Come Zeus: Aquila, fulmine e cornucopia segni dei poteri nelle monete ellenistiche morepublished in “Tyrannis, Basileia, Imperium. Forme e prassi e simboli del potere politico nel mondo greco e romano. Giornate seminariali in onore di S.N. Consolo Langher. Messina 2007” (a cura di M. Caccamo Caltabiano – C. Raccuia – E. Santagati), Pelorias 18, Messina 2010 (ISBN 978-88-8268-024-4), pp. 363-374 |
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BENEDETTO CARROCCIO
Università della Calabria
Come Zeus: aquila, fulmine e cornucopia segni dei poteri nelle monete ellenistiche
S. Consolo Langher, che ho avuto l’onore di avere per docente, negli studi dedicati ad Agatocle e alla definizione di un Ellenismo Occidentale integrato nel “Grande Gioco” politico-diplomatico delle potenze mediterranee, ha più volte sottolineato la necessità di una piena identificazione e contestualizzazione delle influenze ricevute o esercitate dai suoi attori. Ha altresì mostrato come le indicazioni delle fonti letterarie debbano essere integrate, a tale scopo, con apporti più diretti, costituiti dalle modalità adottate da ciascuno stato per esprimere e far valere le proprie istanze servendosi anche delle emissioni monetali1. Di contro a una metodologia rivelatasi tanto feconda, oggi si continua a dare scarso peso ad un tal tipo di analisi delle immagini monetali. Vi è infatti una diffusa riottosità a cogliere le conseguenze derivanti dal riconoscimento della loro ufficialità, e a operare una seria messa in discussione delle cronologie obsolete, incerte e contrastanti tuttora proposte per molte serie magnogreche2, in termini tali da ostacolare l’identificazione, per le iconografie più frequenti, dell’autorità che le avrebbe scelte per prima e delle vie e dei motivi della loro diffusione. Ciò emerge anche dai primi risultati di analisi condotte con la mia allieva R. Montalto, in preparazione di voci del Lexicon Iconographicum Numismaticae3, sulla distribuLa presente comunicazione, sintesi di ricerche in corso, per le quali vd. già CARROCCIO 2007 e MONTALTO 2007, è stata mantenuta nella forma proposta al Convegno, coll’aggiunta dei riferimenti necessari per una migliore comprensione. 1 Cf., e.g., CONSOLO LANGHER 1990; CONSOLO LANGHER 2000, 165, 179-183, 190-191, e 391-393 (per una sua bibliografia precedente); CONSOLO LANGHER 2004, 83-87. 2 Cf. infatti, e.g., per le serie dei Brettii, SCHEU 1955 e SCHEU 1961 (tra gli anni da Pirro e la II guerra punica) con PFEILER 1964, MARCHETTI 1978, 457-463 e TALIERCIO MENSITIERI 1995a, 130-131, per una più credibile collocazione nei soli anni della II punica; per Thourioi le cronologie alte (post 300 a.C.) ipotizzate da HEAD 19112, 88, o RUTTER 2001, 155 con le datazioni post 213 a.C. proposte da MARCHETTI 1978, 446-455 e 457-463 e RUTTER 2001, 181-183. 3 Sul metodo analitico e interpretativo alla base del progetto del L.I.N. vd. ora CACCAMO CALTABIANO 2007, con menzione dei contributi ed esempi precedenti, nonché i contributi di CACCAMO CALTABIANO e SALAMONE in questi Atti.
