (interfacciate collo standard corinzio grazie ai pesi di g 5,7 – Fig. 24 –, 2,8 e 1,4) e argentee (i “pegasi” ridotti di 6,9 g) (Fig. 18) adeguate a uno standard ridotto a 10 onkiai dell’originaria unità monetaria, segno di una persistente sofferenza di cassa101. Se Agatocle mantenne il proprio impero, il tracollo e le lotte dopo la sua morte spinsero Iceta e Pirro, in 14 anni di guerre mai risolutive della propria precarietà finanziaria, foriera di difficoltà coi mercenari102, oltre a esazioni fiscali ormai insostenibili103, ad adeguare le proprie serie, di più ridotta portata, a uno standard ulteriormente ridotto a 9 e poi 8 onkiai-peso (Figg. 25 e 21)104.
95 Per i quali cfr. IERARDI 1995-1996, pp. 3-6, 23, 39-49; CARROCCIO 2004a, pp. 78 n. 2. 96 Sulla loro articolazione e datazione vd. CONSOLO LANGHER 1990, pp. 36-38; ARMA-
GRANDE 2000b, più precisa e attendibile sul piano storico rispetto a IERARDI 1995-1996, pp. 6-31, 50-66; CARROCCIO 2004a, pp. 80 nrr. 23, 267. 97 Serie Eracle-Alessandro/Nike, Apollo/Biga da 4,3 g, Athena/Fulmine di 4,3 g. Per una loro cronologia e quantificazione cfr. CONSOLO LANGHER 1990, p. 38-40; BÉREND 1998; ARMAGRANDE 2000a, p. 225; ARMAGRANDE 2000b, pp. 210, 215; CARROCCIO 2004a, pp. 78 nr. 1; 80-81 nrr. 22, 28, 30. Il ruolo e l’eventuale inserimento in questo quadro delle serie in elettro, collocabili forse nei medesimi anni, sono ancora lungi dall’essere chiariti, anche se la loro coniazione è certo di per sé indicativa di una scarsa disponibilità di oro. Cfr. JENKINS 1968; CARROCCIO 2005a, pp. 74-75, n. 35. 98 Sulla cui complessità e onerosità cfr. Diod. 20.4.5 circa la necessità agatoclea di ricorrere anche a requisizioni di arredi templari e monili femminili per ovviare a queste necessità, e CONSOLO LANGHER 1990, p. 35. 99 Per Diod. 20.71.1-5 il sovrano nel 306 a.C. concesse la città di Segesta appena conquistata in pagamento a parte delle sue truppe, non potendo evidentemente ricorrere ad altre modalità di pagamento. 100 Sui quali cfr. DE SENSI SESTITO 1979, pp. 345-346; CARROCCIO 2004a, p. 21. 101 Cfr. CANTILENA 1989, p. 15; CARROCCIO 2005a, pp. 75-78. Il persistere di difficoltà nell’effettuazione di pagamenti regolari, soddisfacenti e proporzionati a quanto promesso alle truppe schierate nel territorio del regno è ritenuto da Diod. 21.2-4 causa determinante dell’insurrezione delle guarnigioni bruzie del 300 a.C. Sulla possibile diversa destinazione delle diverse serie argentee cfr. anche CASTRIZIO 1995. 102 Non a caso, è proprio un capo mercenario italico, Thoinon, a estromettere Iceta nel 279 a.C. Cfr. Diod. 22.7.2; Dion. Hal. 20.8.1-3; DE SENSI SESTITO 1979, pp. 346-347. 103 Almeno per quanto riguarda Pirro, cfr Polyb. 7.4; Plut. Pyrr. 23.5; DE SENSI SESTITO 1979, pp. 348-349. 104 Per l’assenza di vittorie risolutive. Cfr. Ibidem, pp.346-349; CARROCCIO 2004a, p.