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zione e valenza dei “segni”, fortemente interrelati, dell’aquila su fulmine e della cornucopia4. Se le presenze in Sicilia e Magna Grecia di oggetti, monete e motivi di più evidente origine e derivazione culturale egizia5 hanno spinto alcuni a ipotizzare una origine tolemaica anche di questi due segni6 – o comunque della cornucopia7 –, una tradizione risalente a studi di Head e Franke ripresi da Pozzi Paolini, Barello e Taliercio8, ha desunto un’origine epirota dell’aquila su fulmine: 1) dalla sua adozione in monete di Larissa (tav. I, fig. 2) e dei Molossi poste, rispettivamente, nel 370-360 e nel 350 a.C. perché prive del nome del basileus9; 2) dall’asserita sua presenza su nominali bronzei di Alessandro il Molosso (tav. I, fig. 3)10; 3) dalla datazione pirrica proposta per le serie di Crotone (tav. I, fig. 4), Locri (tav. II, fig. 20), Taranto e Siracusa (tav. I, fig. 16) in cui compare11. La Taliercio ha tuttavia ritenuto la versione retrospiciente di tale aquila (caratteristica già della serie di Larissa) come tolemaica12. Similmente, la scelta, dopo il 270 a.C., della cornucopia, doppia o singola, come tipo delle serie di Arsinoe II (tav. I, fig. 5) e poi di Berenice II (tav. I, fig. 6)13, non ha impedito al Price di attribuire la sua comparsa come simbolo sulle monete di Alessandro (tav. I, fig. 7) a una produzione di più zecche attive già durante la sua vita14, e a Pozzi Paolini, Cantilena, Giove, Rubino, Taliercio e Rutter di proporre cronologie altrettanto alte, tra il 325 e il 250 a.C. per alcune presenze analoghe su serie di Neapolis (tav. I, fig. 8), Taranto, Locri (tav. II, fig. 20) e Rubi15.
Cf. CARROCCIO 2007; MONTALTO 2007. Cf. MANGANARO 1989; SFAMENI GASPARRO 1995; TALIERCIO MENSITIERI 1995b; SFAMENI GASPARRO 1999, 356-374; CACCAMO CALTABIANO 1995, 157-164. 6 M. CACCAMO CALTABIANO 1995, 162 e 164; CARROCCIO 2001, 184-186, 188, 195; CARROCCIO 2004a, 185, 247. 7 Cf. TALIERCIO MENSITIERI 1995b, 359, 362, 366-367. 8 Cf. FRANKE 1961, 265-275; POZZI PAOLINI 1977; POZZI PAOLINI 1979, 152-153; BARELLO 1992, 341-342 (più prudente); TALIERCIO MENSITIERI 1995a, 143; EAD. 2004, 406. 9 Cf. HEAD 19112, 297-299; SELTMAN 19552, 161; FRANKE 1961, 85-106. 10 Cf. TALIERCIO MENSITIERI 2004, 402. 11 Cf. HEAD 19112, 104; FRANKE 1961; POZZI PAOLINI 1979, 153; TALIERCIO MENSITIERI 1989, 39-42. 12 TALIERCIO MENSITIERI 1995b, 359, 363. 13 Per una datazione tra il 222 e il 220 a.C., o comunque post 230 a.C., di gran parte delle sue serie, e sul loro significato politico, vd. CACCAMO CALTABIANO 1996, 180; CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, 54-58. 14 Cf. PRICE 1991, 35-36, ove si ammette il carattere congetturale di queste attribuzioni. 15 Cf. POZZI PAOLINI 1977, 291-294; POZZI PAOLINI 1979, 150-153; BARELLO 1992, 342; CANTILENA-GIOVE-RUBINO 1986, 124, 129, 137; TALIERCIO MENSITIERI 1986, 220, 236-238, 253 (gruppi IIa, IIc, 317-270 a.C.); RUTTER 2001, 91 nn. 807-808, 810; 101, n. 967; 103 nn. 1001, 1008; 181-183 nn. 2363-2364, 2369, 2378-2379, 2396, 2398, 2400-2401, 2405-2407, 2418, 2422.