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Significativamente, per serie bronzee romane di pieno III sec. a.C. sono state individuate analoghe riduzioni a 10 e poi 9 unciae-peso105. Quando il generale Ierone II, preso il potere in nome di una riconquista coerente con cinquant’anni di militarismo106, emise poco pezzi d’oro e argento (Figg. 26 e 19) sostenenti molto bronzo fiduciario (Fig. 27)107, faceva affidamento anch’egli su vittorie e bottini futuri che non vennero. La resa a Roma nel 263 a.C., dopo solo un anno dallo scoppio della I guerra punica ed una piccola sconfitta108, rappresentò forse una dura presa d’atto, imposta dall’oligarchia109, dell’insostenibilità economica di questa e delle guerre precedenti, di cui Ierone finiva col pagare il prezzo, dimostrata anche da un versamento forzatamente rateale e in natura dell’indennità pretesa dai Romani110. A conferma di questa ipotesi, successivamente, cessate le coniazioni auree e argentee, viene lanciato un monometallismo bronzeo, che il suo articolarsi in nuovi nominali (Testa di Poseidon/ Tridente, poi anche Testa di Ierone II/Cavaliere, figg.28-29) relativamente più pesanti dei precedenti fiduciari, rivela associato a una nuova riduzione “semilitrale” dello standard a 6 onkiai-peso111. Solo dal 217 a.C., colla Sicilia investita dalla II guerra punica, affrettate e non del tutto contemporanee emissioni auree e soprattutto di numerosi nominali argentei (a nome dei membri della famiglia regale, fig. 30, nonché di Syrakosioi – forse un consiglio regale – a volte con segni di valo21 e grafici 1-2; CARROCCIO 2005, pp. 79-84 e n. 58, per una quantificazione delle limitate dimensioni delle loro emissioni in metallo nobile. 105 Cfr. THOMSEN 1978, pp. 13 e 19; CRAWFORD 1985, p. 55. 106 Sulla storia di quegli anni e sulle ‘parole d’ordine’ ideali e militari che accompagnarono e giustificarono la sua presa del potere e la sua rapida trasformazione in una basileia, cfr. Zonar. 8.6; Justin. 23.4.1-2; Theocr. Id. 16; Polyb. 1.8-9 e 7.8.4; DE SENSI SESTITO 1971; DE SENSI SESTITO 1977, pp. 22-27 e 225-232; nonché C ARROCCIO 1994, pp. 3-8. 107 Cfr, CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1995, pp. 200-209; CARROCCIO 2004a, pp. 271-272. 108 Cfr. DE SENSI SESTITO 1977, pp. 63-99. 109 Per Eutr. 2.19, Polyb 1.16.4, Diod. 23.4 “confusione e sbigottimento dei Sicelioti” e “sdegno dei Siracusani” spinsero Ierone alla resa cum omni nobilitate Syracusanorum. Cfr. CARROCCIO 1994, pp. 7-8; CARROCCIO 2004a, p. 272. 110 Per la sua determinazione e contestualizzazione cfr. Polyb. 1.16.9; Diod. 23.4.1; Eutr. 2.19; Oros. 4.7 e DE SENSI SESTITO 1977, pp. 103 e 107. 111 Per una loro più corretta cronologia e definizione metrologica, correttiva di precedenti ipotesi, ed un riepilogo delle stesse, cfr. CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1995, pp. 209-218; CARROCCIO 2000; CARROCCIO 2004a, pp. 84-86 (nrr. 60-62 e 75), 112, 141, 165. Per un’interpretazione del tipo del ‘cavaliere’ cfr. CARBÈ 2004.
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re in chalkoi, fig. 22)112, mostra sia la rapidità delle operazioni di riarmo, e pagamento anche di truppe romane113, che l’impossibilità di evitare nuove, rapide riduzioni dello standard, fino al livello menzionato da Festo e alla sconfitta di una Siracusa ormai assediata114. Decenni di relazioni commerciali e progressi economici e fiscali115 non avevano cioè e comunque conferito a Siracusa risorse metalliche sufficienti a reggere una guerra di così vasta portata. Oltre la Sicilia e Roma: un meccanismo che non cambia Ma, poste le evidenze e ricostruzioni sopra ricordate, possiamo sostenere che le riduzioni svalutative furono fenomeno solo siracusano e romano? In effetti, studi dedicati alle serie filopuniche dei Brettii (216-203 a.C.) hanno riconosciuto due o tre riduzioni del loro standard bronzeo, grazie anche a un segno di valore comparso su alcuni pezzi con Ares/Nike e trofeo (Fig. 31), cui forse si associarono parallele riduzioni dello standard argenteo, che solo analisi più precise delle serie bronzee nel loro rapportarsi con esso potranno confermare116. Mentre Capua filoannibalica sembra essersi
112 Per le quali cfr. CARROCCIO 1994, pp. 85-86 (nn. 69-73), 122-130, 156; CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, specie alle pp. 39-40 e 95-105; CARROCCIO 2004a, pp. 128-131, grafici 1-2; CARROCCIO 2005a, pp. 87-99. La cronologia del succedersi e affiancarsi delle diverse serie argentee è stata definita in dettaglio partendo dalla ricostruzione della sequenza dei coni, e dell’ordine di utilizzo, su più nominali, delle sigle di controllo, individuando contemporanee coniazioni di tagli argentei, sempre multipli del nomos, in un numero oscillante, nelle diverse fasi, tra i 3 e i 9 (con emissione massiccia, però, solo delle Filistide/Quadriga, Gelone/Biga, di una di Ieronimo e, poi, delle Athena/ Artemis e Athena/Fulmine). Da ciò il riconoscimento anche di una intensa concentrazione cronologica dell’attività di coniazione,‘agganciata’ con quelle di Ieronimo e della V Democrazia (214-211 a.C.), a smentita delle cronologie “lunghe”, dal 240 a.C. o da prima, in HEAD 1874, pp. 61-69; DE SENSI SESTITO 1977, pp. 235-237; BUTTREY - ERIM - GROVES - HOLLOWAY 1989, p. 105 e delle perplessità in BIUCCHI 2003, p. 30 e DE CALLATAŸ 2000. 113 Per le quali cfr. Liv. 23, 21, 5 e CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, p. 19. 114 Cfr. DE SENSI SESTITO 1979, pp. 364-365 e CARROCCIO 2005a, pp. 87-99. 115 Sui quali cfr. sempre DE SENSI SESTITO 1975-76. 116 Cfr. PFEILER 1964, pp. 14-44 e 46-48 (riduzioni nel 213, 208 e 204 a.C.); MARCHETTI 1978, pp. 457-463; TALIERCIO MENSITIERI 1995, pp. 130, 136 (principale riduzione nel 212 a.C.); PARISE 1993, pp. 187-189, 191, 193. L’ipotesi di pesi delle serie argentee armonizzati con quelli di diverse valute mediterranee avanzata da CACCAMO CALTABIANO 1995, pp. 171, 176-182, non è di per sé ostativa, dati gli esempi siracusani, alla possibilità di successive riduzioni dello standard argenteo ammessa da Pfeiler, Marchetti e Parise. Tramontata è ormai la datazione pirrica proposta da SCHEU 1961.