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Sottintesa a queste datazioni è l’idea, smentita dai più recenti studi16, che le immagini monetali, specie se secondarie, siano state scelte casualmente, senza intenzioni politiche, da un comune patrimonio iconografico ellenistico17, e che il diverso porsi o associarsi dei singoli motivi non ne modifichi il significato nella serie del Molosso (che al diritto mostra, in realtà, un’aquila su fronda). L’aquila, regina degli uccelli, tra i Greci assunse il significato primario di segno epifanico e di compagno-inviato del re-padre celeste Zeus, e quello traslato di segno regale e dei poteri conoscitivi e operativi ricevuti da lui o da un padre che ne è immagine18. In monete di V-IV sec. a.C. il suo ghermire la preda (tav. I, fig. 9) simboleggia la capacità protettrice di un’autorità che sa volgere al meglio ogni situazione di morte19. Nell’esperienza romana e, poi, di dinastie militari e idee universaliste/totalitarie, essa è stata perciò assunta come segno dell’onnipotenza e onniscienza dell’autorità suprema20. Il fulmine, come tipo monetale, si associa ad essa o a immagini di Zeus in serie dell’Elide dalla fine del VI sec. a.C. Nel V e IV sec. a.C. è adottato in monete siciliane, magnogreche, beote, macedoni, epirote (tav. I, fig. 3) e cipriote, civiche o basiliche21, incrementando significativamente le attestazioni in età ellenistica22, in quanto arma sua e di altre divinità parimenti intese come Eleutherios o Soter (tav. II, figg. 12, 14)23, quale segno della capacità coercitiva e protettrice del potere militare24. Da ciò la sua sistematiCf. supra, nota 3. Cf. TALIERCIO MENSITIERI 1995b, 359. Cf. CHEVALIER - GHEERBRANT 1986, I, 82-84, s.v. Aquila. Cf. CUTRUFELLO 2004; CARROCCIO 2007; BIEDERMANN 1991, 40, s.v. Aquila. Ibid., 41-42; CHEVALIER - GHEERBRANT 1986, I, 85, s.v. Aquila a due teste; CACCAMO CALTABIANO 2004a, 19. 21 Litrai AR di Aitna con Nike o t. di Sileno tipo SNG ANS n. 1239 (476-461 a.C.); serie argentee/bronzee di Katane di V sec. a.C. con t. di Sileno (e significativa associazione di fulmine e scudi, come ad Aitna), o di Amenanos tipo SNG ANS n. 1266 e coll. Jameson n. 536; litrai AR di Himera con t. di Kyonos (cf. asta Gorny & Mosch 156°, 05/03/2007 n. 1105, V sec. a.C.); oboli AR di Mykalessos con scudo tipo SNG Cop. n. 190 (400-375 a.C.); monete bronzee dei Molossi con scudo tipo SNG Cop. n. 53, di Marion (Cipro) con t. di Aphrodite tipo BMC tav. XX n. 18; serie bronzee di Siracusa e della symmachia timoleontea (Agyrion, Aitna, Alontion, Halaisa, Leontinoi, Tauromenion) con Zeus Eleutherios dai capelli corti (342-339 a.C., cf. CASTRIZIO 2000, 65-72, 93-94); oboli argentei di Alessandro III per i quali cf. PRICE 1991, 157; serie di Alessandro il Molosso (334-330 a.C., cf. TALIERCIO MENSITIERI 2004). 22 E. g. in Sicilia, a Siracusa, Akragas, Kentoripai, Morgantina, Tyndaris, Enna, cf. CARROCCIO 2004a, 186, 189-191; a Consentia con t. maschile elmata tipo SNG Cop. n. 1733 (post 310 a.C., non 400-356 a.C. come in HEAD 19112, 94, cf. TALIERCIO MENSITIERI 1993, 159-164). L’esemplare liso in SNG Catanzaro n. 375, appartenente alla medesima serie, non presenta la t. femm. elmata vista dai catalogatori, cf. anche CASTRIZIO 2003, 270-271 e n. 58. 23 Come Artemis Soteira, Athena Alkidemos e divinità locali protettrici, cf. CARROCCIO 2007, n. 21; supra, nota 21. 24 Cf. CHEVALIER - GHEERBRANT 1986, I, 469-472, s.v. Fulmine; BIEDERMANN 1991, 205206, s.v. Fulmine.
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ca associazione, nello stesso campo monetale, all’indicazione dell’autorità emittente, rappresentata, a seconda dei casi, dal nome del basileus (tav. II, fig. 13)25, o del dio protettore/liberatore (tav. II, fig. 14)26, o dall’etnico (tav. II, fig. 12). L’aquila su fulmine sembra aver fuso e rafforzato la valenza dei due motivi come simbolo della potenza dello stato fondata, per grazia divina, sulla forza militare. Essa in realtà non precede Alessandro, perché la sua prima comparsa a Larissa è stata ricondotta da Marta Sordi alla nomina del Macedone, che pure se ne avvalse in poche serie (tav. I, fig. 1), a tagos di Tessaglia nel 336 a.C.27, mentre la serie dei Molossi, caratterizzata dalla testa di Athena da lui adottata, può attribuirsi a uno qualunque di quei dinasti, che tra IV e III secolo non posero mai il proprio nome su monete battute in Epiro28. È solo dopo la sua adozione nel 306/305 a.C. a tipo fisso della monetazione dei Tolemei, associato alla testa del basileus soter con egida di Zeus (tav. II, fig. 17), o a quella di Zeus Ammon (tav. II, fig. 15), che il motivo, ad ali aperte, chiuse, retrospiciente o doppio29, si diffonde proporzionalmente all’ampiezza mediterranea dei loro rapporti dinastici e commerciali e alla diffusione di quelle monete. Pirro è genero di Tolemeo I, gli deve il ritorno al trono, ne riprende il tipo30, ma questo in Sicilia precede il suo arrivo, con serie siracusane di Iceta (tav. II, fig. 16)31 – seguite, partito già Pirro, da emissioni mamertine e romane32 –, e in Epiro torna solo dal 234 a.C.33. Le cronologie alte di certe serie magnogreche richiedono verifiche critiche anche in relazione al concomitante apparire della cornucopia. Nata dal
25 Considerando solo emissioni precedenti il 200 a.C., in serie di Alessandro il Molosso e Alessandro III cf. supra, nota 21; in serie AE di Seythes III di Tracia (SNG Stancomb n. 291, 324 ca. a.C.), macedoni di Pirro (MØRKHOLM 1991, 84 n. 196, post 297 a.C.) e di Leykon I del Bosforo (SNG Cop. n. 12, 240-220 a.C.); a Siracusa, in serie AV e AE di Agatocle, AE di Pirro, e in tutte quelle di Ieronimo, cf. HOLLOWAY 1969, CARROCCIO 2004a, 81, 83, 86, 189-190. 26 In serie siracusane successive alla morte di Agatocle (289-287 a.C.), cf. CARROCCIO 2004a, 81 nn. 34-35. 27 Cf. SORDI 1956 e MOUSTAKA 1983, 58-60 anche per un esame della bibliografia precedente; MØRKHOLM 1991, 44. 28 Cf. MUSTI 19902, 720-722; CARROCCIO 2007, nota 31. 29 Presumibilmente dotato di diverse sfumature di significato. Cf. MØRKHOLM 1991, 64, 66; SVORONOS 1904, nn. 301-302, 317; CARROCCIO 2004a, 185, nota 52; CARROCCIO 2007, Tab. I e nota 34. 30 In serie di Taras e Kroton con aquila e fulmine, cf. supra, nota 11; TALIERCIO MENSITIERI 1989, 39-42; RUTTER 2001, 102, nn. 983, 986, 990; nonché sui rapporti con Tolemeo, MUSTI 19902, 720-724; DE SENSI SESTITO 1995, 22. 31 Cf. HOLLOWAY 1962, 6-15; CARROCCIO 2004a, 113; CARROCCIO 2005a (anteriore al 282 a.C. per dati di scavo). 32 Cf. CACCAMO CALTABIANO 1993, 154; CARROCCIO 2004a, 58-59, 67, 185, 295, a correzione delle cronologie più alte di quasi un ventennio proposte da SÄRSTRÖM 1940, e, in termini più moderati, CAROLLO - MORELLO 1999, 82-90. 33 Dracme AR con t. di Zeus Dodonaios/Aquila su f. entro stephanos. Cf. MØRKHOLM 1991, 152, n. 523.