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comunque adeguata, a giudicare dai segni di valore (Fig. 32), per la sua collocazione geografica, ai diversi standard allora adottati dai romani117. A parte ciò, va ricordata la grande mobilità di truppe e, con pari rapidità, di iconografie e esperienze monetali dell’età ellenistica118. I mercenari non greci agatoclei giunsero anche in Magna Grecia119 e lo stesso avvenne con quelli di Pirro di ritorno dalla Sicilia. È perciò logico supporre che le realtà statuali coinvolte, come le medievali, non potessero permettersi di ignorare i provvedimenti degli stati coi quali si era stabilito un contatto, per evitare paragoni tra valute che avrebbero potuto far uscire dalla circolazione locale metalli di difficile reperibilità che era essenziale poter riciclare120. Anche per la Magna Grecia, d’altra parte, si è ammessa una riduzione del nomos, sotto Pirro, a 6,5 g (Fig. 33), spiegata come conseguenza di una sua semifiduciarizzazione121, in unione con pezzi di 3 g, ritenuti segno di una “insolita”, imperfetta divisione binaria, piuttosto che ternaria, riscontrata a Heraclea, Taranto (Fig. 34), Crotone, Metaponto, Thurii, e forse Locri e i Lucani122. In realtà, va ribadito come sia più credibile, e funzionale al particolare contesto politico-militare, semmai, una riduzione dello standard senza fiduciarizzazione. Anche se la precisazione dei termini di un tal riforma trova ostacoli nelle forti incertezze persistenti sulla cronologia, i rapporti e il peso di molte serie123, si può confidare che il loro approfondimento possa portare ad una soluzione generale del dilemma. Essa, applicando una ratio credibile, dovrà armonizzare tra loro diversi nominali aurei e argentei battuti, a volte, in rapida successione dalla medesima zecca124, ritenuti di peso pieno, ri117 Sulla particolare situazione delle emissioni di questo centro, che tengono conto del contesto monetario circostante senza poter essere intese come riferite ad età precedente, cfr. HEURGON 1942, pp. 209-231; MARCHETTI 1978, pp. 443-445; CARROCCIO 2010c, e ancor prima ROBINSON 1964, pp. 39-40 (con diversa interpretazione metrologica). 118 Sulle quali cfr. GRIFFITH 1967; CARROCCIO 2010a. 119 Un contingente specifico di Liguri e Tirreni è ricordato in Diod. 21.3. 120 Cfr CARROCCIO 2005a, pp. 77-78; per l’età medievale, e.g. , CASTRIZIO 2005, pp. 94, 98-100, 107, 121-122, 126-133. 121 Da CANTILENA 1989, condivisa per le zecche magnogreche da GARRAFFO 1989; TALIERCIO MENSITIERI 1989. 122 Caratterizzati il più delle volte dai tipi Testa di Athena/Civetta, presente anche in dracme non ancora ridotte di Heraclea cfr. RUTTER 2001, pp. 103-105, 127-129, 137, 153154, 173, 180, nrr. 1015-1019, 1047-1052, 1060, 1411-1421, 1449, 1611, 1895, 1900, 21962197, 2343; TALIERCIO MENSITIERI 1989, pp. 31, 34, 40-46; GARRAFFO 1989, pp. 21-25. 123 Come ricordato anche ibidem, pp. 24, 26, 28-29. 124 Come nel caso delle diverse emissioni auree e argentee variamente ricondotte ai po-
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dotto e anomalo, ma tesaurizzati a volte insieme, considerando l’ipotesi, ventilata da Caltabiano sulla scorta di Aristotele in Polluce, che i nomoi italiotikos e tarantino ellenistici siano stati decalitri125, piuttosto che tridrammi di 18 oboli126. In un contesto decimale, parzialmente analogo a quello del noummos adriatico127, la contemporanea presenza e utilizzazione di frazioni binarie e non del pezzo più grande, o di multipli binari, ternari e per 5 dell’unità, può dare un senso a tante piccole monete argentee poco studiate (Fig. 35, Rubi)128, facendoci chiedere anche se con le riduzioni che sembrano deducibili da esse non si siano in qualche modo rapportati i differenti pesi su cui si assestano le diverse serie argentee romano-campane, aiutandoci a chiarire tante questioni irrisolte sulla loro cronologia129. Ne risulterebbe un quadro generale di un Occidente ellenizzato svenatosi lentamente, nonostante tutti i tentativi di nascondere le proprie difficoltà, in guerre egemoniche, funzionali all’auto-affermazione di pochi autocrati, ma costantemente al di sopra delle proprie possibilità economiche, divenuto infine fonte di alleati e di finanziamenti delle armate romane.