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corno karpophoros, sempre fecondo, della ninfa Amaltheia, nutrice di Zeus, essa è sin dal VI sec. a.C. segno della fecondità di più divinità34. Come corno colmo di frutti, conferente prosperità al territorio statale, sulle monete non sembra, però, comparire prima del suo associarsi alle basilissai tolemaiche, in contesti nei quali il basileus-faraone, incarnazione del dio-padre Zeus Serapis, necessita dell’intimo legame con la basilissa. Essa, incarnazione di Isis-Demeter e madre feconda, garante dell’eternità della dinastia e dello stato35, è perciò dotata di una pari dignità e, spesso, di capacità di iniziativa politica, evidenziate nelle serie con aquila e cornucopia (tav. II, fig. 18)36, degli “dei fratelli”37, di Arsinoe II38, Berenice II39, Arsinoe III (tav. I, fig. 10), Cleopatra I, Cleopatra VII (tav. II, fig. 23) e Cleopatra Thea di Siria40. Il legame col basileus, nella sua coerente variante endogamica, per lo Charbonneaux sarebbe stato simboleggiato proprio dalla doppia cornucopia41, adottata dalle regine-sorelle, o parenti, Arsinoe II (tav. I, fig. 5), Cleopatra III (o II) e VII (tav. II, fig. 23), da Demetrio I Soter di Siria per la sua Laodike, e dalla Laodike moglie di Mitridate IV (tav. I, fig. 11)42, come segno, anche, di una diarchia di fatto, passato con quest’ultima valenza a centri italici, o sotto controllo romano, spesso sottoposti a governi o magistrature duali. Le datazioni alte e ipotetiche proposte per certe serie di Alessandro e magnogreche si rivelano fragili per il loro poggiarsi spesso su studi sorpassati, postulanti ancora l’introduzione del denarius nel 269 a.C.43, e cozzano con rese della cornucopia, con pyramidion (tav. I, fig. 8; tav. II, figg. 19-20, 22) e a volte bende (tav. II, fig. 22), ispirate dalle sue utilizzazioni tolemaiche come tipo principale44. La sua collocazione, in monete brettie (tav. II, fig. 19) e locresi (tav. II, fig. 20), a fianco dell’aquila nella posizione distintiva delle emissioni di Tolemeo III (tav. II, fig. 17)45, fornisce utili indizi cro34 Cf. Apollod. 1, 1, 6 e 2, 7, 5; Athen. 11, 467, b-d; Ovid. Fast. 5, 123-128; Schol. Callim. Hymn. in Jov. 49; MONTALTO 2007. 35 CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, 118-120; CARROCCIO 2001, 192, 197. 36 Serie AE con Zeus Ammon o Alessandro con scalpo d’elefante al D/ tipo SVORONOS 1904, 794, 976, 1167 (Tolemeo III, 247-222 a.C.) e AR con Zeus Serapis e Isis accollati tipo MØRKHOLM 1991, 317 (Tolemeo IV, 222/220-205 a.C.). 37 Post 273/260 a.C., cf. SVORONOS 1904, 89-91; MØRKHOLM 1991, 103-104; CACCAMO CALTABIANO 1995, 157-158. 38 Cf. MØRKHOLM 1991, 294-295, 308 e SVORONOS 1904, 420. 39 Cf. supra, nota 13. 40 Cf. MØRKHOLM 1991, 322 (Arsinoe III); SVORONOS 1904, 1380 (Cleopatra I), 1872 e 1874 (Cleopatra VII); SNG Cop. 267 (Cleopatra Thea, 150 a.C.). 41 Cf. CHARBONNEAUX 1957, 135-139. 42 Cf. HEAD 19112, 500 (Laodike), 764 (Demetrio I); SVORONOS 1904, 1499 (Cleopatra III, a nome di Arsinoe); supra, nota 40; MONTALTO 2007. 43 Come esplicitato in POZZI PAOLINI 1977, 297-298. Cf. CARROCCIO 2004a, 279-285 per un riepilogo degli elementi e degli studi a favore di una sua introduzione nel 215/214 a.C., di contro a una tradizione di studi ormai poco condivisa. 44 Cf. TALIERCIO MENSITIERI 1995b, 366-367 (per il solo uso come tipo); MONTALTO 2007. 45 Ibid.; MØRKHOLM 1991, 106; DOGLIO 1997; CARROCCIO 2007.