chi anni di coinvolgimento tarantino nella guerra pirrica, e.g., ibidem, p. 28 e da FISCHERBOSSERT 1999 n. 360; RUTTER 2001, pp. 102-105, nrr. 983-1019 e 1061-1077; CASTRIZIO SANTAGATI 2011. 125 Cfr. Arist. ap. Poll. Onom. 4.174-175 e 9.80-81; CACCAMO CALTABIANO 2009, pp. 157; CACCAMO CALTABIANO 2010, pp. 125-128. 126 Perché non è ammissibile che oboli, litre e i loro multipli e suddivisioni siano coesistiti in uno stesso periodo entro una medesima zecca, come sembra ammettere per Taranto RUTTER 2001, pp. 93, (nrr. 831-832), 95 (nrr. 854-857 e 863-867), 98-99 (nrr. 907-931), 101-102 (nrr. 976-982), 105 (nrr. 1061-1077). Per un riepilogo della questione, risalente agli studi di Vlasto, cfr. MANGIERI 2010, pp. 48-58, che però tende a identificare i piccoli nominali come multipli dell’obolo. 127 L’originaria suddivisione decimale di quel noummos è stata dedotta, oltre che per analogia colla strutturazione del nomos, per la sussistenza in certe zecche di nominali segnati con 5 globetti, o con una N accompagnata da una stanghetta, o anche, a Luceria a nome di Roma, della misura del dextans (10 unciae), cfr. PARISE 1989. Per una probabile equiparazione, nel corso della II guerra punica, del sistema del noummos con quello dell’as, effettuata rendendo equivalenti le unciae di entrambi – più verosimilmente –, o il noummos coll’as, cfr. CRAWFORD 1985, pp. 65-66; CARROCCIO 2009, pp. 142-147; CACCAMO CALTABIANO 2009, pp. 156-158. 128 Cfr. già MANGIERI 2010; CACCAMO CALTABIANO 2009, pp. 157-158; CACCAMO CALTABIANO 2010, pp. 127-128. 129 Come la possibilità, sostenuta da MARCHETTI 1993, pp. 44-46, 49-50, 58, 64-65, che esse siano state sviluppate almeno in parte parallelamente, da più ateliers. L’adeguarsi di queste serie, o delle prime di esse, a diversi standards magnogreci può esprimere contemporaneità con emissioni di altre zecche dal medesimo peso, o una diversità delle proprie unità ponderali di riferimento, e degli stateri che ne costituiscono il multiplo, in termini ancora da approfondire.
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Queste, imponendo intorno al 200 a.C. emissioni di nominali bronzei sopravvalutati, ma dati ai soldati sulla base del peso effettivo130, consentirono loro di acquisire beni a prezzi, di fatto, ridotti di una quota gravante sulle popolazioni locali131, secondo modalità vagamente simili a quelle con cui le Reichskreditkassen (Fig. 37) e Amlire cartacee (Fig. 36) di ridotta convertibilità contribuirono al finanziamento delle occupazioni militari tedesche e americane della II guerra mondiale132.
130 Cfr. Plin. N.H. 33.45: Postea Hannibale urguente… asses unciales facti, placuitque denarium XVI assibus permutari… in militari tamen stipendio semper denarius pro X assibus datus est. Con l’eccezione di MARCHETTI 1978, pp. 173-177, 190-196, che forza i dati su prelievo fiscale e spesa militare forniti da altre fonti, gli studiosi sono oggi concordi nel non ammettere, con interpretazione letterale del passo, un’anticipazione al 211 a.C. della ritariffazione ufficiale del denarius a 16 assi, collocata intorno al 141 a.C. in conseguenza dei nuovi ed espliciti segni di valore posti da quell’anno sui denarii, cfr. CRAWFORD 1974, II, 613; SAVIO 2001, 85 e 103. La questione andrebbe approfondita considerando che la discesa del peso reale degli assi molto al di sotto di quello teorico fissato per le riduzioni, rispettivamente, sestantale e onciale, intorno al 213 a.C. e al 208 a.C. (tale da far postulare riduzioni intermedie “sestantale ridotta” e “onciale ridotta”), potrebbe indicare che le popolazioni soggette, detentrici soprattutto di moneta bronzea, fossero costrette a accettare in pagamento i denarii argentei dei militari, cui “costavano” ancora solo10 asses, sulla base dell’effettivo peso e rapporto di cambio fra i due metalli, come equivalenti, per loro, a 16 asses ridotti. 131 Cfr. MARCHETTI 1993, pp. 60 e no. 144; CARROCCIO 2004b, pp. 286-287. 132 Cfr. CARROCCIO 2005a, p. 192 e contributi di MASSARA e BRUNO in questi stessi Atti.
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