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nologici insieme colla resa stilizzata del fulmine46 e, spesso, con segni secondari quale la palma lemniscata47, o indicazioni di valore, parimenti rimandanti agli anni della II guerra punica48. La ripresa quasi contemporanea, in quel contesto geografico e temporale, dell’aquila su fulmine sia su emissioni romane (tav. II, fig. 22) e dei centri alleati (tav. II, fig. 21), sia su serie pertinenti allo schieramento filocartaginese (tav. II, figg. 19-20), per un totale di 40 serie coniate da 19 zecche concentrate sulle coste orientali di Italia e Sicilia49, fu facilitata dalla possibilità per ogni schieramento di sfruttarne la simbologia, in anni di impegno militare, a proprio vantaggio, e di richiamarsi così, e con altre iconografie50, ad una potenza mediterranea da tempo attenta alle sorti di Sicilia e Bruzio51, che in quei frangenti seppe abilmente e attendisticamente eludere diverse richieste d’intervento senza schierarsi con l’una o con l’altra parte52.
96-97, 141-142 (DD/ 4-5), 175-176 (DD/ 1-2, 5); CARROCCIO 2005b, 411-412. 48 Cf. MARCHETTI 1978, 493-500; CACCAMO CALTABIANO 1985, 159-169; CASTRIZIO 1995, 146-157; CARROCCIO 2004a, 148-161; CARROCCIO 2007. 49 Ibid., per riepilogo (Tav. I) e bibliografia delle serie; SICILIANO - STAZIO - TRAVAGLINI 1993, 237-240, 248-252; RIZZO 2008 per gli elementi a favore di un’attribuzione unicamente siciliana delle serie dell’oro marziale romano. 50 Cf. CARROCCIO 2001, 188-195, 199; CARROCCIO 2004a, 210 no.111, 224-245. 51 E viceversa, cf., e.g. MATTINGLY 1950; CACCAMO CALTABIANO 1995, 161-164; DE SENSI SESTITO 1995, 21-29, 32-34, 56-57; SANTAGATI RUGGERI 1996; CARROCCIO 2001; CARROCCIO 2004a, 263-265. L’ipotesi di una propagazione tarda, unicamente spontanea, non incoraggiata dal potere tolemaico e/o da quello ieroniano dei culti egizi espressa in SFAMENI GASPARRO 1999, 366-368 e SFAMENI GASPARRO 2004, 126-128 appare, in questo contesto, alquanto riduttiva. 52 Cf. Liv. 24, 24-26, e 27, 4, 10; Polyb. 7, 2, 2, e 9, 11a, 1; DE SENSI SESTITO 1995, 56-57; CARROCCIO 2001, 198-199.
46 Disaminata, per Locri, in DOGLIO 1997. 47 Cf. CARROCCIO 1994, 95, 100, 116; CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997,
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Bibliografia
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373 Tav. I
1
2
3
4
5
6
7
8
5
10
11
Monete riprodotte senza rispettare le proporzioni originali
374 Tav. II
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Monete riprodotte senza rispettare le proporzioni originali